Tenebre e ossa, recensione della serie fantasy su Netflix

Tenebre e ossa (Shadow and Bone) (trailer), serie fantasy disponibile dal 23 Aprile su Netflix, ci catapulta in un mondo da romanzo russo ottocentesco, quasi nel mezzo di una narrazione tolstoiana come I racconti di Sebastopoli. Ci sono carrozze trainate da cavalli stanchi, soldati sporchi con addosso divise verdi e colbacchi neri ed un alfabeto simil-cirillico stampato su manifesti stilizzati e carte topografiche. Tuttavia, sulla scia di altri prodotti distributi dalla piattaforma, come The Witcher (2019), Tenebre e ossa si colora di personaggi dai poteri straordinari, capaci di spostare oggetti, sprigionare fuoco e curare ferite con la sola forza del pensiero: i Grisha. Tratto da Tenebre e Ossa e Sei di Corvi della scrittrice Leigh Bardugo, Eric Heisserer (Hours, Bird Box), ideatore della serie, mescola elementi e personaggi dei due romanzi. 

Da secoli il Regno di Ravka è diviso in due da un’imponente barriera nera, la Faglia d’ombra, un’enorme nube di fumo popolata da terribili creature che uccidono chi tenta di attraversarla. Durante una spedizione nella Faglia, Alina Starkov (Jessie Mei Li), soldatessa e cartografa, scopre di essere una Grisha e di possedere il raro potere di evocare la luce, unica arma in grado di abbattere la Faglia stessa. Il generale Kirigan (Ben Barnes; Westworld, Le Cronache di Narnia), conosciuto come l’Oscuro, decide quindi di portarla con sé al Piccolo Palazzo, dove vengono educati ed addestrati altri Grisha come lei. In tal modo però Alina viene allontanata da suo amico di infanzia, Mal (Archie Renaux), a cui è stretta da un profondo legame. Alla storia di Alina si aggiungono anche le disavventure di un gruppo di malfattori, la banda degli Scarti (Kaz, Inej e Jesper), intenzionati a rapirla, e le vicende di una Grisha, Nina, catturata da un gruppo di “cacciatori di streghe”.

La struttura multi-trama, la presenza di elementi fantastici e l’attualità di molti temi sottesi alla narrazione pongono le basi per un prodotto di sicuro successo. Il mescolamento e la convergenza delle vicende di Alina con quelle di Kaz, Inej e Jesper, che non avviene nei romanzi di Leigh Bardugo, rendono più variegate le vicende sullo schermo, in cui si alternano momenti più propriamente fantasy, legati al mondo dei Grisha, ed altri più ancorati alla realtà, connessi principalmente alla banda degli Scarti. Saranno questi ultimi ad offrire infatti i momenti di maggiore dinamicità e freschezza nel corso della serie, per la loro natura essenzialmente più umana e per i problemi più concreti in cui incorrono nello svolgersi delle puntate.

Molti sono inoltre gli spunti che la serie offre per riflettere su questioni attuali come l’emarginazione sociale, il razzismo e la diversità umana. I Grisha sono personaggi dai poteri soprannaturali, ma anche discriminati dalla restante popolazione di Ravka, soprattutto dai Fjerdiani, abitanti del nord, che li considerano come eretici e stregoni. La stessa Alina è discriminata per il suo essere mezzosangue, in parte di etnia Shu, cioè dai tratti asiatici, oltre che orfana. Molti sono perciò i temi in cui poterci rispecchiare, che permettono a questa serie dai toni fantasy di andare oltre i colori stroboscopici con cui i Grisha manifestano i loro straordinari poteri, e di immergerci in un’atmosfera non troppo distante dalla nostra contemporaneità. 

In un momento storico in cui si innalzano mura tra le nazioni, in cui la divisione tra i popoli si fa sempre più marcata in seguito alla pandemia e agli indipendentismi locali ed in cui spazi di confine, in primis il nostro Mediterraneo, sono spesso la causa della morte di quanti cercano di attraversarli, la Faglia è oggi più che mai rappresentazione della nostra era. Sarà pertanto utile vedere se e come i protagonisti di Tenebre e ossa abbatteranno la cortina oscura da cui hanno origine tutte le loro peripezie. Chissà, forse una seconda stagione di questo fantasy ci offrirà alcuni spunti di riflessione per capire meglio la nostra realtà e per pensare un mondo con meno barriere e più inclusione.

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