
Succede così. D’un tratto. Ci si riconosce, ci si conosce meglio, si parla tanto e si ride ancor di più. Senza accorgersene, ci si ritrova a pensarsi spesso senza dirselo, a sorridere senza un’apparente motivo, a cantare a squarciagola con il volume della musica altissimo. Piano piano si condividono fantasie, assurdità, stupidaggini che sembrano argomenti serissimi; sottovoce si sussurrano ansie e timori e si raccontano segreti che credevamo solo nostri.
Succede così. Che d’un tratto si cammina ad un palmo da terra e ci si innamora. Esistete soltanto voi due, e insieme a voi una casa che si fa più piccola ma più calda, porzioni di pasta che raddoppiano ma che sono più buone, abitudini diverse ma che combaciano alla perfezione. La vita scorre più leggera e niente sembra poter essere migliore di com’è.
Succede così. D’un tratto. Che poi qualcosa inizia a scricchiolare, che gli occhi in cui ci specchiavamo non brillano più. Le certezze lasciano spazio ai dubbi e i dubbi alle incomprensioni e le incomprensioni preferiscono tacere, annoiarsi, sbuffare senza sapere. Andiamo a dormire schiena a schiena e poi – d’un tratto – ci giriamo nel letto e ci accorgiamo di essere rimasti soli.
Succede così, succede – purtroppo – quasi a tutti e succede anche a Marta (Alba Rohrwacher) e Antonio (Elio Germano), protagonisti indiscussi della loro storia d’amore, ma anche di Tre Ciotole (trailer), il nuovo film della regista spagnola Isabel Coixet, tratto dall’omonimo romanzo di Michela Murgia.
Tra le strade di una Roma caotica e trafficata, l’amore che lega la coppia sfreccia velocissimo per dare il via all’intero racconto e mentre discute fumando sigarette a mezz’aria lo intesse di altri racconti più piccoli, di pezzi di vita vissuta. Sul dolore di un romanticismo che svanisce e che pare inghiottire qualsiasi cosa che lo teneva acceso, si intrecciano pensieri contorti e confessioni strazianti da cui, però, si impara ad andare avanti, a vivere tutto d’un fiato, a non sprecare tempo in risposte che non si possono afferrare o in persone che si dovrebbe solo tenere lontane.

La regia tratta finemente questo mosaico quotidiano, complice anche di una poesia visiva che sembra possibile soltanto quando baci e fragilità si scambiano tra i vicoli di Roma. Coixet condisce questo film con una romanità sincera, malinconica, un po’ trasognata, ma soprattutto amante della buona cucina; e infatti è proprio il cibo a scandire il ritmo e a slacciare i nodi cruciali di questa pellicola, perché mentre si mangia – non importa se da soli o in compagnia – è più facile parlarsi, pure se il linguaggio è tagliente, pure se si fa fatica ad ascoltarsi.
Pacchi di biscotti, panini svuota-frigo, gelati gusto fragola e cioccolato diventano la cura e la condanna di Marta e Antonio, la casualità che li fa incontrare e che poi li allontana per sempre, pur senza separarli mai. Un dettaglio che, di certo, non passa inosservato nella sceneggiatura a quattro mani di Isabel Coixet ed Enrico Audenino – stesa, tra l’altro, in un bar che appare all’interno del film stesso – dove risalta lo sguardo attento sull’umanità, sui traumi che ci inducono alla ricerca disperata dell’empatia, un valore che sembra quasi perduto in questa nostra «società delle distrazioni».
Premura e disinteresse vengono incarnati dai comportamenti dei protagonisti, ma anche dei personaggi che gli gravitano intorno (a cui danno un volto Sarita Choudhury, Silvia D’Amico, Francesco Carril e Galatéa Bellugi) e di chiunque, prima o poi, si accorge di aver perso chi impreziosiva le sue giornate, tra gesti affettuosi e intime confidenze ignorate.
Presentato in anteprima mondiale al Toronto Film Festival, con Tre Ciotole Murgia – prima – e Coixet – dopo – ci insegnano che per innamorarsi bastano il cielo di Roma e delizie culinarie con cui ungersi la bocca e le dita. Voi, però, fate un passo in più: prendete per mano quel qualcuno che amate e portatelo al cinema a vedere questo piccolo miracolo. E poi, solo poi, comprategli due supplì!
In sala dal 9 ottobre.

