Midnight Mass, la recensione della miniserie su Netflix

Midnight Mass recensione miniserie Netflix DassCinemag

La storia di Midnight Mass (qui il trailer) si apre raccontando le vicende di un giovane ragazzo di nome Riley (Zach Gilford), che dopo aver scontato quattro anni di carcere fa il suo ritorno a Crockett Island, una piccola isola lontana diversi miglia dal Continente e alla quale si può accedere solo tramite due traghetti. L’isola è popolata da una ristretta comunità di 127 persone, legate tra loro da una fortissima fede cattolica. Il ritorno di Riley combacia con l’arrivo sull’isola del nuovo sacerdote del paese: Padre Paul (Hamish Linklater), giunto sul posto per sostituire temporaneamente il precedente pastore, ormai anziano e molto malato.

La presenza del nuovo parroco porterà sull’isola una ventata di aria fresca, ma non solo, perché inspiegabilmente inizieranno ad avere luogo degli avvenimenti miracolosi e sorprendenti, che verranno attribuiti inizialmente dalla gente del posto all’intervento della provvidenza divina.

Midnight Mass è una serie decisamente interessante e ricca di argomentazioni. In questa sua nuova opera Mike Flanagan (già noto per The Haunting of Hill House e Bly Manor) ha voluto parlare della perdita di fede e della crisi dei valori umani, ponendo al centro del racconto la tematica della religione, non a caso il titolo di ognuno dei sette episodi fa riferimento ad un passo biblico. Detto ciò non c’è da stupirsi se il fulcro della serie sia rappresentato proprio da uno dei temi fondamentali del cattolicesimo: ovvero quello della resurrezione.

Alcuni protagonisti si interrogano attraverso lunghi e verbosi dialoghi su cosa possa aspettarli una volta che la loro vita sia giunta al termine, mentre altri saranno ossessionati dal voler tentare in tutti i modi di sfuggire ed eludere la morte, arrivando a commettere, in nome della fede, atti abbietti e meschini, che li porteranno a perdere la loro umanità.

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Le puntate assumono toni sempre più cupi con l’incedere della trama, come se il regista volesse progressivamente mostrarci il lento sprofondare della comunità verso situazioni e atteggiamenti sempre più infernali e spaventose. Appare evidentissimo come Flanagan voglia avvertire il pubblico di stare lontano da ambienti e persone che fanno del fanatismo e dell’eccessiva aderenza alle ferree regole imposte dalla religione la loro ragione di vita, poiché è proprio tra di esse che si annidano le peggiori forme di male e di malvagità.

Flanagan critica apertamente sia il credente più sincero che quello più falso, sebbene il primo sia giudicato in maniera più bonaria e comprensiva e invece il secondo venga attaccato dal regista in modo maggiormente aggressivo e pungente, poiché sono proprio i finti fedeli a strumentalizzare la fede per manipolare i più deboli e non curandosi delle conseguenze delle loro azioni affinché possano raggiungere i propri scopi.

Tecnicamente la miniserie si presenta molto curata e dotata di una regia elegante e priva di sbavature, che riesce a tenere alta la soglia dell’attenzione dello spettatore, sebbene il racconto si prenda giustamente i suoi tempi per introdurre le vicende e i personaggi in esse coinvolti. Anche la fotografia è di ottimo livello: l’assenza di forti luci, l’ampio uso di tonalità scure e di zone ombrose, contribuiscono alla creazione di un’atmosfera ansiogena e ciò conferisce allo spettatore la sensazione che i personaggi non siano mai davvero al sicuro, poiché qualcosa potrebbe essere sempre in agguato nell’oscurità.

Midnight Mass si annovera dunque tra le serie più intriganti e coinvolgenti dell’anno, riuscendo a garantire un buonissimo livello di intrattenimento e di qualità, senza lasciare da parte la capacità di saper far riflettere lo spettatore attraverso sequenze e dialoghi ben costruiti. Un ottimo prodotto televisivo decisamente da non lasciarsi sfuggire.

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