#RomaFF16: Marina Cicogna, la vita e tutto il resto, la recensione

Rientra tra gli eventi speciali di questa sedicesima edizione della Festa del Cinema di Roma anche il documentario Marina Cicogna, la vita e tutto il resto su una delle donne più importanti dell’industria cinematografica italiana che si è inserita nel mondo prettamente maschile della produzione dimostrando come anche le donne potessero offrire il loro notevole contributo. Il racconto curato da Andrea Bettinetti ha dato il via alla lunga carrellata di documentari che hanno fatto parte del programma di questa edizione e che hanno avuto al centro personaggi femminili che hanno lasciato un segno nel loro campo come Monica Vitti e Caterina Caselli.

È Venezia a fare principalmente da sfondo al racconto della Cicogna che, con lo stile e l’eleganza che la contraddistinguono, si racconta a Bettinetti il quale concentra la maggior parte del documentario sull’intervista con lei alternandola a filmati che rievocano il passato della sua famiglia, alle immagini che ricordano i momenti più importanti della sua carriera in cui i film da lei prodotti hanno trionfato ai vari festival o alla cerimonia degli Oscar. Non sono mancati anche i contributi di chi ha lavorato con lei ed è stato quasi univoco il ritratto che tutti hanno tracciato: un leone pronto a spiccare il volo in ogni occasione, una donna garbatamente ribelle che con naturalezza ma anche con grinta ha certamente dato una scossa al mondo maschile della produzione cinematografica.

È stata lei a credere in un film come Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto che portò l’Italia a vincere l’Oscar nel 1971, film diretto da Elio Petri, regista col quale lei collaborò molto e per cui produsse anche La classe operaia va in paradiso. Questi sono solo alcuni dei titoli che hanno fatto la storia del cinema da lei sostenuti e prodotti dalla Euro International Film. Titoli di cui si parlò molto nel periodo delle loro uscite, scommesse affrontate che potevano essere vinte soltanto da un carattere come il suo, lei che voleva fare i film con chi non era ancora arrivato o chi era esperto anche in altri campi come Pier Paolo Pasolini e la sua Medea.  Bettinetti riesce a raccontare questi film tramite la viva voce di chi ha vissuto il loro sviluppo comparendo all’inizio e in montaggio senza mai interferire con i vari registi che ha incontrato durante la sua carriera e che ha avuto modo di ricordare, raccontando di ognuno aneddoti diversi.

Non è mancato lo spazio dedicato alla vita privata della produttrice: le sue origini aristocratiche, il rapporto con i suoi genitori e la tremenda storia di suo fratello Bino fino al racconto della sua relazione con l’attrice da lei scoperta Florinda Bolkan. Traspare dalle sue parole, dal modo con cui ha raccontato quei momenti della sua vita, uno spirito più che libero, moderno che è riuscito a convivere sempre con quell’anima nobile, aristocratica che le apparteneva. Un perfetto esempio di donna in carriera che ha fatto una scelta, quella di vivere per il cinema.

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