#RomaFF17: The Lost King, la recensione del film di Stephen Frears

The Lost King recensione DassCinemag

E se il simbolo della ricerca e divulgazione della verità storica fosse una signora sulla quarantina con un amico immaginario? The Lost King (trailer) è la vera e curiosa storia di Philippa Langley (interpretata da Sally Hawkins), il personaggio più importante nell’esumazione dei resti di Re Riccardo III, colei che più ha lottato per una causa improbabile. Ma Don Chisciotte non può sempre perdere contro i mulini a vento. Un viaggio dell’eroe in costante andata e ritorno tra Edimburgo e Leicester con un obiettivo ben preciso: dare una degna sepoltura ad un uomo che per 500 anni è stato riconosciuto come il despota usurpatore del trono, malvagio e gobbo, per colpa della propaganda della dinastia Tudor e della celebre pièce teatrale di William Shakespeare.

Non sono però le malformazioni fisiche a rendere una persona crudele, non è dalla copertina che dobbiamo giudicare il libro (ma questo ce lo aveva già insegnato un disneyano Quasimodo). Lo spettatore è portato spesso a questionarsi sul limite labile tra ossessione e determinazione per via della veemenza di una protagonista che non vede ragione per dare il meritato lustro al re più bistrattato della storia. Stephen Frears mette in scena una biopic dal gusto classicheggiante con un piccolo twist narrativo per insaporire la minestra più reiterata del mondo: l’amico immaginario citato all’inizio di questa recensione. Philippa per l’intero film viene guidata dal fantasma di Riccardo III, che come un silenzioso Pollicino semina la strada di indizi per poter tornare nella casa che gli spetta. Il film non ha particolari meriti di originalità o guizzi creativi ma risulta piacevole grazie ad una sceneggiatura solida e ben scritta, non lasciando mai che lo spettatore si annoi grazie all’alternarsi mai fuori luogo di intelligenti battute e momenti dal grande carico emozionale.

La vera colonna portante del film è Sally Hawkins, che riesce a reggere da sola l’intera pellicola sulle spalle grazie ad un’interpretazione sorprendente. La macchina da presa non si allontana mai da lei, ma questo è il cartello iniziale ad anticiparcelo: al classico «This movie is based on a true story» si aggiunge in dissolvenza «Her Story». La storia di lei, di una outsider della storia recente dell’archeologia, che grazie ad una passione smisurata per la figura di Riccardo III ha regalato al mondo la possibilità di rivalutare la veridicità di fatti che si davano per veri e scontati da oltre 500 anni. Un’impresa coinvolgente e assurda catapultata nel quotidiano della proletaria britannica che sicuramente appassionerà gli amanti dei biopic cinematografici.

The Lost King è un inno alla determinazione e al credere nelle proprie battaglie senza farsi mandare K.O. al primo gancio ben sferrato. I detrattori, comici derisori pronti a salire sul carro del vincitore senza scendere dal piedistallo di superiorità, sono i veri oppositori al lieto fine, rinchiusi nella bolla del pensiero unico. Non è l’irrazionalità quindi il nemico della verità, ma il rifiuto della discussione, di poter cambiare il proprio punto di vista facendo un passo indietro a favore della novità.

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