Elizabeth A Portrait in Part(s), la recensione: una sfida alla maschera della corona

Elizabeth A Portrait in Part(s), la recensione

La novantaseienne più famosa del mondo torna sui grandi schermi grazie a un nuovo documentario. La domanda sorge spontanea: con tutte le serie, i film, i libri e gli articoli usciti su Elisabetta II, era davvero necessario questo lungometraggio? Ebbene sì: Elizabeth A Portrait in Part(s) (trailer) di Roger Michell è proprio il tassello che mancava nella massa di prodotti mediali legati a questa figura leggendaria. La parola chiave di questo nuovo progetto, firmato dal regista di Notting Hill, è “ribaltare”.

Ribaltare il racconto. Sebbene con il suo classico poster il film possa trarci in inganno sui toni della narrazione, Roger Michell ci avvisa immediatamente che il suo non sarà il solito documentario. Ad insospettirci è già la prima immagine di apertura: una foto della regina ad occhi chiusi. Da lì iniziano ad essere scalzati via i toni pomposi adatti alla famiglia reale, le interviste e le testimonianze celebrative, la voce over, le immagini e i video di repertorio, la musica maestosa. In poche parole: via qualsiasi cosa possa essere collegata all’immaginario della casa reale.

Proprio come un guanto che viene rivoltato, lo stile di narrazione viene ribaltato: toni pop, ritmati, uso di prodotti video variegatissimi, che spaziano dalle riprese dell’incoronazione fino a un episodio di Peppa Pig. Insomma, Roger Michell crea un’opera che, grazie all’uso dei materiali scelti e al montaggio che procede per metafore, contrappunti e analogie, si avvicina alla cultura e alle logiche presenti sul web, quasi come un video fanmade di YouTube.

Elizabeth A Portrait in Part(s), la recensione

Ribaltare la prospettiva. Altro elemento valido in questo documentario è il punto di osservazione. Infatti, sembra ormai impossibile scoprire nuove sfaccettature di questa figura storica. Michell, allora, decide di guardare non dietro la corona, ma davanti, mettendosi faccia a faccia con quella maschera che siamo abituati a vedere.

Lo dice chiaramente nell’apertura, dove crea un montaggio alternato tra spezzoni video di attori che si preparano per andare in scena e riprese in cui la regina si veste per una cerimonia, il tutto accompagnato dalla canzone di Robbie Williams Let Me Entertain You.

Se, inizialmente, osservare Elisabetta II attraverso l’immaginario che si ha di lei può sembrare una mossa azzardata e superficiale, via via il film rivela il suo asso nella manica: a poco a poco, ci si accorge di non stare semplicemente osservando la maschera del ruolo di regina, bensì le sue crepe. Questo sguardo così ravvicinato alle pose, ai gesti istituzionali, alle formalità e alle usanze, svela in maniera disarmante la donna che per tutta la vita ha dovuto recitare un ruolo. Ecco, quindi, che il film inizia a raccontarci l’amore per i cavalli di Elisabetta, la sua figura di madre, di moglie, di bambina e di femme fatale per una generazione di ragazzi.

Come dice il titolo, Elizabeth A Portrait in Part(s) è un susseguirsi di ritratti che, come dei cavalieri incoscienti, si addentrano nella foresta di illusioni legate alla corona. Si sa, però, come finiscono queste storie: nonostante gli azzardi, i cavalieri trovano sempre un autentico tesoro.

Elizabeth A Portrait in Part(s) sarà in sala dal 16 al 18 maggio, come evento speciale per festeggiare il suo Giubileo di Platino.

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