Come sono diventato un supereroe, recensione del film su Netflix

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Come sono diventato un supereroe, approdato su Netflix il 9 Luglio, (qui il trailer) è il tristissimo esordio alla regia di Douglas Attal. La pellicola parte da una premessa quasi interessante solo per perdere immediatamente l’equilibrio e precipitare in un baratro di noia. Nessun personaggio in tutto il film possiede un vero arco narrativo, e nemmeno una minuscola traccia di carisma. Protagonisti, comprimari e antagonisti si limitano a comparire, fare ciò che c’è scritto sul copione e sparire. All’improvviso il film finisce, e sembra che non sia successo nulla.

Inutile dire che nessun interprete riesce anche solo a sfiorare la sufficienza. Una menzione d’onore va fatta all’attore protagonista, Pio Marmaï, che è sempre stupito. Non importa la reazione richiesta dal copione, non importa che il personaggio debba essere triste, felice o moribondo, sul volto di Marmaï è sempre dipinta un’espressione di puro stupore: occhi stralunati e bocca aperta. Sempre.

Swann Arlaud, poi, si sforza fin troppo per dare vita ad un antagonista il cui unico potere è quello di lanciare sguardi truci e urlare. L’attrice co-protagonista, Vimala Pons, completa il quadro con la sua espressione di perenne serietà. Il rapporto tra i due protagonisti, come se non bastasse, non è abbastanza sviluppato per scatenare una minima reazione emotiva nel pubblico. Lo stesso vale per i comprimari, il cui unico ruolo nell’universo diegetico dell’opera è quello di spiegare le cose.

Il tutto accompagnato da dei dialoghi che tentano in tutti i modi di fare della comicità fallendo miseramente, più adatti a uno spettacolino delle medie che ad un prodotto cinematografico. Ma i problemi del film, purtroppo, non finiscono qui.

Come sono diventato un supereroe non sembra nemmeno un film vero e proprio (merito soprattutto dell’eccessiva ambizione dell’opera al netto di un budget abbastanza basso): la sovraesposizione tende a farsi notare molto spesso durante le sequenze girate in esterni, e la velocità dei fotogrammi aumenta inspiegabilmente in alcuni segmenti, nuocendo all’effetto illusorio di alcuni VFX già non proprio all’avanguardia. Stando alle sequenze migliori si potrebbe parlare di “pessimo cinema di serie B”, ma quando la pellicola raggiunge il suo nadir visivo può essere facilmente paragonata ad un video di YouTube.

Le scene d’azione sono poche, poco convincenti e poco coinvolgenti (una limitazione imposta sia dal basso budget che da un orrido costume design), ne consegue che l’opera si appoggia sui personaggi e sui dialoghi. Qui sopraggiunge un altro problema: la natura tediosa dei personaggi e dei dialoghi genera nel pubblico una pesante sensazione di lentezza, anche dove non ce n’è. Il film dura un’ora e quaranta minuti, ma sembra durare molto di più. Fondamentalmente, la pellicola possiede tutti gli ingredienti per creare un prodotto estremamente soporifero: personaggi scialbi, attori pessimi, effetti speciali mediocri e ritmo pressoché inesistente.

Come sono diventato un supereroe è veramente un pessimo film. Un prodotto noioso, brutto da vedere e da ascoltare, di qualità talmente infima da rasentare l’amatoriale. Un terribile inizio di carriera per Douglas Attal.

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