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Dopo aver diretto nel 2012 Les Misérables (vincitore di ben 3 premi Oscar), Tom Hooper (The Danish Girl) nel 2019 si mette al timone di un altro grande progetto: la prima regia cinematografica della storia del musical Cats. L’opera (trailer), avente come fonte letteraria Il libro dei gatti, poesie che Thomas Stearns Eliot destinava ai nipoti, e composta musicalmente da Andrew Lloyd Webber, è uno dei più celebri musical della storia del cinema. Metterlo in forma di settima arte non era un lavoro da poco e non mancano citazioni al musical classico e riferimenti a immaginari fantasy del presente.

La pellicola inizia con una automobile d’epoca che si ferma in una piazza, dalla quale esce una figura femminile (la macchina da presa indugia sul dettaglio dei tacchi per rivelarci il sesso della persona, dato che non ce ne mostra il volto) che scaraventa a terra un sacco contenente una gatta. La macchina ci dà un’idea storica dell’ambientazione temporale del film (anni ’20-’30) e la donna è l’unica figura umana che vediamo in tutta la pellicola. I gatti cominciano a ballare e a cantare, con riferimenti testuali a Rossini e Strauss, e il tipo di ripresa dall’alto di alcune coreografie dal disegno geometrico ci riporta ai film diretti e coreografati da Busby Berkeley nei primi decenni del ‘900. Come a Burkley ci riporta la sequenza dove la mdp passa sotto alle gambe delle blatte allo stesso modo di come avveniva nella celebre sequenza della Quarantaduesima strada con le gambe delle ballerine. A un mostro sacro come Gene Kelly ci riporta invece il tip-tap del Gatto della Ferrovia, con accompagnamento di batteria: stile classico e moderno si incontrano. Infatti i riferimenti ai generi cinematografici sono vari e diversificati: dal musical al gangster movie, dalle battute brillanti disneyane al noir alla Billy Wilder (la figura furfantesca e ambigua di Macavity).

Non sembrano mancare anche i collegamenti al fantasy Disney, che sono e sono principalmente due. Uno è con Pirati dei Caraibi, nella scena della passerella sulla nave dove Elizabeth Swann, come Old Deuteronomy (Judy Dench) in Cats, viene minacciata di essere buttata in mare. Poi la sequenza magica in cui Mr. Mistoffelees, giubilante per l’incantesimo riuscito, anima vari oggetti della chiesa-teatro è in evidente parallelismo con Pomi d’ottone e manici di scopa, dove tramite l’incantesimo della “Stella di Astroth” Eglantine Price (Angela Lansbury) anima armature, scarpe e armi per fronteggiare i nazisti.

Le ispirazioni al musical Les Misérables, sempre diretto da Hooper nel 2012, sono molteplici. L’ambientazione tetra e notturna – che ci riporta, per quasi tutto il film, all’unità di tempo aristotelica – e lo smarrimento della gatta Bombalurina accerchiata dai gatti non possono non farci venire in mente la sequenza del musical del 2012 dove Fantine (Anne Hathaway) viene accerchiata da malfattori e prostitute. Allo stesso modo la Melody cantata a metà tra l’urlo e il pianto della gatta la cui celebrità è dimenticata dal mondo, Grizabella (Jennifer Hudson) non può non riportarci alla meravigliosa I Dremed a Dream di Fantine. Sempre a Les Misérables ci riporta la sequenza finale. Nel film del 2012 i protagonisti cantano un inno alla libertà sulla barricata (sulla scia del quadro di Delacroix). Nel film Cats i protagonisti siedono, invece, sopra una scultura raffigurante una testa di leone (emblema della loro divinità suprema).

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Le ambientazioni sono spesso in estrema opposizione tra di loro: si passa da strade gotiche buie e dal sapore evidentemente noir, a interni vittoriani alla Oscar Wilde, ad ambientazioni sacrali, piene di luce, come la “chiesa-teatro” (evidente rimando alla cultura anglicana di T. S. Eliot), con tanto di sculture feline egizie, dove dovrà avere luogo la scelta del Jellicle Cat. Difatti, nella migliore tradizione orientale perseguita da Eliot nel corso della sua vita, il Jellicle Cat ascenderà alla reincarnazione metempsicotica (Pitagora), non alla cristiana resurrezione, e nel film avviene grazie a un grande lampadario-ascensore che porterà il gatto prescelto verso lo “Strato ionizzato” .

In conclusione, l’adattamento cinematografico di Cats di Tom Hooper all’inizio lascia interdetti per la poca maestria nella regia e per il mancano convincimento nella recitazione da parte degli attori: Taylor Swift sarà una delle voci più importanti del panorama americano, ma certamente in Cats non dà giustizia al suo ruolo. Se a questo aggiungiamo scene sgradevoli, come il ballo delle blatte, mangiate da Jennyanydots (Rebel Wilson), o il tuffo nei rifiuti del gatto Bustopher Jones (James Corden), non si può non dare giudizio negativo ai primi 40 minuti del film. Il regista sembra poi correggere il découpage incerto e non delineato del primo terzo di girato, indirizzandolo verso un alone più fluido e pieno di inventiva scenografica e citazionistica, grazie alla splendida e struggente messa in scena di Melody e all’entrata in scena di due giganti del cinema britannico: Judy Dench, mostrata nella veste di grande mentore, e Ian Mckellen, potente rappresentazione della grandezza del teatro vittoriano, ormai in decadenza.
A questi due icone del cinema anglosassone, si aggiunge un lavoro sulla composizione musicale e coreografica più appassionato e più curato. Mentre tra gli attori apparentemente “secondari”, menzione d’onore va al giovane Laurie Davidson – che interpreta il mago-gatto Mr. Mistoffelees – che con la sua espressività alterna mimiche di insicurezza a mimiche di puro sorriso.

Alla luce dell’evoluzione del film, i padroni che in un primo momento avevano seriamente pensato di liberarsi dei propri felini per via del loro riflesso sullo schermo dai gusti alquanto discutibili, avranno sicuramente (e felicemente) avuto modo di cambiare la propria idea. Cats è disponibile in streaming su Netflix. W i Jellicle Cats!
     

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