How I Met Your Father, la recensione dell’attesissima serie su Disney+

La recensione di How I Met Your Father, la nuova sitcom firmata Hulu

Una ragazza affronta la quotidianità newyorkese in compagnia dei suoi amici, alla ricerca del fantomatico principe azzurro. Già sentito? Già visto? Forse perché è proprio lo spin-off di una certa serie terminata nel 2014. How I Met Your Father (trailer), originale Hulu da noi su Disney+, è la sitcom di cui nessuno sentiva il bisogno ma che è arrivata lo stesso. Creata da Isaac Aptaker e Elizabeth Berger, ci ritroviamo ad essere testimoni delle agonie amorose della povera malcapitata, Sophie (Hilary Duff) e, automaticamente, di quelle di tutti i suoi amici.

È forse ingiusto confrontare questa serie con How I Met Your Mother, poiché si tratta pur sempre di una nave con capitani diversi (nonostante Carter Bays e Craig Thomas compaiano fra gli executive producers) ma è davvero evitabile? No e per una serie di motivi: il concept di questa sitcom si affida completamente al fattore nostalgia. La Sophie del 2050 (interpretata da Kim Cattrall) si siede su un divano per raccontare al figlio come ha conosciuto suo padre. Stavolta la situazione è ribaltata, di questo personaggio conosciamo solo la voce, per una ragione non sottovalutabile: il cast è estremamente inclusivo, il colore della pelle della progenie sarebbe uno spoiler semi-immediato.

Anche in questo caso abbiamo un duo di amici, Jesse (Chris Lowell) e Sid (Suraj Sharma), che si conoscono dacchè erano in fasce e che condividono lo stesso appartamento… lo stesso di Ted e Marshall. L’effetto di sospiro sognante in memoria dei bei tempi andati è inevitabile e i creatori lo sanno bene, tanto da infilarci personaggi e luoghi che pensavamo di aver salutato per sempre (ma non starò qui a rovinarvi la sorpresa). La ciliegina sulla torta sarebbe stata una buona sceneggiatura, purtroppo però ci è stata negata.

Questa prima stagione si spalma su dieci episodi, troppi o pochi non sta a me dirlo: è, però, inevitabile notare l’assenza di profondità. Jesse e Sid, così come Sophie e Valentina (Francia Almendárez), sono amici per la pelle, in un rapporto di profonda fratellanza, quelli per cui si farebbe di tutto: allora perché non mostrarlo? L’impressione che si ha guardando How I Met Your Father è di tornare indietro nel tempo ma su Disney Channel (scusa, Hilary). La recitazione è esasperata, i “cattivi” sono cartooneschi, la laugh track è un triste promemoria di una risata non avvenuta al di fuori dello schermo.

Certo, è un Disney Channel vietato ai minori di 18 anni, che mostra sex toys maschili e delle donne che non hanno paura di parlare di sesso (per carità, neanche Lily e Robin ce l’avevano). Il network privato può aver “rovinato” l’esperienza della censura, che portava a inventare sandwich per parlare di canne o alle fantasiose analogie di Barney per parlare dei suoi vari amplessi. E visto che abbiamo citato Barney, parliamo di esseri umani fallati: nel mondo di How I Met Your Father non esistono.

O meglio, esistono a parole, in un senso di necessario equilibrio fra bene e male perché una storia abbia ragion d’essere. Eppure i conflitti si risolvono senza sforzi, senza vere emozioni. Arriviamo all’ultima puntata privati del desiderato rapporto empatico con i personaggi. Il punto è che le occasioni non mancano: Sid è in una relazione a distanza con la futura moglie Hannah (Ashley Rayes), Jesse esce da una lunga relazione terminata in modo traumatico, Valentina si tuffa in un rapporto con Charlie (Tom Ainsley), che ha lasciato la sua ricchezza in Inghilterra per stare con lei. Sophie cerca l’amore in un mondo immerso nell’ipocrisia dei social network. Ellen (Tien Tran), sorella di Jesse, ha divorziato dalla moglie e arriva a New York sperando in un nuovo inizio. Le basi per la complessità ci sono tutte e non vengono sfruttate.

E sì, il confronto risulta anche questa volta ingiusto. Se il concept non avesse avuto un così diretto (e voluto) legame con la serie del 2005, forse questa sarebbe stata una sitcom quasi gradevole. Un modo per avere compagnia nei momenti di noia o di solitudine. Viene, invece, schiacciata dal peso della sorella maggiore, talmente intrisa di flashback, di gag ricorrenti, di personaggi tanto viziosi quanto virtuosi, che fa impallidire i pochi sforzi della seconda. How I Met Your Father è il diretto esempio di come adagiarsi sugli allori (degli altri) possa essere pericoloso.

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