13 marzo 2013, data storica per la Chiesa Cattolica Romana e non solo: dopo le dimissioni di Papa Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger, il conclave fa salire alla cattedra di Pietro il cardinale argentino Jorge Mario Bergoglio con il nome di Francesco I, il Papa dei poveri, degli indigenti e dei bisognosi, le stesse categorie che aveva più a cuore il santo di Assisi. Fra qualche mese saranno otto gli anni di pontificato, un periodo ricco di avvenimenti che hanno cambiato il mondo: dal cambiamento climatico all’immigrazione fuori controllo, dalle guerre in medio oriente fino alla pandemia che continua a terrorizzare tutto il pianeta.

Evgeny Afineevsky ha scelto di concentrarsi su questi otto anni e sulla figura di questo nuovo “Papa Buono” realizzando un documentario per la sezione Eventi Speciali di questa quindicesima edizione della Festa del Cinema di Roma. Un’alternanza di testimonianze e di commenti fatti dalla viva voce del Pontefice hanno dato vita ad un racconto che ha messo in luce quanto il Papa argentino abbia fatto molto per tanti. Il regista è riuscito nel giro di due ore ad emozionare e far riflettere gli spettatori che sembrano poter interagire con il Santo Padre ed empatizzare con le sue responsabilità e le sue sofferenze. Curiosa la scelta di inserire anche i tanti tweet pubblicati dal profilo ufficiale del Pontefice in merito alle diverse questioni trattate nel documentario.

Un documentario che, uscendo nelle sale, potrebbe davvero rappresentare un cambiamento nelle dinamiche politiche e religiose del pianeta. Ad esprimersi, infatti, non sono dei portavoce di Sua Santità ma è il Pontefice in persona che dice senza paura la sua opinione su tematiche assai scottanti. Inoltre, oggi più che mai c’è bisogno di sentire parole di sollievo, delle carezze che alleviano le sofferenze del presente che è sia appesantito dalla pandemia ma è contemporaneamente colpito su altri fronti che Francesco ha in più occasioni cercato di affrontare, combattere e risolvere. Le immagini dei viaggi istituzionali che il Papa ha voluto a tutti costi fare nei luoghi critici del mondo dove si combatte e si soffre o si è sofferto sono messe davanti agli occhi dello spettatore come monito e fonte di riflessione. Si potrà sperare in un mondo migliore se ancora, per usare le parole di Francesco, “invece di costruire ponti si costruiscono muri”?

Con l’opera di Afineeevsky la figura del Papa ha la possibilità di mostrare una Chiesa contemporanea che restituisce il giusto valore alle donne, che si adopera per il dialogo interreligioso, apre le porte alla comunità LGBTQ+ e denuncia gli abusi perpetrati da esponenti del clero verso ragazzini innocenti. Inoltre, per la prima volta, un Pontefice si occupa di riscaldamento globale con un’enciclica “Laudato Sii” per la salvaguardia della casa comune.

Umiltà e modestia, queste dovrebbero essere le caratteristiche di un sacerdote e soprattutto di un Papa e Francesco è l’uomo che le ha sempre incarnate fin dai tempi in cui si è trovato coinvolto nella “guerra sporca” argentina e le rinnova ogni giorno in un mondo in cui tendono ad essere gli ultimi valori della scala sociale. Valori che il regista, con un’accurata selezione di immagini e con un montaggio che non corre il rischio di far perdere lo spettatore nonostante i tanti fatti raccontati, trasmette in maniera chiara.

Un’opera decisiva quella di Afineeevsky che, come un dono del Cielo, arriva nel momento in cui ne abbiamo tutti più bisogno, credenti o meno. Francesco infatti non si pone come il capo della Chiesa Cattolica Romana ma come un apostolo d’amore e uno strenuo combattente di ogni forma di violenza perché con la violenza non si guadagna nulla e si perde tanto mentre con l’amore ci si guadagna sempre.

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