La cena delle spie, la recensione del film su Prime Video

All the old knives, la recensione

C’è un vuoto di potere nel mondo dello spionaggio. Con la temporanea uscita di scena di James Bond, dopo l’ultimo No Time to Die, il posto di spia più ambito del cinema è vacante. Ecco allora che La cena delle spie (trailer) approda su Amazon Prime Video, tentando di conquistare la ribalta. Ma lo fa piuttosto in sordina rispetto ai fasti delle spy-story a cui siamo abituati.

Da una parte, l’attacco terroristico su un aereo di linea in Turchia. I passeggeri, a bordo, tutti morti. Dall’altra, una donna corre via per le strade di Vienna, inseguita da un uomo che finirà per perderla. Sono queste le due immagini con cui si apre il film, diretto da Janus Metz e tratto dall’omonimo romanzo di Olen Stenhauser, che ne è anche sceneggiatore. Otto anni dopo quello stesso uomo, Henry Pelham (Chris Pine), un agente della CIA esperto in operazioni in Medio Oriente, viene incaricato dal suo capo (Laurence Fishburne) di riesaminare il caso per scoprire se ci fosse una talpa all’interno dell’agenzia. Otto anni dopo quella stessa donna, Celia Harrison (Thandiwe Newton), all’epoca collega e amante di Henry, risulta in cima alla lista dei suoi sospettati. Così i due si incontreranno di nuovo, alla luce morente di un tramonto, lasciando all’arco di una cena il tempo per rimettere a posto i pezzi di un passato rimasto nascosto ad entrambi.

La premessa della trama appare fin qui decisamente classica: una spia affascinante, la sua amante perduta, una talpa da scovare. Ma il nostro Henry Pelham, malgrado le apparenze, non è James Bond. E quando a cena ordina un vodka martini, scopre tristemente che nel locale hanno solo del vino. In questa immagine speculare si gioca tutta la distanza tra il nostro film (di origine letteraria, come abbiamo detto) e le tradizionali spy-story cinematografiche. La cena delle spie, infatti, sposta il focus della narrazione dall’azione all’interiorità dei personaggi, delegando ai dialoghi l’evoluzione narrativa e giocando sull’alternanza temporale dell’intreccio.

Il presente della storia, in questo senso, si gioca tutto attorno ad un tavolo, durante la cena di Henry e Celia, come una partita a scacchi tra vecchi amanti passati dalla parte opposta degli schieramenti. Frattanto, tra una mossa e l’altra, continui flashback complicano la storia e allo stesso tempo illuminano aspetti del passato dei due protagonisti. Per fare ciò, il film fa buon uso della focalizzazione interna – e in questo si manifesta ancor più la sua matrice letteraria, con un occhio a L’assassinio di Roger Ackroyd di Agatha Christie – allineando a turno lo sguardo dello spettatore con quello dei due personaggi, in modo tale da creare rivelazioni all’invertirsi del punto di vista.

Se dunque l’intreccio appare tutto sommato ben calibrato, con colpi di scena godibili seppur non straordinari, è nella sua anima sentimentale che La cena delle spie rivela le sue debolezze. L’incontro, al tavolo con i due personaggi, tra la componente spionistica e quella melodrammatica sembra in un primo momento funzionare; ma con il passare del tempo risulta chiaro come il peso venga spostato sempre più sul secondo focus, con il rischio che la storia possa a tratti apparire melensa. Alla fine dei conti, tale bilanciamento sfasato gioca a sfavore della riuscita complessiva, con il film che finisce per essere tradito, un po’ come le sue spie, dai suoi stessi sentimenti.

In conclusione, La cena delle spie è una buona spy-story, coadiuvata da ottime prove attoriali, che porta sullo schermo la figura di un agente segreto contraddistinto da emozioni e debolezze, lontano dal modello di spia-eroe infallibile e incorruttibile alla 007 a cui siamo abituati. Un thriller che gioca la sua partita più sul dramma psicologico che sull’azione, ma che difetta forse nel calibrare la sua natura melodrammatica, appesantendosi quanto basta per impedirsi di spiccare come prodotto di livello superiore.

La cena delle spie è in streaming su Prime Video.

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