The Humans, la recensione del film su MUBI

The Humans recensione film MUBI Stephen Karam

È il giorno del Ringraziamento. Brigid Blake (Beanie Feldstein), una ragazza da poco trasferitasi a Manhattan, coglie l’occasione di invitare i propri famigliari, mamma (Jayne Houdyshell), papà (Richard Jenkins), nonna (June Squibb) e sorella (Amy Schumer), per festeggiare la ricorrenza e al contempo inaugurare il suo nuovo appartamento. La serata non va come previsto. Tutti i membri della famiglia Blake si dimostrano rancorosi o con segreti non ancora svelati. In questo turbinio di imbarazzo e frasi pronunciate al momento sbagliato, non viene risparmiato neanche il fidanzato di Brigid, Richard (Steven Yeun), testimone quasi non gradito dell’involuzione della serata.

Stephen Karam adatta per il grande schermo la sua opera teatrale The Humans (trailer), arrivata a Broadway e vincitrice del Tony Award. Il regista è consapevole delle potenzialità del mezzo cinematografico e ciò è evidente anche attraverso la cinematografia, affidata a Lol Crawley. Visivamente vengono alternate inquadrature statiche, di chiaro stampo teatrale, a movimenti di macchina elaborati. Karam riesce grandiosamente a porre in relazione l’instabilità dei rapporti famigliari con l’aspetto dell’appartamento, degradato, decadente e unico luogo in cui si svolge la storia. Se si fa riferimento alle vicende sopracitate, The Humans può essere equiparato ad altre opere cinematografiche, ma un elemento in particolare lo rende originale.

The Humans recensione film MUBI Stephen Karam

Il film regala un’atmosfera cupa ed angosciante. L’inquietudine raggiunge i massimi livelli attraverso l’atteggiamento impensierito e turbato del padre, unico membro della famiglia Blake a rimanere preoccupato e addirittura terrorizzato dai rumori improvvisi provenienti dall’appartamento soprastante e dai movimenti delle sagome incorniciate dalle finestre. Difatti lo sguardo del padre cade proprio sui dettagli delle pareti macchiate e dei tubi malmessi, incentivando nello spettatore una sensazione di insicurezza per le irregolarità estetiche dell’abitazione. Un risultato fortemente inquietante e in tensione continua, un aspetto veramente apprezzabile e che staglia il film come unico nel suo genere.

A Brigid è riservata una sequenza in esterno, l’unica all’infuori dell’appartamento, per evidenziare una pausa da quell’ambiente claustrofobico e asfissiante in cui la situazione è degenerata eccessivamente. In questo senso, si può notare come il film riesca in un altro intento, quello di limitare i movimenti fisici in spazi disagevoli. Un disagio che si aggiunge alla disforia generale che permea la storia.  Già nelle sequenze iniziali alcuni personaggi sono costretti ad eseguire numerose manovre per far passare nonna Momo con la sedia a rotelle nel corridoio angusto, una sezione dell’appartamento sovente inquadrata.

Rancori, insicurezze e delusioni allignano nella struttura narrativa, ma nulla di tutto ciò viene esplicato apertamente. Questo aspetto rivela una grande grazia di sceneggiatura e di regia, senza tralasciare la bravura dei singoli interpreti. Per il corso della visione il film instaura un legame stretto tra spettatore e personaggi, suscitando nei primi compassione sui dubbi e sulle insicurezze che caratterizzano i protagonisti. Su un terreno di malessere generale fioriscono lentamente i conflitti, lasciati irrisolti anche ad opera conclusa. The Humans si può annoverare tra i film che è sconsigliabile perdere.

Il film è su MUBI.

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