Ennio: The Maestro, la recensione: un racconto in prima persona

Ennio: The Maestro, la recensione

Ennio: The Maestro (trailer) è un documentario biografico diretto dal regista Giuseppe Tornatore, amico del compositore per oltre 30 anni a seguito delle molteplici collaborazioni. Dopo le anteprime del 29 e 30 Gennaio, approderà definitivamente nelle sale italiane a partire dal 17 Febbraio.

Il documentario si struttura su di una marcata linea portante condotta dallo stesso Morricone, che attraverso 11 giorni di interviste quotidiane si racconta cronologicamente dall’infanzia sino al recente Oscar. Il tutto viene condito da brevi interventi di registi, amici, colleghi o collaboratori, come Bernardo Bertolucci, Carlo Verdone, Dario Argento, Hans Zimmer, Quentin Tarantino, Clint Eastwood, Oliver Stone, Bruce Springsteen e tanti altri, che ne condividono aneddoti, pensieri ed elogi. L’opera ha purtroppo visto la morte dell’artista prima della sua uscita, non troppo diversamente da quanto accaduto con il documentario su Gigi Proietti, diretto da Edoardo Leo.

Non è da nascondere una pregiudizievole paura che il documentario si fossilizzasse sulle solite opere e sui soliti aneddoti, risultando di fatto come una esasperata e superflua celebrazione del compositore. Dopo averlo visto, la parola chiave che lo rende niente di tutto questo è equilibrio. Il lavoro risulta infatti ben dosato e con il giusto spazio per ogni aspetto della vita e della carriera di questo grande artista. Ciò lo porta a sfiorare le 3 ore, che scorrono però facilmente davanti allo schermo e tuttavia contenute se si pensa all’imponente mole dell’intervista completa. Nonostante il focus principale rimanga chiaramente quello sulle colonne sonore del regista, durante la prima parte viene dedicato non poco spazio alla sua crescita artistica, a partire dagli inizi da trombettista, passando per il conservatorio, che lo consacra come compositore e arrivando ai suoi primi lavori da arrangiatore. Sarà infatti una piacevole sorpresa, per i meno informati, riscoprire quanti grandi successi della musica italiana ne nascondano la firma.

Si prosegue poi con l’ingresso nel mondo del cinema e dunque una prevedibile carrellata dei suoi più grandi successi, anch’essa però ben equilibrata e presentata come un’efficace summa della sconfinata produzione del compositore, non affatto fossilizzata sulle celebri opere western, ma non per questo trascurate nella loro indubbia importanza. Un accento importante è infatti posto sulla continua volontà di sperimentare, di rinnovarsi e di confrontarsi con ciò che il film lo spingeva a creare. La sua straripante vena creativa ha poi negli anni accumulato numerose melodie accantonate, alcune delle quali riutilizzate o riadattate per successive opere, come nel più recente caso di The Hateful Eight.

Altro aspetto che risuona costantemente è il tema del conflitto, sempre presente nella vita e nella carriera di Morricone, a partire da quello con i registi, con i colleghi e soprattutto con se stesso, questa volontà contraddittoria (e perciò costantemente rimandata) del voler abbandonare le colonne sonore, considerate nel suo ambiente come una caduta professionale mai perseguita grazia all’amore che sviluppa negli anni per questo lavoro. Amore che lo ha portato nella grande impresa di nobilitarlo, anche agli occhi di chi lo reputava come un disonorevole ripiego dei compositori. Se oggi le colonne sonore hanno acquisito molto più rilievo nel linguaggio cinematografico agli occhi del grande pubblico e non, parte del merito va sicuramente a Morricone.

Ennio: The Maestro è dunque un documentario ben realizzato, equilibrato e capace di entrare nell’intimità del compositore attraverso il suo racconto di sé e delle sue musiche. L’opera risulterà senza dubbio emozionante per chi, come molti, è cresciuto sulle note delle sue colonne sonore e può risultare altrettanto interessante anche per chi pensa di sapere tutto su questo gigante del cinema e della musica.

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