La vendetta perfetta-Bear Country, la recensione: l’action movie di Derrick Borte tra cliché e banalità

La vendetta perfetta-Bear Country recensione film Derrick Borte DassCinemag

È difficile non provare nostalgia per quei film d’azione che negli ultimi decenni del secolo scorso, spaziando tra comicità e temi profondi, riempivano gli schermi di storie avvincenti e personaggi destinati a diventare icone generazionali. Il nuovo film di Derrick Borte si pone l’obiettivo di ricreare questa magia. Ahimè senza successo. La vendetta perfetta-Bear Country (trailer), infatti, ancor prima di non essere all’altezza delle aspettative, manca di tutti gli ingredienti che stanno alla base di un buon film.

Russell Crowe è Manko Kapac, un vecchio e stanco criminale proprietario di un night club che decide di abbandonare le sue losche attività per dedicarsi a una nuova vita, più pacifica, con la sua compagna. Un boss del cartello messicano e due improbabili rapinatori al soldo di un poliziotto corrotto si frapporranno tra il nostro protagonista e il suo sogno di redenzione. Una trama, quindi, non molto innovativa su cui, però, sarebbe stato possibile costruire un film quantomeno apprezzabile. Quali sono stati, quindi, gli errori che hanno condotto a un simile risultato fallimentare? Partiamo dai personaggi.

Per il nostro protagonista ci sarebbero state due strade: la prima sarebbe stata approfondire la dimensione di insofferenza nei confronti della sua vita da malavitoso e il suo conseguente desiderio di redimersi, rendendolo così una figura interessante da un punto di vista psicologico. L’alternativa era dare maggiore rilievo al suo cinismo e alla sua natura disillusa, rendendolo più comico e provocatorio. Probabilmente l’idea era quella di includere entrambi gli aspetti, dando vita a un personaggio più sfaccettato. Purtroppo, invece, quella di Manko risulta una figura non ben definita, a tratti difficilmente credibile, le cui azioni non rispecchiano quella che doveva essere la sua indole e che, invece di spiccare come motore della vicenda, spesso si perde sullo sfondo della storia, complice anche l’interpretazione di Russell Crowe, definibile solo come svogliata. Passiamo in rassegna ora i due goffi Bonnie e Clyde, il professore “sfigato” e la ragazza con il sogno di una vita da fuorilegge, rispettivamente interpretati da Aaron Paul e Nina Dobrev. Il loro scopo era quello di portare avanti una sorta di linea comica, ma, anche questa volta, l’esito è deludente e i due risultano slegati dalla vicenda, con un effetto alquanto patetico. Nell’arco di tutto il film, inoltre si cade frequentemente in stereotipi di genere, tra donne-angelo e semi-psicopatiche ridicolizzate.

È necessario, inoltre, spendere due parole anche sui dialoghi, la cui lentezza rende pesante la visione e praticamente impossibile l’interessamento alla trama, che procede a fatica. La presenza reiterata di innumerevoli cliché, inoltre, farebbe quasi pensare a un tentativo di caricatura dello stesso genere thriller/action.  Nel film sono inoltre frequenti le citazioni a opere cult come Pulp Fiction e, soprattutto, Point Break, ma questo non fa altro che rimarcare l’abissale differenza tra questi capolavori e il film di Borte, manchevole sia della loro cura estetica che della profondità dei contenuti.

Insomma, La vendetta perfetta-Bear Country è un film con potenziale sprecato e durante la visione lo sguardo va molto più l’orologio che allo schermo.

In sala

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