PesaroFF58: Incredibile ma vero di Quentin Dupieux, la recensione

Abbandonati i vezzi meta-cinematografici e autoriflessivi di film come Reality e Doppia pelle, Dupieux si è lanciato nel grottesco più puro. Mandibules segna questo scarto. Un film dove il grottesco è protagonista indiscusso, l’idiozia è la parola d’ordine, il non-sense il principio strutturante. Ne è risultata la sua opera migliore, divertente e anarchica, idiota certo, ma in senso positivo. Quello di Dupieux è anche un cinema diviso in due filoni: quello incentrato su situazioni surreali e che possono vedere la presenza di animali deformi (la mosca gigante di Mandibules), e quello incentrato sull’ossessione come conseguenza diretta del contatto con la vita moderna, i suoi miti e i suoi (dis)valori. Ossessione che conduce alla nevrosi, alla follia o agli omicidi seriali. È il caso di Doppia Pelle, che metteva in scena l’attaccamento di un uomo per la sua giacca di pelle al punto da voler girare un film su di essa e uccidere chiunque ne possegga una.

Anche Incroyable mais vrai (Incredibile ma vero, trailer) è un film sull’ossessione. Una coppia di coniugi (Alain Chabat, Léa Drucker) decide di acquistare una nuova casa. Dall’agente immobiliare vengono informati che entrando nella botola all’interno della cantina è possibile accedere a una dimensione alternativa. Lo spazio è lo stesso (la casa) ma diversa è la modalità in cui scorre il tempo. Si ritroveranno infatti avanti nel tempo di dodici ore. L’incredibile non si esaurisce qui. Non solo si va avanti nel tempo, ma si ringiovanisce anche di tre giorni. Parallelamente si alternano le vicende di un’altra coppia (Benoit Magimel, Anais Demoustier), dove il personaggio interpretato da Benoit Magimel, capo di Alain Chabat, decide di impiantarsi un pene elettrico («un cazzo della Nasa», come chioserà Alain).

Al centro del film di Dupieux, maestro delle narrazioni “compresse” spesso al di sotto degli 80 minuti, ci sono diversi tipi di ossessione accompagnati da altrettante paure. Quella per la giovinezza che si accompagna alla paura e all’orrore nei confronti dell’invecchiamento, incarnata dal personaggio interpretato da Lea Drucker. La donna inizierà a scendere sempre più spesso dentro la botola per ritornare giovane e fare la modella. C’è poi l’ossessione della virilità a ogni costo, con la conseguente paura dell’impotenza e della disfunzione erettile. Virilità che si traduce anche in atteggiamenti da finto “macho” e nello sfoggio di macchine sempre più costose. E poi l’ossessione della competizione, che si manifesta non tanto nel desiderio, ma nella volontà di impressionare gli altri. Dirà Benoit Magimel, dopo aver informato l’altra coppia del suo nuovo innesto, che la reazione di lui era “buona”, mentre il comportamento di lei era “finto”. E poi c’è il tempo, il bisogno di riavvolgerlo, la paura di stare nel presente, che si riflette anche nel montaggio, con la scelta di cominciare in medias res per poi riprendere dall’inizio, o nella scelta di raggruppare blocchi di scene senza dialogo e unite solo dalla colonna sonora. Ma soprattutto, ogni tentativo di dare sfogo alle proprie ossessioni e soddisfare i propri desideri non fa altro che ritorcersi contro i personaggi stessi, spingendoli in una spirale autodistruttiva.

È tutto “Incredibile ma vero” dunque? Forse sarebbe più corretto dire: “incredibile ma forse neanche poi tanto”. L’aspetto surreale del cinema di Dupieux è talmente coerente nella sua trasfigurazione degli orrori e delle paure del mondo moderno, attraverso uno stile il più asciutto possibile, da rendere credibile l’incredibile, trasformando l’inaspettato in “aspettato”. Qualsivoglia coordinata e punto di riferimento si perde in una realtà che non può più essere letta, interpretata e messa in scena attraverso categorie e modalità tradizionali. Questa volta però il regista francese è meno graffiante. Il registro grottesco a tratti funziona egregiamente, eppure si ha la sensazione che sia tutto lì, sulla superficie dello schermo: sembra che le ripetizioni, per quanto centrali all’interno della non-struttura del film, siano solo un modo per allungare il discorso piuttosto che completarlo, approfondirlo o rilanciarlo. L’impressione è che alla fine dei giochi, a divertirsi siano stati più Dupieux e i suoi attori a scapito del pubblico.

Il film è stato presentato, in anteprima nazionale, al PesaroFF58 e verrà distribuito in sala da I Wonder Pictures.

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