Assassinio sul Nilo, la recensione: torna il detective Poirot di Kenneth Branagh

Assassinio sul Nilo recensione film Kenneth Branagh

Dopo anni di rimandi e scandali arriva finalmente nelle sale cinematografiche Assassinio sul Nilo (trailer), sequel del film di successo Assassinio sull’Orient Express (2017), e diretto nuovamente da Kenneth Branagh. Adattamento del celebre romanzo scritto da Agatha Christie, il film vanta un cast stellare con nomi del calibro di Annette Bening, Gal Gadot, Armie Hammer, Letitia Wright e molti altri. Partendo da premesse così forti ed un budget da blockbuster, sulla carta questo nuovo capitolo della saga di Poirot ha tutto ciò che gli serve per essere un ottimo successo.

Assassinio sul Nilo però fa acqua da tutte le parti. Scordatevi il libro, il film del 1978 ed anche l’episodio della serie televisiva del 2004, poiché questo nuovo rifacimento se ne distacca cercando di rimanere a galla come può, con un film ormai andato totalmente alla deriva a causa dei tagli e delle vicissitudini successe sul set e legate ai suoi protagonisti. Ma andiamo per gradi. La storia di base è forte, si rifà ad un mistero ed un nuovo caso da risolvere per il Detective Poirot (Kenneth Branagh). Ci troviamo in Egitto, meta esotica e rassicurante. Il sole splende e tutto sembra andare per il meglio quando ecco che difronte agli occhi incuranti degli invitati si assiste ad un omicidio. Troppi sospettati e troppi pochi indizi fanno sviluppare la storia in una corsa contro il tempo per scoprire il colpevole prima che il vascello, luogo dove si dovrebbe svolgere il matrimonio, attracchi e i sospettati scendano e spariscano facendola franca.

Assassinio sul Nilo inizia però compiendo un passo indietro, con un rimando alla guerra, ci mostra un Poirot giovane ed arguto che cerca di salvare i suoi compagni. Il film parte fortissimo con inquadrature artistiche e particolari, passando da panoramiche a dettagli ben calibrati da un uso della macchina a mano che ci riporta esattamente dentro l’angoscia e la frenesia della guerra. Inoltre l’utilizzo del bianco e nero contorna perfettamente questo preludio donandoci sia una connotazione temporale che emotiva molto forte, rendendolo quasi come un ricordo portante e ben saldo per lo sviluppo personale del nostro protagonista. Passati questi venti minuti, la storia procede su una linea piatta, senza ritmo, troppo statica per una storia di questo impatto.

Assassinio sul Nilo recensione film Kenneth Branagh

Con un’ellissi temporale ci ritroviamo nel vivo dell’azione e nel nuovo scenario con un sole egiziano che illumina la scena scaldandoci e tranquillizzandoci. La costruzione di queste scene però risulta totalmente sbagliata, gli effetti speciali distolgono notevolmente l’attenzione dalla narrazione mostrandosi incredibilmente fittizi e svelandosi costantemente nella scena, vediamo così dei fondali ambientali piatti che evidenziano l’uso del green screen in un film dove questo non dovrebbe accadere. Inoltre tutto sembra non quadrare passando da un uso delle luci fastidioso ad una storia piena di buchi di trama che non porta a nulla, lasciando lo spettatore confuso, non però nell’accezione positiva che si dovrebbe creare da un film mystery di questo stampo.

Punto a favore di questa pellicola sono sicuramente le interpretazioni, impeccabili e molto centrate in una sceneggiatura che purtroppo non riesce a convincere nessuno. La storia sembra incredibilmente tagliata, accompagnando lo spettatore al plot-twist finale scontato senza nessun coinvolgimento e senza una vera motivazione alla base. È proprio questa la pecca maggiore del film, la motivazione. Assassinio sul Nilo non ha trasporto, i suoi personaggi sembrano abbozzati, non convincenti, incompleti. La loro scrittura è talmente tanto distaccata da giocare su stereotipi già visti e rivisti, non trasportando emotivamente nessun tipo di messaggio o senso e non spingendo lo spettatore ad empatizzare con essi, così da non farci interessare a chi muoia o a chi sopravviva.

La regia, salvo qualche espediente stilistico come dei piani sequenza ben articolati, è imbalsamata, statica, più vicina alla sfera televisiva più comune, giocata su campi e controcampi, che sul cinema impegnato. A differenza del precedente capitolo dove la macchina da presa seguiva i movimenti del treno, riportandoci ad un sentimento angosciante di una vera e propria corsa contro il tempo, qui la macchina da presa sembra ancorata a quel vascello immobile al centro del Nilo, non creando nessun coinvolgimento e nemmeno nessun senso di mistero, lasciando il tutto sprofondare nell’ovvietà.

Alla fine dei giochi il mistero viene svelato, ma l’unica cosa che rimane allo spettatore, ammesso che sia ancora sveglio dopo le due ore di film, è la piattezza, l’inconsistenza ed una aspettativa smorzata e spenta. Tra i suoi difetti evidenti, qualcosa si salva nonostante tutto, come le buone interpretazioni, ma ciò non basta a far rimanere a galla questo progetto che probabilmente ha risentito di tutti i suoi scandali, stravolgendo così una valida idea iniziale e tramutandola in una molto mediocre. Senza nessuna pretesa il film potrebbe essere anche godibile incanalato nell’ottica del passatempo, ma legato al contesto ed ai suoi vari punti risulta sottotono. Assassinio sul Nilo si presenta così come non abbastanza, scontato, non minimamente iconico. In un contesto di rinascita post-pandemica del cinema non lascia il segno, diventando uno tra i tanti sequel non all’altezza dell’originale.

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