Hustle, la recensione del film su Netflix

Hustle, recensione

Stanley Sugarman (Adam Sandler) è uno scout dei Philadelphia 76ers, squadra di basket dell’NBA, il cui lavoro lo porta a stare per lunghi periodi in giro per il mondo, lontano dalla famiglia. Un giorno, l’anziano presidente dei Philadelphia (Robert Duvall) gli offre l’occasione di realizzare il suo sogno e diventare l’assistant coach della squadra. Ma quando questi muore, il nuovo presidente dà a Stanley un ultimatum: per tornare in panchina dovrà trovare prima un ultimo nuovo talento in grado di far vincere loro il titolo NBA.

È questa la premessa con cui si apre Hustle (trailer), il nuovo film Netflix ambientato nel mondo del basket statunitense. Il progetto, prodotto da un’icona come LeBron James, vede la presenza di numerose stelle NBA, tra giovani giocatori e vecchie glorie. Il peso preponderante grava però sulle spalle di Adam Sandler, vero centro emotivo ed identificativo dell’opera, che torna ad un ruolo drammatico dopo il successo di Uncut Gems (2019). Quando infatti il personaggio di Stanley si imbatte per caso in Bo (Juancho Hernangómez), un ragazzo spagnolo dall’incredibile talento, cercherà con tutto se stesso di trasformare il giovane in un giocatore professionista.

Il cuore pulsante di Hustle, al di là della vicenda sportiva che racconta, si rivela essere il rapporto che i due personaggi instaurano, nonché l’opportunità di rivincita che essi condividono. Da una parte Bo, abbandonato dal padre, ha finora rinunciato ad ogni ambizione professionale per mantenere una figlia; dall’altra Stanley, che da giovane per un incidente ha visto andare in fumo la sua carriera da giocatore, ha scommesso il suo stesso lavoro su un ragazzo in cui nessuno sembra credere. Hustle è dunque una storia di sconfitta e di rivalsa, un film sugli errori e sulle seconde possibilità, il racconto di un ragazzo che ritrova una figura paterna e di un uomo che attraverso il primo recupera il suo posto nel mondo.

Per quanto la storia di Hustle possa riservare nulla di nuovo, nei temi e nell’intreccio, rispetto al panorama dei film sportivi, l’opera targata Netflix si dimostra essere un buon prodotto, trascinata da un Adam Sandler che ancora una volta dimostra di avere ottime capacità anche in campo drammatico. Una menzione poi per l’ottima regia di Jeremiah Zagar, precisa nei momenti di intensità emotiva, dinamica e adrenalinica nelle scene di atletismo.

Una visione, quella di Hustle, che risulta in definitiva consigliata per ogni spettatore e imperdibile per gli appassionati di basket.

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