
Easy Rider in Iran !?…non sembra possibile ma…in Cutting through rocks (trailer) scopriamo già dalla prima inquadratura una donna che, riparato con destrezza un cancello di ferro, salta via in sella alla sua moto! La seguiamo, catapultati nel profondo nord-ovest dell’Iran, sullo sfondo di orizzonti immensi, quasi extraterrestri. Così incontriamo e cominciamo a conoscere Sara Shahverdi (protagonista in prima persona), una donna diversa, in bandana, pantaloni e sunglasses, che percorre libera gli spazi della sua terra.
In una società arcaica, in una cultura profondamente maschilista, Sara si rivelerà via via in tutta la sua “rivoluzionaria modernità”; il padre, ancora senza figli maschi, l’aveva educata e cresciuta come “maschio” della famiglia, libera, sulla moto, abituata a fare lavori manuali.
Ex-ostetrica, divorziata, Sara inizia a sorprenderci con il “colpo di stato” che compie ai danni dei suoi fratelli; strappa il documento che avevano fatto sottoscrivere alle sorelle per appropriarsi dei beni di famiglia. Sorelle incapaci di opporsi a quell’appropriazione indebita, accettata come conseguenza naturale del loro essere donne.
Così, nel candidarsi a consigliera del villaggio Sara intraprenderà un’opera di emancipazione indirizzata soprattutto alle adolescenti, vittime di matrimoni forzati in età adolescenziale (le spose bambine) ed escluse da ogni forma di educazione ed evoluzione civile e culturale. In questo percorso insegna loro anche a guidare la motocicletta, veicolo e metafora di libertà e indipendenza.

Nell’accompagnare Sara incontriamo sovente due maestosi alberi, soli, che si stagliano sull’orizzonte dell’immensa e spoglia pianura circostante, anch’essi protagonisti silenti e simbolici del film. Piantati da Sara-bambina insieme al padre e come Sara, forti, indomiti e unici, rappresentano il rifugio silenzioso ma vitale che lei raggiunge nei momenti difficili per riflettere e ritrovare equilibrio. La fotografia curata ce li fa vedere attraverso sguardi diversi, in diverse situazioni e diverse stagioni.
Quando l’opera di emancipazione avviata in favore della comunità, abituata a vane promesse e al prevalere degli interessi personali, si tradurrà nella inattesa e sorprendente elezione a consigliera del villaggio, Sara proseguirà sulla strada intrapresa pensandola ormai sgombra da ostacoli.
Per la prima volta all’assemblea degli eletti dei villaggi della regione, donna, sola, in mezzo a decine di uomini incuriositi ma perplessi e diffidenti, realizzerà concretamente tutta la problematica unicità della sua situazione. “Capo” sì, sulla carta, ma scavalcata nelle sue decisioni dai maschi con cui ha a che fare, Sara si accorgerà presto di quanto tradizioni e culture tanto radicate non possano essere demolite “tutte e subito“.
La situazione per lei si complicherà ulteriormente con l’intervento delle autorità, attivate da anonime segnalazioni sulla sua “anomala diversità”, che la sottoporranno ad una surreale indagine pseudo-giudiziaria riguardante la sua identità di genere. Attraverso queste kafkiane peripezie Sara comprenderà che per continuare a nutrire le sue aspirazioni civili e sociali dovrà ripensare la lotta; attuare una “politica dei piccoli passi”, coinvolgendo l’intera comunità (parenti, amici, concittadini) per far capire a tutti come un giro in motocicletta, sia pure guidata da una donna, non sia un reato ma anzi possa comunque contribuire alla crescita degli individui e della società.

Cutting Through Rocks ci porta da subito dalla parte di Sara. Empatizziamo con lei, il suo desiderio di indipendenza, la sua perseveranza nel far progredire individui e comunità mantenendo sempre un animo “leggero”, senza cedere a depressioni o scoraggiarsi di fronte ai problemi, alle difficoltà ed anche alle sconfitte.
Il film propone uno sguardo vero e diretto alle vicende narrate lasciando spazio ai vari protagonisti e ai cambiamenti che li attraversano. Questo rende la storia coinvolgente anche in un contesto tanto lontano e particolare; una storia che scopriremo essere “veramente vera” solo verso la fine quando alcuni elementi ci indicano che quanto visto non è stata fiction ma la vita reale di Sara Shahverdi. Un docufilm – molto più film che documentario – venato di poesia (le riflessioni di Sara), di lirismo (i suoi momenti di “rifugio” presso i due alberi) ma anche di cruda realtà (l’interrogatorio dal magistrato riprodotto solo in audio mentre l’inquadratura video, vietata, resta fissa su un altro oggetto).
Queste diverse venature stilistiche ed estetiche si riflettono anche nel montaggio che passa da piani sequenza con “pedinamenti”, a ricordi e flashback, alla contemplazione naturale. C’è in questi passaggi una qualche disomogeneità ma tale è il coinvolgimento e la potenza della storia e delle immagini che il (docu)film non perde in fluidità ed efficacia narrativa.
Cutting through rocks ha richiesto oltre otto anni di lavoro complesso e difficile. Ricavato da oltre 250 ore di takes, è l’opera prima degli Iraniani Mohammadreza Eyni e Sara Khaki, entrambi giovani cineasti, moglie e marito nella vita. Ha già vinto il World Cinema Grand Jury Prize al Sundance Film Festival 2025; il Gryphon Award come Best Film – GEX DOC al 55° Giffoni Film Festival e fa parte delle 5 nomination nella categoria Best Documentary Feature agli imminenti Oscar 2026.
Esce al Cinema come Evento Speciale l’8, 9, 10 e 11 Marzo 2026.

