Jay & Silent Bob Reboot, la recensione del film su Amazon Prime Video

Jay & Silent Bob Kevin Smith Jason Mewes

Dopo tre anni dal suo ultimo lungometraggio, Kevin Smith ritorna alla regia con Jay & Silent Reboot (trailer), ultimo capitolo del View Askewniverse, universo immaginario creato dallo stesso autore che collega tutte le sue opere da regista e produttore. Qui, i protagonisti Jay (Jason Mewes) e Silent Bob (interpretato come al solito dallo stesso Smith) affrontano un’avventura molto simile a quella della pellicola del 2001 Jay & Silent Bob… Fermate Hollywood!. Se infatti nel film di vent’anni prima il loro obiettivo era fermare la produzione di un cinecomic basato su un fumetto ispirato a loro, ora, in questo reboot, il proposito è impedire la realizzazione del reboot di quello stesso cinecomic. Sia chiaro: reboot, e non remake, perché «un remake è un reboot in cui a nessuno frega un ca**o di quanto il pubblico abbia amato il film originale. Quindi conservano il titolo e sfanc**ano il resto, finendo per sp**tanare sia il vecchio che il nuovo», come spiega Brodie Bruce (Jason Lee).

Già a partire da queste premesse, il film si configura come un melting pot dal carattere fortemente metacinematografico, con infiniti cameo riconducibili alla saga e continue citazioni alla pop culture americana. Ben Affleck, Matt Damon e Rosario Dawson, per dirne alcuni, rimettono in scena i loro personaggi dei film Dogma e Clerks, mentre i protagonisti rompono la quarta parete discutendo di fumetti.  Inoltre, le dinamiche tipiche della commedia demenziale statunitense, accompagnate da alcune scenette prestate dal sottogenere della stoner comedy, consentono a Smith di mettere in scena una parodia dell’esasperata sequenzialità alla Marvel Cinematic Universe.

Jay & Silent Bob Reboot Cameo Stan Lee

Così come John Carpenter criticò i forzati sequel hollywoodiani dell’era reaganiana realizzandone uno lui stesso (Fuga da Los Angeles), il regista, mediante quest’opera, ironizza sui principali difetti di questo franchise, senza però disprezzarlo in quanto fanboy. Tuttavia, l’intento principale del progetto non è questo. Difatti, il riproporre i personaggi di Jay e Silent Bob venticinque anni dopo la loro prima apparizione è un’operazione più che altro nostalgica, destinata a quel pubblico già affezionato ai capitoli precedenti. L’intera trama si costruisce di continui rimandi alle peripezie dei film scorsi, inducendo i fan a continui tuffi nel passato, risultando invece quasi incomprensibile agli spettatori non avvezzi ai lavori di Smith.

Nonostante un comparto tecnico molto buono, alcune imperfezioni provocano un effetto di straniamento da questa sfumatura malinconica. Soprattutto i product placement ingombranti, qualche gag eccessivamente reiterata e la musica pop-punk di sottofondo ai dialoghi distolgono l’attenzione dall’azione. Malgrado ciò, lo scopo di Smith di far rivivere al suo pubblico la comicità di fine anni Novanta è certamente raggiunto, al punto da far sembrare il film come una reunion di amici e collaboratori, piuttosto che una manovra commerciale da milioni di dollari.

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