Shang – Chi e la leggenda dei dieci anelli, recensione: un ottimo trampolino di lancio

Shang-Ci e la leggenda dei dieci anelli

Come tutti sappiamo in questi ultimi mesi la Marvel si è divertita, insieme alla sua nuova socia in affari Disney+, a sconvolgere i suoi spettatori con la distribuzione delle tre serie tv WandaVision , Falcon and the Winter soldier e Loki, allontanandosi di conseguenza dalla sua madre biologica, la sala cinematografica. Questo però non è valso per il secondo film della nuova saga MCU, diretto da Destin Daniel Cotton, Shang – Chi e la leggenda dei dieci anelli (trailer).

Shang – Chi (Simu Liu), conosciuto da tutti gli amici come Shawn, è un ragazzo semplice, a tratti immaturo, che conduce una vita altrettanto semplice e sregolata con la sua amica Katy (Awkwafina), senza alcuna ricerca di prospettive future. Questi, però, si ritroverà presto a fare i conti con il suo passato, quando sua sorella gli manderà una cartolina molto particolare come forma di richiesta di aiuto. I due fratelli compiranno quindi un viaggio che li ricongiungerà non solo con il proprio legame, ma anche con i misteri oscuri vincolati alla loro famiglia.

Shang – Chi e la leggenda dei dieci anelli è un prodotto fresco e alternativo, dai caratteri piuttosto forti e pronunciati, che prosegue la corrente rivoluzionaria iniziata con Spider – Man Far from home (2019). Difatti, il film risulta estremamente accattivante agli occhi dello spettatore grazie ai suoi ormai consolidati reparti di computer grafica e di effetti visivi, ben noti nel panorama marveliano. Anche questa volta, dunque, la MCU colpisce il segno con un lungometraggio minuziosamente pulito e curato fino al più piccolo dettaglio, visti gli enormi standard posti negli anni passati.

Troviamo, invero, all’interno della pellicola una florida e fedele rappresentazione di creature e luoghi leggendari appartenenti al culto cinese. Vengono, difatti, presentate figure quali le volpi bianche a nove code (huli jing in cinese) gli shishi, i leoni guardiani della famiglia imperiale, fino ad arrivare all’incarnazione delle due fazioni del bene e del male: il drago cinese e gli spiriti maligni Yaoguai.

Tale ricercatezza della perfezione in Shang – Ci e la leggenda dei dieci anelli la si denota anche nel combattimento. Ovviamente di stampo marziale, la coreografia viene studiata e costruita ad hoc per mescolarsi con l’ambiente circostante, a volte underground a volte rurale. Dalla sua origine mista che va a contaminare le varie discipline tradizionali cinesi, con anche l’uso prevalente di armi storiche medievali, il combattimento gioca un ruolo fondamentale nella costruzione della pellicola, in quanto emblema non solo della lotta del protagonista verso la forza oscura, ma soprattutto di un tumulto interiore che lo divora.

Shang – Chi e la leggenda dei dieci anelli è perciò la classica effigie degli opposti: bene e male, forza chiara e forza oscura, tradizione e innovazione. Questa divisione è insita perfino nel cuore del nucleo familiare. I due antagonisti del film infatti, anche se mossi da motivazioni e morali contrastanti, condividono un percorso travagliato profondamente scosso dalla disgregazione dell’amore e la supremazia del potere.

Con l’uscita di Shang – Chi e la leggenda dei dieci anelli, la casa supereroistica propone il passaggio di testimone dalla terza alla quarta fase, introducendo inoltre nuovi protettori nell’Avengers squad. La pellicola, nonostante appartenga alla fiorente MCU generation, contiene nella sua fitta trama importanti easter egg e legami con le linee narrative del passato blocco filmico. Proprio per questo Shang – Chi e la leggenda dei dieci anelli si presenta come un ottimo prodotto cinematografico, che non solo si immola come trampolino di lancio della futura time-line, ma che pone di conseguenza la sua casa di produzione in una condizione decisamente privilegiata nella scalata al box office.  

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