
Ci sono alcune storie che entrano nell’immaginario di una nazione e vi si cristallizzano indelebilmente. Saipan racconta proprio una di queste storie. Due uomini, due generazioni, due caratteri opposti e due modi di fare diversi: questi sono i fronti che si scontrano nel film, incarnati da Roy Keane (Éanna Hardwicke) e Mick McCarthy (Steve Coogan). I due registi Lisa Barros D’Sa e Glenn Leyburn scelgono di raccontare una storia vera, ambientata nel 2002, ma senza tempo.
La trama segue la preparazione (o non-preparazione) della nazionale di calcio irlandese ai Mondiali del 2002 in Giappone. La squadra è capitanata da Roy Keane, capocannoniere del Manchester United, amato da tutta l’Irlanda e considerato l’unica speranza di poter vincere il torneo. L’allenatore è invece Mick McCarthy, inglese ma di origini irlandesi, uomo di famiglia per cui il calcio è secondario. Quest’ultimo, pochi giorni prima dell’inizio del mondiale, decide di portare la squadra sull’isola di Saipan, per potersi allenare e riposare. L’esito è disastroso: il campo è indecente, mancano i palloni, il cibo è inadatto a degli atleti e i compagni di squadra di Roy si ubriacano tutte le notti. Nonostante questo McCarthy non ne prende atto, lasciando la squadra allo sbando e guadagnandosi l’astio del capitano, con cui il rapporto era già incrinato da dei precedenti.
L’atmosfera degli anni 2000 si fa sentire pesantissima sin dall’inizio della pellicola, che è difatti piena di spezzoni di clip risalenti al periodo prima di quei mondiali. Si passa da spezzoni di notiziari fino ad interviste ai personaggi stessi della storia, molte delle quali sono però ricreate ad hoc con gli attori. Anche in alcune scene cruciali per la trama, in cui sono presenti dei paparazzi, ci sono degli stacchi di montaggio a delle inquadrature girate con delle videocamere di quel periodo, aumentando ancora di più l’effetto nostalgia. Non si tratta però solo di esercizi di stile utili all’immersione dello spettatore, ma di vere e proprie riflessioni sul media cinematografico e sul modo in cui vengono raccontate le storie vere. Le riprese con qualità più bassa, ricordando le tv di inizio anni 2000, sembrano più vere, dunque completano il racconto, ma mostrano allo spettatore quanto sia facile manipolare la verità.

L’approccio attoriale nell’interpretare persone realmente esistite è sempre una faccenda complicata. I due protagonisti possono però ritenersi promossi a pieni voti. Senza nulla togliere a Steve Coogan, che lavora in sottrazione per restituire la pacatezza di un uomo che non si smuove neanche di fronte alla tragedia, la star del film è Éanna Hardwicke, che dà vita alle numerose sfaccettature del giocatore irlandese. La regia segue il suo punto di vista nella vicenda, mostrando allo spettatore le pietose condizioni di allenamento della squadra e giustificando l’indignazione del capitano, ma il film non risparmia a Keane i rimproveri per aver abbandonato numerose volte la squadra e la nazione. Per Roy però contano di più i propri valori e le proprie convinzioni.
In Saipan il calcio è trascurato. La situazione ricorda parecchio il recente Marty Supreme, sia per le poche volte in cui vediamo lo sport venire praticato sia per una scena in particolare che rimanda alla cascata di palline da golf. Stavolta però la scelta è giustificata dalla situazione della squadra. Nonostante questo l’atmosfera calcistica si fa sentire eccome, anche se non è l’unico universo che il film racconta. C’è anche il lato mediatico, quello dei giornalisti d’assalto e dei paparazzi, del gossip a tutti i costi. Una cosa non è vera se è successa, ma se la si può leggere su un giornale o sentire alla televisione. Ai giornalisti non interessa del rapporto tra i membri della squadra e l’allenatore, a loro basta dare qualcosa al grande pubblico, a costo di creare conflitti tra persone reali con notizie false e non.
Nonostante il film abbia dei momenti esilaranti e assurdi, la realtà è poco romanzata. Siamo ai limiti del mockumentary. Il finale in particolare sveglia lo spettatore dal sogno, ricordandogli che, per quanto in un racconto reale le persone possano incarnare degli archetipi o degli ideali, spesso la realtà è deludente. La squadra non riesce a ribaltare le aspettative basse dovute al polverone degli allenamenti. L’avventura degli irlandesi nel mondiale del 2002 finisce presto, insieme alla pellicola, ma non senza aver stimolato la riflessione su numerosi temi. La tecnica visiva e narrativa utilizzata è la coronazione di Saipan, un’opera da non dimenticare presto e da cui imparare molto.


That sounds like a really interesting film to watch, focusing on that specific time in Irish football history.