Spider-Man
Spider-Man (2002)

In un momento di profonda crisi spirituale e materiale, in cui le ansie del quotidiano ripetersi si mischiano all’estenuanti attese di un futuro alquanto incerto, i servizi on-demand continuano golosamente ad aggiornare le loro sterminate biblioteche recuperando anche, come nel caso di Netflix, pezzi storici del fandom supereroistico pre-Marvel Cinematic Universe.

L’ineluttabile colosso dello streaming, consueto sostituto della oramai datata sala cinematografica, non frena dunque la sua foga divoratrice e affianca a The Amazing Spider-Man 2 – Il potere di Electro (2014) di Marc Webb (con Andrew Garfield), Spider-Man: Homecoming (2017) di Jon Watts (con Tom Holland) e Spider-Man: Un nuovo universo (2018) di Peter Ramsey, Rodney Rothman e Robert Persichetti Jr, la mitica Spider-Trilogy dei primi anni 2000, firmata da Sam Raimi, sull’eroe Marvel più amato. Netflix riaggiorna così il suo catalogo infinito e costringe noi, mirabili cowboys dei Big Data, a rituffarci malinconicamente nella ragnatela vintage di quel Peter Parker imbambolato, esausto e innamorato, interpretato da Tobey Maguire.

Se gli Spider-Man di Garfield e Holland si inseriscono in un percorso produttivo-narrativo che li vuole a tutti costi membri audaci di un’Avengers Squad sempre più grande, lo Spider-Man di Tobey Maguire si lancia coraggiosamente in una missione solitaria che lo vede come Eroe archetipico della propria storia. Sebbene le dinamiche de Il viaggio dell’eroe (l’omonimo testo di Christopher Vogler) siano riscontrabili in tutti i film del tessiragnatele, esse appariranno più nitide nella Spider-Trilogy di Raimi, e sicuramente più opache e sfumate nei film di Webb e Watts. Probabilmente perché questi ultimi si assoggettano ad un multiverso seriale e cinematografico in cui i protagonisti sono molteplici, un universo che o sta per nascere (Webb) o che è già nato (Watts).

Il Peter Parker di Raimi invece è l’eroe tragico che, prima di entrare nell’Assemble, deve seriamente e intensivamente passare da solo per tutte le fasi che caratterizzano un grande uomo. Uno Spider-Man che nasce dalle ceneri dell’11 Settembre e che diventa metafora favolistica del percorso di formazione e redenzione di ogni persona. Il personaggio di Tobey Maguire non è quindi il super-vendicatore di cui conosciamo già la vittoria, quanto il grande eroe che, prima di vincere, deve “morire”. Spider-Man, nonostante i suoi poteri, è realmente in pericolo ogni qual volta Green Goblin (Willem Dafoe), Doctor Octopus (Alfred Molina) e Venom (Topher Grace) gli infliggono un colpo quasi fatale. Sono momenti in cui rimaniamo increduli, e arriviamo al punto di sentire incredibilmente il suo dolore. È un po’ come se il fatidico schiocco di Thanos dimezzasse la popolazione ogni volta che l’eroe rischia di rimanerci.

Spider-Man
Spider-Man 2 (2004)

La Spider-Trilogy di Sam Raimi ha dunque le caratteristiche di un’eroica sovra-struttura in cui sono ravvisabili le tre fasi del Viaggio descritte da Cristopher Vogler: l’eroe “nasce” – familiarizza col Mondo straordinario – “muore” – deve passare per la Caverna più profonda – e “rinasce”: soltanto dopo aver affrontato se stesso potrà considerarsi un eroe completo. Peter Parker intraprende un percorso di continua Morte e Rinascita che lo condurrà innanzitutto a identificarsi in un “amichevole Spider-Man di quartiere” (Spider-Man, 2002, trailer), in seguito a riconoscere e comprendere il proprio lato più “umano” (Spider-Man 2, 2004, trailer), e infine a combattere l’Ombra, racchiusa nel profondo del nostro animo (Spider-Man 3, 2007, trailer).

Ogni eroe nasce a seguito di una tragedia, così intrinsecamente radicata nell’Io da sconvolgere l’intero universo percettivo di una persona. La morte dello zio Ben, a seguito dell’11 settembre, è la crisi del “Mondo ordinario” che immette l’eroe sul sentiero della vendetta. Una strada che, se imparata a controllare, può aiutare il protagonista a riorientare la propria bussola e scoprire di essere anche lui coinvolto: l’assassino dello zio è il rapinatore che Peter ha egoisticamente e vendicativamente lasciato andare dopo l’incontro di lotta libera. Man mano poi che l’eroe matura, cresce con lui anche la coscienza di essere un uomo qualunque con interessi e amori, impegnato in studi universitari. Peter Parker finisce col perdere progressivamente i poteri del ragno perché in lui, più che il desiderio di salvare il mondo, prevale un sentimento di umanissima vulnerabilità.

Soltanto attraverso “l’atto di fede più grande” (come dirà quindici anni dopo l’Uomo Ragno a Miles Morales in Spider-Man: Un nuovo universo) e la consapevolezza che “essere Spider-Man” significa dominare sia la parte sovra-umana che quella umana, allora l’Eroe potrà riconquistare il suo diritto ad agire. Tuttavia, anche il più formidabile dei supereroi ha un lato oscuro che tenta invano di nascondere: il Ritorno salvifico dell’Eroe avviene soltanto dopo l’Interiorizzazione dell’Ombra più recondita, con la redenzione dell’uomo da tutto il male che ha inflitto. Spider-Man dovrà affrontare probabilmente la minaccia peggiore… se stesso, con tutte le paure, i rimorsi e gli egoismi della sua personalità.

Spider-Man
Spider-Man 3 (2007)

Incredibilmente dinamiche e mai ripetitive, le sceneggiature dei primi due film della Spider-Trilogy – curate rispettivamente dai maestri David Koepp (Carlito’s Way di Brian De Palma, 1993) e Alvin Sargent (Gente comune di Robert Redford, 1980) – presentano, sviluppano e consacrano il sostrato epico e brillante dell’arrampicamuri per eccellenza. La narrazione dai tratti favolistici ci fa immedesimare in un goffissimo loser americano, innamorato da sempre della “ragazza della porta accanto”, che combatte le sue nemesi a suon di pugni e ragnatele. Più in generale, fondamentali all’interno di tutta la Trilogy sono il progressivo decadimento degli approssimativi schemi ordinari e l’esponenziale crescita interiore del giovane protagonista, che originano dall’assassinio dello zio. La Morte del Maestro sarà lo starter fisico ed emotivo da cui si dirameranno le future decisioni di Peter/Spider-Man: usare i poteri del ragno non per guadagnare soldi ma per combattere il crimine, salvare Mary Jane Watson (Kirsten Dunst) dalle grinfie dei suoi nemici, tornare amaramente sulle tracce di Flint Marko (Thomas Haden Church) in Spider-Man 3 ecc.

Meno brillante e inaspettatamente petulante è la martellante narrazione del terzo capitolo che alle sceneggiature monotematiche dei predecessori (nascita di un eroe e crisi umana del supereroe) contrappone una tripletta di tematiche interessantissime (il conflitto violento con un ex-amico, l’Ombra dell’Umano che contamina inevitabilmente il sovra-umano e la Vendetta per “curare” una ferita ancora aperta); queste ultime purtroppo finiscono per essere soffocate da una narrazione fin troppo incalzante, in cui i troppi personaggi e le situazioni da telenovela spicciola causano un disorientamento e una perdita d’interesse da parte dello spettatore.

In conclusione la Spider-Trilogy di Sam Raimi, riproposta dopo trepidante attesa dal colosso Netflix, è la grande e appassionata saga su un eroe solitario in continua evoluzione e lotta con se stesso. Considerando oggi quello che è riuscito a realizzare il Marvel Cinematic Universe, la trilogia con Tobey Maguire è comunque riuscita a segnare la Memoria di ogni nerd appassionato di trasposizioni dal fumetto al cinema. Il Peter Parker di Sam Raimi rimarrà sempre l’eroe solitario di una storia che vuole essere monito simbolico e costruttivo per i futuri Eroi (non sarebbe affatto male vedere Tobey Maguire nei panni dello zio Ben di Tom Holland). L’eroica sovrastruttura della Spider-Trilogy è di così smagliante intensità che non può rinunciare al suo poetico Messaggio: vivere nella speranza di futuro che sarà radioso se riusciremo a capire, combattere ed interiorizzare i nostri mostri (e qui i toni cupi e tragicamente dolorosi della Trilogy). Le ricompense saranno le tanto desiderate e benefiche riconciliazione dell’Io e realizzazione del Sé.

https://i1.wp.com/www.dasscinemag.com/wp-content/uploads/2021/02/Spider-Man-01.jpeg?fit=1024%2C576&ssl=1https://i1.wp.com/www.dasscinemag.com/wp-content/uploads/2021/02/Spider-Man-01.jpeg?resize=150%2C150&ssl=1Eugenio SommellaApprofondimentiAlfred Molina,Alvin Sargent,Christopher Vogler,David Koepp,Il Viaggio dell'Eroe,Kirsten Dunst,Netflix,Sam Raimi,Spider-Man (2002),Spider-Man 2 (2004),Spider-Man 3 (2007),Spider-Trilogy,Thomas Haden Church,Tobey Maguire,Topher Grace,Willem DafoeSpider-Man (2002) In un momento di profonda crisi spirituale e materiale, in cui le ansie del quotidiano ripetersi si mischiano all’estenuanti attese di un futuro alquanto incerto, i servizi on-demand continuano golosamente ad aggiornare le loro sterminate biblioteche recuperando anche, come nel caso di Netflix, pezzi storici del fandom supereroistico...Università degli studi di Roma La Sapienza