
“L’animazione 2D è morta o può ancora essere una valida concorrente dell’animazione digitale? E’ difficile integrarsi nel mondo lavorativo dell’animazione? Può un corto ambientato in un’epoca antica essere attuale?”. Queste sono solo alcune delle domande emerse dalla masterclass di animazione di Giovanna Ferrari durante la recente edizione dell’IrishFilmFesta tenutasi presso la Casa del Cinema.
Giovanna Ferrari è un’animatrice italiana che dal 2015 vive in Irlanda, questo solo dopo aver lavorato per una decina di anni in Francia occupandosi di storyboard per lungometraggi di animazione. In seguito a questa esperienza ha iniziato la sua collaborazione con Cartoon Saloon per Song of The Sea di Tom Moore, collaborazione fruttuosa che ha portato al recente sviluppo di Eiru (trailer), il primo cortometraggio di animazione diretto da Giovanna Ferrari stessa. L’attenzione per quest’opera è stata tale da arrivare in shortlist per gli Oscar, ai quali purtroppo non è stata candidata.
Durante la masterclass, la regista ha sottolineato le difficoltà che hanno colpito la sua carriera come animatrice, ritrovandosi in un settore stagnante come quello italiano e decidendo di recarsi altrove, pur non senza difficoltà. Con l’aiuto dei suoi ormai decennali collaboratori e collaboratrici, Giovanna Ferrari ha dato vita ad Eiru, un cortometraggio della durata di 13 minuti, apparentemente semplice ma pregno di significato.
In un lontano passato, Eiru è una bambina figlia del popolo del fuoco, una stirpe di guerrieri in conflitto da decenni con il popolo della roccia e quello della foresta. Questi scontri hanno alimentato un odio viscerale verso il prossimo e un amore incondizionato verso la guerra, distruggendo la stessa terra che calpestano, ma un giorno qualcosa cambia. Il pozzo da cui la popolazione del fuoco si abbevera è ormai prosciugato e nessuno degli imponenti guerrieri riesce ad entrare nello stretto canale del pozzo per verificare cosa stesse succedendo. Nessuno tranne Eiru, abbastanza piccola e coraggiosa da poterlo fare. Eiru si incammina nel buio alla ricerca della verità, scoprendo come la dea della terra abbia deciso di privare dell’acqua i popoli bellicosi per punirli.

Come affermato dalla stessa regista, la storia affonda le radici nel folklore irlandese, con vari richiami alle leggende popolari e alla mitologia della nazione, legata alla dea Brigida, dea di guerra e di pace. Se pensate che si tratti di un fantasy lontano dai problemi del quotidiano vi sbagliate. Tra la moltitudine di temi raccontati, non mancano i traumi del conflitto, la carenza di risorse, la fuga dei giovani dal proprio paese d’origine, tutto perfettamente amalgamato in tredici minuti. Come detto da Giovanna Ferrari nel corso della masterclass, Eiru nasce da una profonda rabbia, dall’esigenza di farsi sentire in un mondo in cui i capi di stato giocano a fare dio, pensando che la guerra sia una buona idea.
Verso la fine dell’incontro è stato dedicato ampio spazio di discussione allo stato attuale dell’animazione 2D. La regista ha ribadito che la situazione odierna è precaria, ma che ci sono dei segnali di ripresa. In effetti, il 2D come la stop motion sono forme ancorate al passato ma mai superate, poiché nell’ultimo periodo rappresentano un’alternativa più “artistica”, spesso “autoriale”, rispetto alle grandi produzioni. Per far sì che realtà del genere continuino ad esistere ed autrici come Giovanna Ferrari producano ulteriori opere, l’invito è quello di recuperare Eiru e di sostenere le piccole case indipendenti che, a volte, riescono a produrre opere più significative di molti blockbuster.


Che bello che Giovanna Ferrari abbia partecipato! Sono sempre impressionato dal suo approccio all’animazione.