
Chiunque vorrebbe poter tornare indietro nel tempo per rimediare ad un proprio errore, a prescindere da quanto grave possa essere. Poter tornare nel momento in cui tutto è andato storto e prendere la scelta giusta. Il desiderio manifestato più volte da quasi tutti i protagonisti di Aontas è proprio questo. Il film scompone la struttura della propria storia andando a ritroso ed interrogandosi sul perché le cose sono andate in un certo modo.
Damian McCann e Sarah Gordon scrivono una pellicola che racconta innanzitutto di una rapina. Si apre mostrandoci Càit (Brìd Brennan) subito dopo il colpo, senza far capire allo spettatore come siano andate le cose. Il racconto della rapina stessa, e soprattutto dei moventi dietro l’atto vengono spiegati con una serie di complessi flashback a ritroso, che svelano strato per strato il cuore della trama. A capitanare la banda di rapinatrici c’è Mairéad (Carrie Crowley), una donna fredda, sicura di sé e misteriosa. Solo andando avanti nel film riusciamo a completare il puzzle del suo personaggio pezzo dopo pezzo.
La caratteristica principale del cinema di McCann è l’utilizzo della lingua irlandese, una lingua ancora viva ma spesso messa da parte, specialmente nel cinema. Il suono duro delle parole irlandesi completa ancora di più l’atmosfera di questo thriller e conferisce la giusta aggressività ad alcuni dei personaggi principali. Per esempio Brìd Brennan ha dovuto imparare la lingua proprio per lavorare con McCann, anche in film precedenti, mentre Seán T Ó Meallaigh, che interpreta lo scaltro Colly, parla irlandese fluentemente ma in un dialetto diverso da quello parlato in Aontas.
Costruire un film al contrario non è affatto semplice. ll regista usa tecniche narrative e visive ben definite. Per esempio l’utilizzo della frase «vorrei poter tornare indietro nel tempo» precede quasi sempre un nuovo flashback, che fa tornare lo spettatore ancora più indietro. Un’altra trovata geniale è quella di far coincidere l’inizio dei salti nel passato ad un evento in particolare, come per esempio una tazza che cade. Questo evento viene messo in reverse e da qui capiamo che il salto è avvenuto. I codici utilizzati sono ben più chiari sullo schermo di qualsiasi spiegazione gli si possa dare, e sono la riprova della mestria di McCann.

L’intera storia è ambientata in un piccolo paese dell’Irlanda del Nord. Il primo motivo è linguistico, poiché l’irlandese non viene utilizzato nelle grandi città; il secondo è legato alla natura della storia stessa, saturata da personaggi connessi tra loro dai legami più svariati; infine, per il regista e la co-sceneggiatrice, era fondamentale che la rapina non si svolgesse in una grande banca, ma in una Credit Union di paese, all’interno della quale sono contenuti solo i pochi risparmi dei cittadini del villaggio. Il motivo può essere compreso solo con la visione del film.
Il sistema dei flashback può essere all’inizio confusionario, ma si comprende meglio andando avanti e abituandocisi. Il sistema funziona non solo per un fattore stilistico ma perché la storia è scritta in modo da invogliare lo spettatore a saperne di più ed a continuare il film. Solo in un momento si rischia di perdere l’attenzione, che viene recuperata subito con un finale inaspettato che ripaga tutto lo sforzo mentale di fare ordine nell’intreccio.
Aontas è un film unico nel suo genere per svariate caratteristiche, un’esperienza cinematografica coinvolgente come poche altre. Il modo in cui i dettagli si svelano di fronte agli occhi del pubblico è un esperimento riuscitissimo e merita l’attenzione dei fan degli heist movies, film di genere diventati ormai troppo ripetitivi, sia nelle dinamiche che nel contesto. Aontas è una ventata d’aria fresca ed un nuovo pilastro del genere.

