Home Sweet Home Alone, la recensione del nuovo capitolo su Disney+

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Mamma ho perso l’aereo (Home Alone in originale), rappresenta uno di quei cult insormontabili che non solo hanno rappresentato un importante punto di riferimento per più di una generazione, ma entra in quella categoria di film molto speciali che sono i film natalizi per famiglie, accompagnato da Il Grinch, Elf, e tutto quell’insieme di film che già dai primi giorni di ogni dicembre comincia ad invadere i palinsesti della televisione pubblica, semplicemente per ricordarci che siamo di nuovo in quel periodo dell’anno.

Ecco perché proporne, dopo così tanti anni, un film a metà tra un sequel ed un remake, non poteva che rivelarsi una mossa poco efficiente. Difatti, Home Sweet Home Alone (trailer) nasce già come un film “sfortunato”, che inevitabilmente si ritrova a doversi confrontare con la pesante eredità lasciata dai due film originali, così profondamente cari a tante persone in tutto il mondo. Un confronto che, chiaramente, non può essere retto. Ma se preso, invece, come film a sé stante, può funzionare?

Alla regia non abbiamo più Chris Columbus ma Dan Mazer e come protagonista non vediamo più l’iconico Kevin interpretato da Macaulay Culkin bensì il giovane Max (Archie Yates, già visto in Jojo Rabbit). La trama si presenta lievemente diversa, ma al centro di tutto vediamo nuovamente un bambino dimenticato a casa dalla propria famiglia durante le vacanze di Natale. Se nel film originale avevamo a che fare con un duo di criminali spietati (seppur nella loro goffaggine, divertenti), qui invece troviamo una coppia (Ellie Kemper e Rob Delaney) in serie difficoltà economiche, che si ritrova costretta a “rapinare” il giovane Max per disperazione più che per sete di denaro. Una storia in cui i cattivi non sono davvero cattivi, segnata (e forse, contaminata) da un’eccessiva moralità generale ed una gestione eccessivamente semplice delle situazioni presentate, con un happy ending stucchevole, ma non emozionante.

Un film che cerca di aggiornarsi con i tempi ma in maniera forzata e artificiosa, vedasi i dialoghi decisamente poco spontanei tra i vari personaggi che presentano costantemente riferimenti a grandi multinazionali (McDonald’s, Lego, ecc.), o Max che una volta compreso d’essere rimasto solo a casa tenta di approfittare dell’assenza della madre per scoprire “il peggio di internet”. Max, un protagonista meno simpatico dell’originale, ma anzi petulante e a tratti saputello, al punto da portare lo spettatore a tifare più per la coppia di “ladri” verso i quali si nutre una strana empatia.

Se i due film originali presentavano un’ironia bilanciata, in grado di funzionare sia per i più piccoli che per i loro genitori, con Home Sweet Home Alone ci ritroviamo dinanzi ad un umorismo decisamente più pulito, ma anche più puerile. Perché contrariamente a quanto si possa pensare, anche facendo riferimento ai primi capitoli, far cadere i ladri su sé stessi non basta per far ridere. Questo chiaramente non significa che il film non sia in grado di strappare una risata a chi lo guarda, ma lo fa in un modo ben diverso, più in linea con i canoni attuali di quello che può essere un film Disney per famiglie contemporaneo.

Se aggiungiamo poi, una sceneggiatura banale, con dei pretesti di trama veramente troppo comodi (come urlare il codice di sicurezza del proprio sistema d’allarme al vicinato o lasciare le chiavi sotto lo zerbino nel 2021) ed una strana assenza di una vera e propria atmosfera natalizia, ma soprattutto di quel tocco magico a metà tra il dolce e il malinconico tipico dei film di Chris Columbus, a questo film rimane veramente ben poco. Forse, i momenti più godibili sono quelli caratterizzati da un leggero fanservice, se così si può chiamare, tramite citazioni e alcune sorprese in grado di indurre un sorriso a tutti coloro che con i primi due capitoli ci sono cresciuti.

Un film, quindi, che in comune con l’originale ha ben poco oltre al titolo (anch’esso stravolto) e che vive esclusivamente di ciò che l’ha preceduto e gli ha permesso di esistere oggi. A prescindere da come lo si prenda, se come un nuovo capitolo o un’opera autonoma, si tratta di un film debole che difficilmente riuscirà a far appassionare alla saga una nuova generazione e che probabilmente sa di non poterlo fare. Emblematico il fatto che all’interno dello stesso film venga sottolineato da uno dei personaggi come, anche con le migliori intenzioni, certi cult non vadano toccati: <<Non so perché provino sempre a rifare i classici, non sono mai belli come gli originali>>.

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