Suggestioni dal 2021: alcune serie TV per la redazione di DassCinemag

Lo abbiamo già fatto per il 2020 e anche per questo 2021 la redazione del DassCinemag stila una lista (ovviamente parziale) delle sue serie TV dell’anno, senza pretesa alcuna di andare a prendere le ritenute necessariamente migliori. Non è quindi di certo una classifica, ma una serie di pareri su opere liberamente scelte dagli autori e dalle autrici che hanno deciso di partecipare.

I titoli che troverete considerati qui di seguito hanno avuto la loro release pubblica e il primo passaggio sugli schermi all’interno dell’arco solare.

Midnight Mass

Midnight Mass recensione miniserie Netflix DassCinemag

Diciamocelo, i prodotti seriali di Netflix spesso non brillano in qualità. E ammettiamolo:  alle soglie degli anni Venti del Duemila i vampiri avrebbero anche stancato, così come gli horror a sfondo religioso. Insomma gli ingredienti di Midnight Mass avrebbero potuto essere la formula di un disastro e invece Mike Flanegan è riuscito a confezionare una  miniserie davvero niente male. La storia è quella di Riley Flynn (Zach Gilford) che dopo aver scontato una pena carceraria per omicidio stradale torna alla sua piccola comunità di origine su Crockett Island, la cui quotidianità è sconvolta dall’arrivo di un nuovo carismatico parroco e da una serie di miracoli.

Oltre al cuore gotico della trama e ai personaggi ben scritti, c’è tanto altro in Midnight Mass. C’è il problema della scomparsa delle comunità rurali, il pericolo del fanatismo religioso, il dover fare i conti con il passato, un accenno allo scontro di civiltà con l’islam, il terrore della morte. Ci sono però soprattutto parole. Tante parole, a tratti troppe. Flanegan infarcisce la serie di monologhi, non sempre ben riusciti. Eppure nascoste tra frasi cliché e banalità consolatorie vi sono disseminate piccole perle che lasceranno per il segno per un bel po’.

di Floriana Durante

WandaVision

wandavision su Disney Plus

Rinomatamente non sono la più grande fan della Marvel, eppure ritengo che WandaVision sia tra i prodotti più interessanti di questo 2021. Ed è proprio qui la forza della serie disponibile su Disney+: la capacità di suscitare la curiosità prima e l’approvazione poi persino di chi con la fucina di supereroi più famosa al mondo non va così d’accordo.

Infatti non serve aver ben chiaro in mente quanto accaduto in precedenza ai protagonisti, la serie è perfettamente godibile anche senza saperla collocare all’interno di un MCU ormai fin troppo vasto. Perché se WandaVision è così interessante, di certo non lo è per ciò che racconta, ma incredibilmente per come lo fa.

In appena nove puntate ripercorre la storia della serialità, imponendosi come uno dei prodotti più consapevoli e autoriflessivi del panorama attuale. Colpisce la libertà con cui le diverse forme e i molteplici formati si alternano sullo schermo, donando alle varie puntate un respiro quasi sperimentale e mettendo così in discussione l’immagine della casa di produzione. Ecco infatti che la facciata della Marvel viene finalmente problematizzata, ecco che se ne svela il vero potenziale multiforme. Resta da chiedersi se per simili prodotti ci sarà spazio anche in futuro, o se WandaVision è destinato a rimanere un unicum, un fiore all’occhiello dalla solitaria bellezza.

di Lavinia Flavi

Chucky

Chucky serie TV

Chucky rappresenta un gioiellino nella serialità televisiva dell’ultimo periodo. Dopo i disastri di altre saghe che hanno sperimentato la serialità, come Scream o So cosa hai fatto, Chucky con la sua vena tragicomica riesce invece in questo intento, riportando anche sul piccolo schermo l’elemento horror/trash della saga cinematografica. Ambientata qualche anno dopo gli eventi dell’ultimo film, non propriamente un successo, la narrazione continua in modo impeccabile ritornando agli albori dell’opera e riprendendo i luoghi ed i personaggi più iconici dei film predecessori.

La serie si divincola così tra fandom affezionato e nuovo pubblico, riuscendo a comunicare ed intrattenere entrambi in modo magistrale. Syfy e Usa Network lavorano così ad una nuova storia del tutto convincente, registicamente curata e scritta in modo diverso dai predecessori, risultando più avvincente di molti film della saga stessa e coprendo alcuni buchi di trama, dei quali, a volte, ci eravamo pure dimenticati. In 8 episodi riesce così a convincere il pubblico, in una storia ai limiti dell’assurdo che funziona sotto ogni punto e lascia sbalorditi nell’attesa della nuova stagione.

di Alessio Frongia

Arcane: League of Legends

Arcane serie TV Netflix

Le trasposizioni dalla pagina allo schermo hanno solitamente il cinquanta per cento di probabilità di riuscire ed il cinquanta per cento di probabilità di essere un fallimento. Le trasposizioni sullo schermo dei videogiochi, invece, sono sempre state delle esperienze al cento per cento fallimentari. Ma a smentire questa regola non scritta ci ha pensato la serie animata Arcane, disponibile su Netflix ed ambientata nell’universo videoludico di League of Legends. Le protagoniste sono Violet “Vi” e Powder / Jinx sorelle cresciute insieme e adesso schierate su fronti opposti della guerra tra l’avanzata ed utopica città di Piltover e la squallida e repressa città sotterranea di Zaun.

Arcane è stata realizzata con una attenzione ai dettagli impressionante, e nonostante si tratti di un prodotto d’animazione i personaggi sono assolutamente coinvolgenti e credibili. Ambientazioni, caratterizzazioni (Jinx su tutti), atmosfere e musiche, concorrono a fare di Arcane un prodotto assolutamente di livello che alza l’asticella per quanto riguarda l’adattamento videoludico. Ma il vero punto di forza risiede nelle sequenze di azione. Realizzate con una precisione chirurgica, queste sono tutte diverse, adrenaliniche e soprattutto chiare! Non c’è un solo movimento o una sola azione che non sia cristallina, leggibile e ben incorporata all’interno della sequenza generale.

di Francesco Gizzi

The Beatles: Get Back

The beatles get back 1

Nel 2021, è praticamente impossibile dire qualcosa di nuovo sui Beatles. Sono state riempite diverse migliaia pagine per raccontare la loro storia da tutti i punti di vista possibili. Per citare John Lennon: «There is nothing you can know that isn’t known». Il documentario di Peter Jackson diviso in tre parti, ciascuna della durata di più di due ore, fa un uso eccellente dei quasi 40.000 metri di pellicola prodotta dal regista Michael Lindsay-Hogg. È il gennaio del 1969 e John, Paul, George e Ringo non suonano dal vivo da tre anni. Il loro ultimo singolo, Hey Jude/Revolution, è uscito quattro mesi prima. Ma una nuova sfida è pronta: scrivere 14 canzoni in due settimane per poi registrarle in un grande concerto-evento.

Nonostante i presupposti però, l’azione talvolta si dilata. Non sono pochi gli spezzoni in cui i fab four conversano tranquillamente o addirittura sembrano annoiarsi. E per i fan più sfegatati della band, proprio questi momenti più lenti regalano il massimo del divertimento. Ed è proprio grazie a questa politica editoriale lassista che The Beatles: Get Back può sortire l’effetto auspicato. Potrebbe non essere possibile dire qualcosa di nuovo sui Beatles nel 2021, ma Jackson non ci ha provato. Ce lo ha mostrato.

di Luca Iencarelli

Tenebre e Ossa

Se c’è una cosa che Netflix sa fare bene è quella di dare vita alla produzione di serie fantasy decisamente degne di nota. Grazie alla penna di Leigh Bardugo, Eric Heisserer ha tessuto la tela di Tenebre e Ossa, intrecciando in un’unica serie TV gli avvenimenti di due dei suoi romanzi, Tenebre e Ossa per l’appunto, con Sei di Corvi. La protagonista, Alina Starkov, è una grisha in grado di poter distruggere la faglia d’ombra attraverso il potere della luce. E come ogni “fantasy- serie tv -star” è anche quella che deve sopportare il peso di tutto il drama.

Una lotta con il potere supremo, ma anche un connubio perfetto con esso, fanno essere Alina la protagonista perfetta, completa, la preda e la guerriera ma anche la salvatrice. Tutto nel GrishaVerse converge in un unico punto, in un unico fulcro: lei. Alina Starkov è colei da cui si struttura tutto il world-building, che lo tiene in piedi  perfettamente allineato e costruito. Si può dire così che tutti gli altri personaggi sono secondari, perché ruotano attorno a lei e dipendono da lei, proprio come i pianeti che ruotano attorno al sole. E, inoltre, c’è talmente tanta magia che – per il grande lavoro di effetti speciali – trascina verso un mondo decisamente fantastico e da non perdere.

di Valeria Maiolino

Maid

Maid recensione serie TV Netflix

Quella narrata in Maid sicuramente è una storia che, negli ultimi anni, sta prendendo sempre più piede nei racconti audiovisivi. Eppure, Maid tutto è eccetto che un racconto trito e ritrito, grazie al modo che ha di esporre la propria protagonista e il suo modo di pensare e di sentire, che diventa il fulcro di tutta la miniserie, dal contenuto alla forma.

Alex, in piena notte, decide di scappare con sua figlia Maddy dopo essere stata terrorizzata dalla rabbia del marito Sean. Da qui inizia il viaggio, non solo di Alex, ma del pubblico nel comprendere cosa realmente significhi il termine “violenza” e cosa significhi soffrire di un trauma, che sia quello generato dalla violenza, o dalla dipendenza, o dall’incapacità di sapersi relazionare a un’altra persona. Nel farlo, la storia offre in primis più punti di riflessione non solo sulla propria protagonista, ma su tutte le figure che le girano intorno, soffermandosi forse di più (e non a caso) su quelle negative. Ciò sicuramente permette di districare ancora di più il portato emotivo che una violenza psicologica si porta dietro. L’esperienza traumatica rappresenta solo la punta di un iceberg di qualcosa di più profondo e d’innestato che va a inglobare anche la consapevolezza che il carnefice sia alla fine vittima in un altro modo.

Il tutto Maid lo mostra con una chiave stilistica diversa dal solito. Sostituisce al pathos una lente più fredda e cinica. Ciò non solo permette al pubblico di diventare un vero osservatore e così di capire meglio il dolore e la fragilità a cui sta assistendo, ma anche di entrare nei panni di Alex e nella sua non accettazione iniziale di ciò che ha vissuto e che sta vivendo. E, sebbene sia passata in sordina, è proprio questo che rende Maid una delle serie del 2021 da non perdere.

di Macha Martini

Omicidio a Easttown

Omicidio a Easttown recensione miniserie

Mare, oltre ad essere la detective chiamata ad investigare sulla morte di una giovane donna, è un’eroina non convenzionale, il collante della storia, il personaggio che  offre lo sguardo attraverso il quale lo spettatore può immergersi nella quotidianità di una piccola città di provincia.

Resa da una convincente Kate Winslet, la nostra protagonista, abilmente caratterizzata, si posiziona al centro di un prodotto in cui spiccano un grande lavoro di scrittura e una profonda attenzione alla costruzione della suspense. Non si può che rimanere sospesi e sorpresi di fronte allo snodo narrativo che lascia spazio ad intuizioni ma che al tempo stesso offre ben poche certezze.

Omicidio a Easttown è una miniserie che sa espandere i propri confini di genere, andando ad indagare tematiche come la tossicodipendenza, il rapporto genitori/figli e la difficile condizioni dei giovani limitati da un opprimente ambiente provinciale.

di Francesca Nobili

Luna Park

Luna park recensione serie TV Netflix DassCinemag

Tra le serie più interessanti dell’anno c’è l’italianissima Luna Park, prodotta da Netflix e ideata da Isabella Aguilar (Dieci Inverni, The Place, Baby). La serie, ambientata negli anni Sessanta a Roma, ruota attorno ai segreti di due famiglie, quella borghese dei Gabrielli e quella dei Marini, giostrai itineranti. La trama avvincente unisce dramma e mistero, mettendo in scena una città all’apice del suo splendore: sono infatti gli anni della Dolce Vita, dell’avanspettacolo e della grande televisione nazionale. Netflix Italia, dopo diverse sperimentazioni seriali, sembra aver trovato un modello vincente grazie all’impiego di giovani attori di talento, tra tutti Simona Tabasco e Guglielmo Poggi, e una sceneggiatura convincente e originale che coniuga nostalgia e necessità di sperimentazione.

di Marianna Peperna

Strappare lungo i bordi

#RomaFF16: Strappando lungo i bordi

L’atteso approdo di Zerocalcare su Netflix non delude le aspettative. Strappare lungo i bordi è una miniserie destinata a soddisfare sia gli assidui lettori del fumettista romano, sia chi non ha mai approcciato le sue opere. Zerocalcare decide di giocare facile narrando una storia che alterna originalità, riferimenti alla pop culture e riferimenti a molte delle sue graphic novel. Una su tutte: La profezia dell’Armadillo, decisamente il suo lavoro con più mass appeal.

L’autore sceglie anche di prestare la sua voce (e la sua forte calata romana) a ogni singolo personaggio, dando alla miniserie un tocco più personale. L’unico personaggio a non avere la voce di Zerocalcare, paradossalmente, è l’Armadillo che rappresenta la sua coscienza, doppiato da un discreto Valerio Mastandrea. Strappare Lungo i Bordi è caratterizzata da un equilibrio quasi perfetto tra la commedia leggera e un tipo di dramma sociale che arriva a toccare tematiche spiacevoli senza mai sfociare nel macabro, un equilibrio che rappresenta il marchio di fabbrica dell’autore. Per questo la miniserie firmata da Zerocalcare è una delle migliori dell’anno.

di Giacomo Simoni

The Underground Railroad

The Underground Railroad recensione serie TV

The Underground Railroad è un’opera cinematografica in dieci atti. Una serie TV che per ambizione e portato qualitativo elide ogni possibile distinzione di audiovisivo e soprattutto conferma l’immenso, sconfinato talento di Barry Jenkins. Ideatore, regista e pure sceneggiatore che nell’ucronia del romanzo di Colson Whitehead trova lo sfogo per farsi sempre più cantore di novelle tanto lisergiche quanto terribilmente crude, in grado di scolpire l’epos di un popolo con il sangue del trauma e le lacrime della gioia, immagine dopo immagine, dipinto dopo dipinto.

The Underground Railroad (che è su Amazon Prime Video) chiama a sé una visione paziente e totalizzante, ancorata alla straziata e straziante umanità della Cora di Thuso Mbedu, che regge sulle pieghe del proprio volto il peso di una storia che è anche, e forse soprattutto, spietata testimonianza. Uno degli eventi seriali dell’anno, se non l’evento seriale dell’anno, nonché una delle narrazioni black contemporanee più calde e drammatiche. Imprescindibile.

di Alessio Zuccari

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