PesaroFF57: Lumina, recensione del film di Samuele Sestieri

La recensione di Lumina di Samuele Sestieri e Pietro Masciullo

Presentato nella sezione “Proiezioni Speciali” della 57a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, dopo la sua prima mondiale all’International Film Festival di Rotterdam, Lumina (trailer) di Samuel Sestieri, scritto a quattro mani con Pietro Masciullo, è una storia d’amore che vive attraverso i residui mediali di un paesaggio post-apocalittico.

Una giovane donna (Carlotta Velda Mei) si risveglia in un’isola deserta, circondata dalle rovine di un’umanità scomparsa. In vecchi edifici diroccati, ritrova dei residuati mediali e tecnologici –  una lampadina, un televisore, un cellulare – ai quali riesce a ridar vita grazie alla sua capacità di infondere energia. In un vecchio smartphone scopre l’archivio audiovisivo, intimissimo, della storia d’amore di una giovane coppia, Leo (Matteo Cecchi) e Arianna (Laura Sinceri). L’ambiente che ci viene presentato in questo inizio, che Sestieri ritrova nei piccoli borghi abbandonati della Basilicata, è un mondo dove non è più possibile creare e vedere immagini in movimento. Il bisogno che la giovane protagonista sembrerebbe avere di quest’ultime, la spinge a rimontare mentalmente il materiale audiovisivo contenuto nel cellulare, trasformandosi lei stessa in un dispositivo.

Lumina racconta così di un viaggio memoriale nelle immagini e tra le immagini, illuminando, letteralmente, con la lampadina che la protagonista reca con sé, il rapporto che abbiamo con esse. Qual è il loro valore nel caos mediale in cui viviamo oggi? In che modo esse diventano mezzo di costruzione di una identità individuale e collettiva? La giovane donna, ricostruendo, o meglio rimontando, la storia dei due innamorati finisce per creare una propria memoria che la porterà a sostituirsi piano piano ad Arianna, manifestando un assorbimento che rimanda all’immedesimazione spettatoriale che viviamo ogni volta che guardiamo un film.

La recensione di Lumina di Samuele Sestieri e Pietro Masciullo

Se da un lato Sestieri e Masciullo tessono un discorso che evidenzia una grande fiducia per l’immagine, dall’altro è innegabile che ne rimarchino anche un pericolo ed una disillusione nei suoi confronti. Alla protagonista non basteranno più  i contenuti virtuali mediati dal medium digitale, ma avrà bisogno della presenza reale di Leo, di una fisicità carnale da vivere tra le macerie dell’isola. Pensando al nostro mondo saturato dagli schermi, in cui consumiamo quotidianamente le nostre relazioni attraverso dei dispositivi, i due autori immaginano il processo di affrancamento dalla virtualità che compie la donna come il trascinarsi nel fango per liberarsi da un pantano.

In una dimensione in cui realtà e finzione si mescolano, così come anche il tempo e lo spazio sono quelli di un cronotropo bachtiniano, l’elemento onirico si reitera ciclicamente mostrandoci la nostra protagonista svegliarsi più volte da un sogno. Questo apre a una riflessione che sembrerebbe essere uno dei punti cardine dell’opera. Prima delle invenzione del cinema, le uniche immagini in movimento di cui potevamo fruire erano quelle dei nostri sogni; oggi, al contrario, abbiamo il potere di produrne una quantità saturante. Quello che il cinema ha in più rispetto a questa saturazione, però, è la capacità di sapersi legare ad una memoria, ad una storia che sostanzia la costruzione di una nostra identità. Non è un caso, quindi, che i due autori attingano a piene mani da un immaginario cinematografico per il loro film, da Tarkovskij (Stalker e Solaris su tutti) a Ferreri (Il seme dell’uomo) sino ad arrivare ad Assayas (Personal Shopper), solo per citarne alcuni.

Quei resti di un passato che la donna ritrova nelle rovine dei vecchi edifici rammentano evidentemente la funzione museale degli oggetti umani del film di Ferreri. In Lumina, però, la testimonianza di un’umanità scomparsa passa necessariamente anche attraverso il suo archivio audiovisivo. Se la lampadina che la nostra protagonista accende con le mani rimanda etimologicamente all’impressione fotografica del cinema analogico (è il residuo testimoniale dell’era elettrica, la cui luce, medium senza messaggio, è informazione pura, come diceva McLuhan), qui Sestieri e Masciullo delegano anche ai codici immateriali dei media digitali la funzione memoriale del nostro passato, che, con la possibilità che ognuno di noi ha di produrre immagini, si legherà sempre di più ad un dimensione privata. Ancora, se queste immagini virtuali riescono in ogni modo ad assurgere ad una funzione testimoniale,  la ricerca spasmodica della fisicità di Leo a cui è spinta la donna sull’isola ci fa fare i conti con la realtà. Alla fine, al di fuori di quella costante rimediazione che ogni giorno viviamo, subiamo, di medium in medium, tutto ciò che resta è proprio la vita.

Di seguito l’intervista a Samuele Sestieri, Pietro Masciullo e Carlotta Verde Mei.

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