La stanza, recensione del film su Amazon Prime Video

La stanza recensione film

Dopo un intero anno di staticità e di lunghe attese, il 2021 inizia puntando il riflettore su nuovi prodotti del panorama cinematografico italiano. Da pochissimi giorni La stanza (qui il trailer), ultimo film di Stefano Lodovichi, è sbarcato su Amazon Prime Video catturando sin da subito la curiosità degli spettatori.

L’idea del film prende vita dalla visione di un documentario sugli Hikikomori dal titolo Chiusi in casa, la cui tematica di isolamento e allontanamento dalla vita sociale diventa il punto di partenza per costruire gli intrecci narrativi de La Stanza. Gli elementi originari , una stanza e una chiave per l’appunto, vengono intrisi di mistero per esplorare tematiche molto care al regista, il rapporto genitoriale con i figli e tra gli stessi adulti. Ne La Stanza il conflitto è incarnato da Stella (Camilla Filippi), una donna abbandonata dal proprio marito. Nell’intento di compiere un gesto estremo, la donna viene distolta dall’improbabile arrivo di un estraneo (Guido Caprino), inizio di una discesa agli inferi e nei luoghi più bui della mente tra ricordi e sensi di colpa.

Le tematiche non sono di certo una novità, ma rimane interessante l’idea di fondo di voler trattare situazioni familiari di questo genere attraverso dinamiche proprie del thriller psicologico e con sfumature horror. La volontà di ricreare un’atmosfera di tensione è tanta, ma la suspense viene smorzata in poco tempo sebbene alcuni elementi iniziali – l’enigmatica figura della “sposa cadavere” curata nei particolari, il buon accostamento tra situazioni interne alla casa e tempo meteorologico, l’atmosfera inquietante – sembrano voler preparare lo spettatore ad assistere ad una storia intrigante.

Ma si tratta di una sensazione destinata a scomparire in quanto lo spettatore viene lasciato in balìa di dialoghi ricchi di parole e poveri di sostanza, motivo per cui la sceneggiatura scritta da Lodovichi, Filippo Gili e Francesco Agostini non lascia molto spazio ai colpi di scena. Non sono solamente i dialoghi a sviare, l’arco narrativo non è ben definito a causa di buchi temporali che confondono non facendo capire se ciò che si vede è frutto di pensieri e allucinazioni della donna o di un viaggio nel tempo del figlio Giulio.

Certamente ci sono degli elementi che aiutano a mantenere viva la tensione, la casa è uno di quelli. Una meravigliosa location dallo stile liberty, un ambiente sui generis che sembra respirare e interagire con i personaggi, una casa vissuta e a tratti decadente con i segni della sofferenza sulle pareti. La fotografia del film si sposa perfettamente con l’atmosfera tetra e misteriosa che l’ambiente evoca, anche la regia è curata nei dettagli e i lenti movimenti di macchina sembrano introiettare lo spettatore nell’anima dei personaggi e della stessa casa che amplifica il loro stato emotivo. Altro punto di forza è il cast a partire dalla Filippi, molto incline nell’interpretare ruoli drammatici, Edoardo Pesce e il maestoso Guido Caprino intorno a cui orbita principalmente l’attenzione. L’interpretazione dei personaggi si distingue anche per la loro presenza scenica.

Sicuramente c’è l’intento di voler realizzare un prodotto di forte carattere internazionale prendendo le distanze dall’ormai monotono panorama italiano, così come c’è una forte ambizione che fa de La stanza un film riuscito nella forma ma le cui dinamiche interne e il filo conduttore lasciano un pò a desiderare.

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