Una vita in fuga, la recensione: ricordi di una famiglia disastrata

Una vita in fuga recensione film Sean Penn

Ora che gli Oscar sono passati e di conseguenza si è conclusa definitivamente la stagione 2021, possiamo concentrarci sui nuovi film in uscita in questo periodo, primo tra tutti Una vita in fuga (trailer). In uscita il 31 marzo al cinema, il film diretto e interpretato da Sean Penn, con la partecipazione dei suoi figli Dylan Frances (Jennifer Vogel) e Hopper Jack Penn (Nick Vogel), è tratto dalla storia vera della famiglia Vogel.

Adattato dalle memorie Flim – Flam Man: The True Story of My Father’s Counterfeit Life di Jennifer Vogel (2005), Una vita in fuga, in inglese Flag Day, racconta la storia di un uomo, John Vogel, sognatore sconclusionato incapace di vivere la sua vita tranquilla di marito e di padre. Difatti, segnato da questo forte spirito di rivoluzione e idee innovative, che puntualmente si riveleranno fuorvianti, John si ritrova ad essere una figura errante nella vita dei suoi figli Jennifer e Nick. Abbandona la moglie Patty (Katheryn Winnick), una donna distrutta dal dolore che si rifugia nell’alcool e in bieche relazioni, per rincorrere frettolosamente il sogno di una vita spericolata e sopra le righe, sempre composta dai vizi.

Una vita in fuga è la storia di un uomo mai cresciuto, un Peter Pan smanioso di avere tutto, nonostante i suoi mezzi siano pochi. Come la bandiera a stelle e strisce che ogni 14 giugno vola alta, guidata dal vento, la realtà di John Vogel è mutevole, contraddistinta solamente dalla scia di inganni lasciati lungo il suo passaggio. Questo non è però ciò che vuole per i suoi figli, il suo unico punto di riferimento nella sua enorme dissolutezza. Cerca dunque, di tanto in tanto, di ricostruire con entrambi un rapporto vero e durevole, pur consapevole di non poter ricoprire il ruolo centrale di un vero padre. Quando sembra che ci sia un punto di svolta per questa famiglia estremamente fragile e disastrata, dove i due bambini ritrovano un po’ di quiete, sopraggiunge il baratro della disfatta, pronto a travolgerli con i suoi gravosi pesi.

Di conseguenza a farsi carico delle responsabilità verso suo fratello è la piccola Jenn, non solo altra protagonista indiscussa del film, ma anche la voce narrante della storia. Punto centrale della pellicola, infatti, è la difficile crescita della ragazza, che nonostante i tortuosi ostacoli di una vita altalenante, continua a perpetuare il rapporto con il padre John. Jennifer, accecata per troppo tempo dal fumo nero dell’idealizzazione e dall’affetto smisurato che prova nei suoi confronti, ripercorre inconsapevole gli stessi errori del padre, non curante del suo futuro.

Una vita in fuga propone poi, nella sua biografia drammatica, una seconda possibilità, una rinascita per padre e figlia, totalmente distante dal loro passato e dai loro incubi. Ma se questo vale per la nostra protagonista femminile, ormai donna risoluta e di carriera, non si può dire lo stesso per il personaggio di Sean Penn. È proprio qui che avviene la rivelazione per la giovane Jenn. Quello che sin dall’infanzia era il suo unico vero eroe, ora si rivela, in età adulta, per quello che è: un individuo irresponsabile verso i suoi doveri familiari.

Nel film vediamo un uomo speronato dalla società fino a sanguinare e costretto, fino al punto di non ritorno, a sacrificare se stesso pur di ritagliarsi un pezzo di libertà.Nonostante i mille inganni, le mille bugie e le mille ricadute, Jennifer Vogel ricorda il padre come una persona buona, dall’animo gentile, che ha amato i suoi figli sopra ogni cosa. Ebbene Una vita in fuga è la rappresentazione emblematica dell’altra faccia della medaglia del sogno americano, in cui l’individuo, non conforme alle regole, deve lottare a pugni stretti per ottenere ciò che vuole, per se stesso e per la sua famiglia.

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