#Venezia79: Athena, la recensione del film di Romain Gavras

Athena recensione

Azione e vendetta. Movimento e coinvolgimento. Potremmo definire in questo modo l’essenza di Athena (trailer), action thriller immersivo realizzato da Romain Gavras e in Concorso alla 79° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Si tratta del terzo film Netflix presente al Lido, dopo Bardo e White Noise in apertura del Festival. Un’opera che però si distanzia nettamente dai due “parenti”, sia per tematiche che per fattezze estetiche. La sceneggiatura è d’altronde firmata da Ladj Ly (in collaborazione con il regista), autore de I miserabili (premio della giuria a Cannes 2019), film con il quale Athena condivide parte della sua anima.

L’inizio di Athena è emblema della sua interezza. Ci troviamo catapultati fin da subito nell’azione, con un dirompente piano sequenza che cattura ogni grammo di attenzione. In un immaginario sobborgo di Parigi che dà il nome al film, la morte di un ragazzo di 13 anni attribuita alla mano della polizia getta la comunità nel caos e sull’orlo di una guerra civile. È la sete di vendetta a fungere da propellente per l’azione, in un succedersi di scontri adrenalinico che non risparmia l’impatto della violenza e la brutalità della rabbia. In questo contesto si muovono le fila della storia, quella di tre fratelli, chiamati a reagire alla morte del loro fratello minore ognuno evidenziando un carattere diverso. È la videocamera a rimarcarne il ruolo, affidando ad ognuno di loro una scena o un long take che ne mette in risalto la reazione di fronte a tale evento. Agli antipodi troviamo da una parte il fratello minore, infuocato dalla vendetta e acclamato dal popolo, che infiamma le folle incoraggiandole alla rivolta; dall’altra il maggiore, soldato richiamato dal fronte e desideroso di porre un argine al caos.

In questa spirale di eventi assume un peso preponderante l’aspetto mitico della storia, in cui i personaggi si trasfigurano in archetipi di una tragedia greca. Un collegamento, quello con il tragico, sottolineato esplicitamente a più riprese, dall’origine del regista (greca appunto) al titolo stesso del film, passando poi per la presenza di un vero e proprio coro di voci eteree a fare da leitmotiv. Particolare è a tal proposito la presenza di un solo personaggio femminile. È quello della madre, un ruolo passivo nell’attesa del ritorno dei suoi figli, come se il regista volesse lasciare alla sfera del maschile il veleno della vendetta e della violenza.

Ma quello che più riesce ad Athena, al di là di riferimenti sociali o ispirazioni classiche, è coinvolgere lo spettatore in quello che è un viscerale spettacolo visivo. Un tripudio di colori accompagna i costanti movimenti di macchina, vera protagonista in un film decentrato e polifonico, in grado di accompagnare per mano il punto di vista di un osservatore sempre più catturato da ciò che è mostrato. In questo modo l’escalation di violenza su cui si basa la trama è il corrispettivo di un continuo crescendo di tensione, in un climax forsennato come l’impeto dei suoi personaggi.

In definitiva Athena è sicuramente un film da non perdere, ancor più sul grande schermo piuttosto che sui dispositivi di casa-Netflix, per lasciarsi travolgere dalla sua potente immersività. Un’opera che per certi versi ricorda un capolavoro come L’odio di Mathieu Kassovitz, in una versione più dinamica e meno esistenziale. Un film, quello di Gavras, che si candida ad essere uno dei migliori di quest’annata veneziana.

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