Beckett, recensione del film in streaming su Netflix

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Beckett (qui il trailer), diretto da Ferdinando Cito Filomarino, è una co-produzione italo-greco-brasiliana-statunitense approdata su Netflix il 13 Agosto, dopo essere stata presentata al Locarno Film Festival il 4 Agosto.

Il film è quasi totalmente girato in esterni, e grazie ad un ottimo lavoro di fotografia da parte di Sayombhu Mukdeeprom, la bellezza agreste e la decadenza urbana della Grecia vengono impresse sullo schermo allo stesso modo: con una luce naturale che non esagera mai. Anche la regia di Filomarino è ottima, data la buona riuscita delle sequenze di inseguimento e le ottime performance della maggior parte degli attori, in particolar modo di John David Washington, che riesce a tenere attiva l’attenzione del pubblico per tutta la durata della vicenda.

Essendo Beckett una pellicola appartenente al sottogenere dei thriller portato alla ribalta da Intrigo Internazionale di Alfred Hitchcock nel lontano 1959, ci si dovrebbe aspettare un prodotto carico di tensione, scioccanti colpi di scena ed eccitanti fughe. In Beckett c’è tutto questo, inclusi i colpi di scena. Il problema è che non sono affatto scioccanti. Quello che fa crollare il film, infatti, è la sceneggiatura. Molto poco di quello che viene narrato ha senso.

La pellicola inizia come un classico thriller politico, con un uomo innocente costretto a scappare dopo essersi ritrovato in una situazione più grande di lui, ma più la storia va avanti più perde di concentrazione, introducendo fin troppi elementi che confondono l’insieme narrativo, rendendo le sequenze più concitate quasi totalmente prive di significato, nonostante siano ben dirette. Fortunatamente la debolezza dello script non compromette le prestazioni degli attori, eccezion fatta per Vicky Krieps. Il suo personaggio, inizialmente intrigante, perde la sua utilità fino a diventare poco più che una parte del paesaggio, presente solo per pronunciare le sue brevissime battute. Un gran peccato, considerato il grande talento della Krieps come interprete.

Beckett dà l’idea di essere un prodotto realizzato solo a metà: un film dotato di un’ottima regia e di ottime prestazioni, ma privo di una base narrativa abbastanza solida per tenere tutto a galla. Un risultato a suo modo rispettabile, anche se non del tutto equilibrato.

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