#RomaFF21: Ricordati ragazza, la recensione del film di Claudia Gerini

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Spegnere diciotto candeline su una torta di compleanno è un traguardo a cui si mira con palpitante entusiasmo ed ansia ambiziosa sin dai primi istanti dell’adolescenza. Quell’urgenza, quel desiderio, quella voglia di essere – più giusto, di sentirsi – adulti in fretta e ad ogni costo è un impulso che accomuna più o meno tutte e tutti; un’illusione di indipendenza e libertà al sapore di auto-giustificazioni per le assenze a scuola, di patenti di guida per andare chi sa dove, di prime esperienze lavorative semi-pagate. 

C’è l’irrefrenabile smania di affermarsi, di rivendicare i propri diritti in nome di un numero anagrafico, la volontà di essere riconosciuti come persone capaci, finalmente, di scegliere da sé cosa è meglio per sé: nessun consiglio, nessun avvertimento da parte di mamma e papà, soltanto la necessità di dichiarare che domenica prossima vado al mare con le amiche, che giovedì sera lo passo al cinema e che se poi il compito in classe di latino va male non me frega niente, tanto sono maggiorenne e ho già vissuto abbastanza da intuire ciò che è importante e che farà la differenza nella mia vita tutta da progettare. 

Corretto, nulla da obiettare di fronte a questa energia impaziente di sentirsi ascoltati e compresi; peccato, però, che tra un lamento e l’altro, ci si dimentichi spesso della conquista più significativa che i diciotto anni portano con sé, quella che può assorbire ciascuna delle richieste avanzate semplicemente con una matita tra le mani: il diritto e il dovere di voto. Autonomia, emancipazione, libertà di opinione, di espressione, di identità, possibilità di percepirsi inclusi e visibili diventano davvero tali quando essere adulti smette di essere un obiettivo raggiunto sui documenti e inizia ad essere una scelta cosciente e consapevole, mediante la quale è più facile cambiare le carte sul tavolo del futuro. E allora perché questo “super potere” viene ignorato o sottovalutato da alcuni giovanissimi maggiorenni? Le ragioni possono essere varie, quasi nessuna veramente valida a legittimare la loro assenza nei seggi. 

Serve qualcosa, dunque, in grado di smuovere certe convinzioni, di focalizzare lo sguardo su ciò che merita di venir conosciuto, di costruire robusti reticolari guarniti di saperi e di culture cui attingere senza esitazione, anche che sappiano comunicare attraverso una lingua vicina alle nuove generazioni. Esattamente come ha tentato di fare l’attrice e regista Claudia Gerini, artista lucida e generosa nel raccontare il valore essenziale di un gesto fondamentale, soprattutto per le ragazze e per le donne italiane di oggi e di domani, senza mai dimenticare nessuna di quelle di ieri. 

In occasione dell’ottantesimo anniversario della formazione dell’Assemblea Costituente e del raggiungimento del diritto al voto femminile, la cineasta torna al grande schermo mossa dalla volontà civile di plasmare un’Italia più colta e più istruita, fornendo ad essa elementi che siano armi gentili di difesa contro il riverbero dell’ignoranza e promesse d’amor proprio da proteggere e mantenere. Ricordati ragazza, titolo presente nel catalogo Special Screening della Festa del Cinema di Roma, è la raccomandazione di una nonna alla sua nipotina e, in senso generale e metaforico, di una madre costituente alle sue numerosissime figlie, spinte dal dovere di ricordare e onorare il cammino del passato per non inciampare sugli ostacoli del presente. 

Claudia Gerini, in collaborazione con la sceneggiatrice Martina Spada su soggetto di Anita Della Cioppa e Veronica Pensierini, idea e firma un breve lungometraggio – la durata è, infatti, di cinquantacinque minuti – in cui si incastrano e si mescolano materiali d’archivio, ricostruzioni visive e cinematografiche, testimonianze storiche, interpretazioni dirette di studiose della società moderna e contemporanea. Grazie a questo filtro, Matilde (Caterina Quintavalla) – e con lei, l’intera nazione che assiste al film – scopre le ingiustizie, le lotte e le vittorie solcate e impugnate dalle prime suffragette inglesi fino alle madri della nostra Repubblica, commuovendosi e indignandosi tra racconti familiari e vicende reali della memoria patria. 

La narrazione più intima e concreta della mamma (Paola Minaccioni) e della nonna (Pia Engleberth) rispetto a quella istituzionale dei libri affascina, quindi, la diciottenne Matilde che, dopo qualche sospiro, rinuncia facilmente alla giornata in spiaggia con i compagni e preferisce la mattinata all’insegna del voto elettorale, consapevole di essere destinataria di un privilegio che, fino a non molto tempo fa, era appannaggio dei soli uomini. 

Ricordati ragazza, opera di docufiction da inserire obbligatoriamente nei programmi scolastici italiani, non si configura come una semplice pellicola, ma diviene un vero promemoria per ragazze, donne adulte, anziane – senza escludere la partecipazione altrettanto indispensabile di ragazzi, uomini adulti, anziani – cui Gerini si appella, invitandole a non sprecare mai, per alcuna ragione al mondo, la possibilità di esprimere ideali e libertà in una società che si pensa solida e che, invece, rivela ancora delle fragilità. Come spesso viene ripetuto, tanti passi in avanti sono stati fatti, eppure questo non vuol dire giacere sugli allori, anzi! Significa continuare a credere nell’evoluzione, a far rumore per confermare ogni giorno i diritti che pensiamo scontati, vuol dire faticare per ottenere ciò che per la collettività femminile è già irrinunciabile e che, per tanti altri, non è neppure ancora immaginabile. 

Infine, vale la pena riferire che il lavoro di Gerini è il primo nella storia del cinema italiano ad avvalersi della partecipazione della Camera dei Deputati nell’assetto produttivo: un intervento pubblico che ribadisce il denso impegno civico di Ricordati ragazza all’interno della società e della cultura italiana, e non solo. 

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