Immagine di locandina di "El Reino"

Siamo ciò che combattiamo. Se si dovesse trovare un senso ultimo a El Reino (Il Regno) di Rodrigo Sorogoyen, nelle sale dal 4 luglio, sarebbe questo.

La produzione ha richiesto giorni di documentazioni, registrazioni con microfoni nascosti, lettura di libri di giornalismo investigativo e confronti con politici, magistrati e giornalisti. Sceneggiato insieme alla scrittrice Isabel Peña e accompagnato dalle musiche elettroniche di Olivier Arson, El Reino racconta a ritmo serrato la caduta di un vice segretario regionale, Manuel López Vidal.

Una fuga di notizie incastra lui e un collega, Paco, facendo emergere le attività illecite in cui sono coinvolti. Quello è l’inizio del tracollo: dall’essere sul punto di diventare Presidente della Regione, Manuel si ritroverà indagato e allontanato dal Partito. L’intera vicenda avrà ripercussioni anche sulla moglie, perfettamente consapevole di ciò che aveva fatto e nonostante tutto sua sostenitrice, e su sua figlia, cui sarà preclusa la possibilità di avere un facile accesso ai migliori istituti. La decisione del Partito di salvare Paco, però, scatena la reazione di Manuel: “Muoia Sansone con tutti i Filistei”! Con l’aiuto del suo avvocato cercherà, quindi, il modo di far emergere tutta la corruzione dei suoi colleghi, che avevano in realtà le mani sporche quanto lui. Ma non sarà un’impresa semplice: infatti, come indica il titolo stesso, “I Re cadono, ma i Regni perdurano”.

El Reino è un film scomodo. È un ritratto della politica, spagnola quanto italiana quanto, forse, internazionale, cui si è abituati. Vederla rappresentata in modo così schietto e da un punto di vista interno, però, provoca comunque un moto di rabbia. Poiché generalmente si parla di corruzione, tangenti e politici astrattamente, mentre El Reino restituisce questa realtà in modo diretto e talmente sfacciato da portare, paradossalmente, a provare empatia con il protagonista. Nei momenti in cui Manuel fallisce, per un motivo o per un altro, nell’acquisire le prove dei traffici dei colleghi, la sua collera è anche quella dello spettatore. Perché laddove lui perde la sua leva per ricattare il “Regno”, il pubblico vede l’ennesimo potente che si assicura il suo posto in “Paradiso”.

El Reino è un thriller politico che va dritto al punto. Denuncia la corruzione facendo parlare un uomo che vi è immerso, convinto di essere al sicuro fin quando non si trova costretto a doverla contrastare. Diventa ciò contro cui ha tentato di combattere. Alla domanda “Si è pentito?” la risposta non può che essere, infine: “Certo che sì”.

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