#Venezia78: Old Henry, recensione del film di Potsy Ponciroli

Il cinema western è da sempre un motore potentissimo per l’immaginazione dell’industria dell’intrattenimento americana, cimentarsi con questo genere significa lavorare con la materia di cui è fatta la natura stessa, l’essenza del cinema degli Usa. Il genere western ha da sempre leggende più o meno legate alla realtà, mitici sicari, sceriffi ed eroi senza macchia che fin dall’ottocento hanno alimentato l’immaginazione e le fantasie di lettori prima e spettatori poi.

Old Henry (trailer), il lungometraggio di Potsy Ponciroli parte da queste solide certezze per offrire una storia classica del genere, con alcuni elementi più vicini al teatro ed un gusto prettamente minimalista, una storia apparentemente piccola che è destinata a crescere minuto dopo minuto fino a scomodare nomi leggendari del cinema e della mitologia western americana.

La costruzione del racconto è semplice e bilanciata fra una manciata di attori che occupano quasi in modo costante la scena (da questo punto di vista il racconto potrebbe essere rappresentato in teatro almeno fino al terzo atto senza particolari variazioni). La qualità del dramma si appoggia sugli attori e sulle scelte di scrittura che collocano i personaggi in ruoli archetipici molto espliciti di facilissima riconoscibilità. Ma più la storia si avvicina alla sua conclusione più il racconto minimalista si trasforma per rivelare il sapore delle tradizionali leggende del mondo western ed alla fine scomodare un personaggio simbolo del cinema così come dell’epopea del selvaggio west come Billy the Kid.

Da un buon western ci si aspettano molte cose, talvolta in contraddizioni fra loro. Nel caso del film di Ponciroli ne troviamo alcune fondamentali come una ricostruzione storica degli ambienti e dei costumi molto attendibile, almeno così è dalla New Hollywood in poi; sparatorie selvagge molto ben costruite, così come ci hanno insegnato film come Il mucchio selvaggio; un cattivo magnetico e brutale, come ci ha sempre insegnato Sergio Leone ed un eroe senza redenzione che si riscatta con furia omicida dei suoi peccati come è sempre piaciuto a Pekinpah, Siegel e perfino ad Eastwood.

In effetti il film Old Henry rispetta le regole del genere, si mostra girato con sapienza di mezzi e capacità registica, onora le basi fondamentali di un genere iconico ed intramontabile ma qualcosa non lo eleva mai sopra un prodotto medio: la capacità attoriale è più che buona, il film funziona e la sua durata di 90 minuti lo rende commestibile anche a chi non ama troppe attenzioni intellettuali, ma alla fine il prodotto resta sempre a metà strada fra grandi ambizioni e una confezione troppo fredda e distaccata per coinvolgere davvero lo spettatore.

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