Clouds, la recensione del film su Disney+

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Dopo un passato di prodotti scanzonati disneyani come The Suite Life of Zack and Cody e serial thriller scientifici come C.S.I., Justin Baldoni cambia completamente registro e toni con A un metro da te (2019)  e Clouds (2020).
Clouds (qui il trailer) è sì un film della Disney, ma non ha nulla dei toni leggeri, giocosi e favoleschi che contraddistinguono generalmente questo tipo di film:  è un dramma di vita, dai contenuti molto forti e dalle immagini estremamente reali nella loro cruda verità.

La storia è quella biografica di Zachary Sobiech (da notare che Baldoni ha diretto un documentario sulla morte di Zack intervistando i familiari e gli amici del ragazzo), un ragazzo che un anno prima di morire per tumore è riuscito a raggiungere il successo internazionale grazie a dei video su YouTube e al suo pezzo più famoso: Clouds. Ad interpretare la figura di Sobiech è l’attore Fin Argus (classe 1998). L’attore, pur non essendo alla sua prima esperienza attoriale, si è trovato a dover interpretare un ruolo molto complesso, psicologicamente devastante, e la sua performance è più che convincente.

Il film inizia con una discesa rapida dalle nuvole con la voce narrate del protagonista che parla di sé. Poi, un’inquadratura dal basso, che non ci mostra subito il volto del protagonista, ci inserisce con forza nel dietro le quinte di una performance musicale in un teatro e lì vediamo il volto di Zack: metafora evidente di un backstage non solo visivo e spaziale ma anche narrativo (visto che ci rivela il dietro le quinte del perché non ha più i capelli). Zack ha un appuntamento con una ragazza, ma lo salta per motivi sanitari: questa sequenza ci riporta all’idea che il picnic negato rappresenta la vita che gli è preclusa. Una volta in ospedale, con ben inquadrata la scritta Minnesota Hospital (indizio che ci rivela il dove siamo), verrà messo a conoscenza che gli resta massimo un anno di vita (questa è la fase narrativa che Blake Snyder definirebbe la chiamata all’avventura).

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Una delle frasi chiave del film emerge dopo che Zack parla con la madre di quello che può fare in questo ultimo anno di vita. La madre gli dice che le persone normali danno per scontato di avere un domani, ma non è così, perché chiunque può andarsene in qualunque momento e che, come un quadro, per vedere la vita nella sua completezza, bisogna osservarla da lontano. I mondi “straordinari” in Clouds sono essenzialmente due: Parigi, dove andrà a fare un viaggio con la famiglia, e New York, dove vivrà il suo successo e la sua ora di gloria come musicista. I personaggi principali sono invece fondamentalmente quattro: i due genitori (toccante la scena del regalo) e le due ragazze: la sua migliore amica e la sua fidanzata, che hanno come punto debole il fatto di essere caratterialmente troppo simili e quandi non si differenziano molto dal punto di vista narrativo. Gli altri familiari, fatta eccezione per la sorella più piccola, hanno un ruolo pressoché marginale. Menzione d’onore per il professore “filosofo” e mentore, che, pur avendo un ruolo secondario, ha nel film delle sequenze di estrema rilevanza.

Parlando di correlativi oggettivi, ne spiccano in particolare due: la macchina sportiva, simbolo di dinamismo, libertà e furore; e la chitarra, simbolo di benessere emotivo, “canto libero” e realizzazione di un sogno.

In sintesi, Clouds è un film dolce ma brutale, che racconta una storia tragica più con le immagini che con le parole e che purtroppo, complice una sceneggiatura che si muove maggiormente attraverso rime visive che con che dialoghi ben congegnati, riesce sì a commuovere ma non a interessare fino in fondo. “Non devi aspettare di scoprire che stai morendo per iniziare a vivere.” (Zack Sobiech)

Curiosità: Zack è doppiato da Alex Polidori, doppiatore di Spider-Man, e non è un caso visto che, come questo personaggio, il ragazzo si comporta per tutto il film come se avesse un coraggio interiore, supereroistico, che invece solo ostenta.

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