#RomaFF16: Mothering Sunday, la recensione

Nella selezione ufficiale della sedicesima edizione della Festa del Cinema di Roma fa una vistosa comparsa Mothering Sunday (trailer), diretto da Eva Husson, un film che come il periodo storico in cui è ambientato vive in un limbo di attesa, in un vuoto riempito dal ricordo presente di una quotidianità che sarà ben presto considerata obsoleta.

Jane Fairchild (Odessa Young) presta servizio nella casa della famiglia Niven (Colin Firth e Olivia Colman), in un clima di reciproco rispetto fra servitù e padroni. I Niven, insieme ad altre due famiglie della classe borghese, gli Sheringham e gli Hobday, si riuniscono fra di loro per ricordare i tempi precedenti la guerra, quando la vita aveva un equilibrio la cui fragilità non era stata ancora esposta. Genitori ormai senza figli, ripongono le loro speranze sui superstiti Paul Sheringham (Josh O’Connor) e Emma Hobday (Emma D’Arcy). Una classe ormai morente che lascia spazio ai sogni della classe nascente, qui rappresentata dalla giovane Jane.  

È un film sull’amore, sull’importanza del ricordo, sulla pressante assenza di coloro che sono passati a miglior vita. Nonostante le premesse siano promettenti il film può basare i suoi pregi solo su una grande eleganza, scaturita però da uno stile fortemente pomposo che si bea di immagini sospese ed eternamente trascinate.

La regia si manifesta in un senso di totale autocompiacimento e fallisce nel far trapelare dallo schermo le forti emozioni dei personaggi, dove un grande cast viene ridotto a macchietta. La scrittura gioca su una certa complessità narrativa, mescolando ricordo e presente, un presente diventato a sua volta passato e invece che soddisfare lo spettatore lo lascia spesso confuso.

I temi affrontati sono piuttosto nebulosi, deboli, forse perché è l’immagine a godere di maggiore attenzione rispetto alla resa della storia, tratta dall’omonimo libro di Graham Swift: il finale così lentamente raggiunto, invece che generare calore e compiacimento genera una sensazione di insoddisfazione narrativa, per quello che invece sarebbe potuto essere.

Sarebbe ipocrita sostenere che Mothering Sunday non abbia in sé un certo fascino che incuriosisce e che attrae, ma che ci lascia sulla soglia, distanti osservatori di una vita già vissuta e raccontata a metà.      

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