Comedians, la recensione: ridere per ridere o non ridere per ridere?

Comedians

È Comedians (qui il trailer) il nuovo film di Gabriele Salvatores in sala dal 10 giugno. La pellicola è l’adattamento dell’opera teatrale di Trevor Griffiths e vanta un cast di tutto rispetto che va da Natalino Balasso a Walter Leopardi, da Marco Bonadei a Giulio Pranno e Vincenzo Zampa fino al duo comico Ale e Franz e con la partecipazione di Christian De Sica (Sono solo fantasmi). La storia si svolge tutta in una notte, quasi completamente dentro l’aula di una scuola, perennemente sotto una forte pioggia. I personaggi sono degli ultimi, dei reietti della società che s’incontrano nell’ultima lezione di un corso serale per comici, tenuto dal famoso Eddie Barni, 58 minuti prima del loro esordio sul palco nella speranza di realizzare il loro grande sogno di redenzione.

Da subito è chiaro che non si tratta di un film comico ma di un film sul comico, il comico sia come persona, come figura professionale, ma anche il comico come concetto: che cosa è comico? Che cosa fa ridere? Di cosa si può e di cosa non si può ridere? Comedians vira subito verso questioni profonde di uno dei mestieri, se non addirittura il mestiere, più incompreso di tutti, il comico, appunto. <<La risata è il mezzo e non il fine>> dice ai suoi alunni Eddie Barni (Natalino Balasso) cercando di educarli alla vera e profonda natura della battuta. Il comico è una figura sempre perdente perché si muove nel difficile e ancora poco compreso territorio della comicità. Non bisogna ridere per ridere, quello è intrattenimento, è un solletico leggero che si fa al pubblico quando non si è in grado – o magari quando si ha persino paura – di arrivare al vero nocciolo della questione, qualunque essa sia.

Il vero comico scopre le verità che le persone si portano dentro portandole alla luce e all’attenzione della massa, esorcizzandole con una battuta ma non per questo privandole della dignità che meritano. In Comedians quello che i personaggi di Salvatores mettono in atto è una vera e propria decostruzione della battuta: una battuta va analizzata, compresa, psicoanalizzata, storicizzata e soprattutto contestualizzata per poter essere efficace e liberare da tutte le paure della vita quotidiana. Facendo questo il comico mette in discussione prima di tutto se stesso per poter, poi, offrire qualcosa al suo pubblico. Bisogna ridere di noi stessi prima di poter far ridere gli altri e con gli altri. La comicità non è mai Altra da noi, non riusciamo a pensare (e tanto meno a ridere) di ciò che in prima istanza non ci appartiene o in cui non ci riconosciamo e che esula dalla nostra intimità. Una battuta, anche se solamente pensata, non può essere mai oltre noi (in questo senso è veramente straordinaria una piccola sequenza in cui Eddie Barni parla ai suoi studenti muovendosi sul filo degli stereotipi).

La controparte di tutto questo discorso “romantico” viene esposta da Bernardo Celli (Christian De Sica) il personaggio che potrebbe esser visto come l’antagonista della vicenda, un talent scout alla ricerca di gente nuova per il suo programma televisivo e che renderà il rapporto tra i protagonisti una lotta per la sopraffazione. Celli mette in crisi tutto il gruppo di aspiranti comici rovesciando completamente l’ottica nella quale si sono formati. Puntando su un approccio assolutamente manualistico, il personaggio interpretato De Sica mette la comicità in un’ottica di puro intrattenimento, di semplice fonte di distrazione per un pubblico assonnato e pigro che << […] non vuole troppa verità, non vuole neanche imparare>> (che si tratti anche di una riflessione di De Sica su sé stesso?).

Il comico può muoversi, ma solamente a patto di restare limitato nei binari ben definiti che il pubblico ha predisposto, senza cercare di deragliare l’attenzione o le aspettative in alcun modo. Non è una questione di talento o di qualche-non-ben-definibile vocazione artistica ma si tratta semplicemente di applicare delle <<regole fondamentali>> che hanno sempre funzionato e che non si sente il bisogno di rinnovare. Il pubblico non vuole troppo, non vuole la sofferenza, <<non è interessato alla tua storia>>, il pubblico vuole ridere per ridere, senza cultura, senza impegno, senza spessore.

Dopo una serie di film non riusciti come Il ragazzo invisibile, Il ragazzo invisibile – Seconda generazione e Tutto il mio folle amore, finalmente Salvatores imbocca la giusta direzione con un film più piccolo, intimo, ben pensato e ponderato. Il cast è ben assemblato e il ritmo sempre sostenuto e questa è una particolare nota di merito essendo Comedians un film di parola dove l’azione è comunque minima. Altra nota di riconoscimento va a Christian De Sica che, confermando quello che molti pensano, si rivela un grande attore anche drammatico capacissimo di tenere banco sulla scena.

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