Afterlife, la recensione della seconda stagione su Netflix

After Life

La seconda stagione di After Life è ora disponibile su Netflix (qui il trailer). La serie inglese, scritta e diretta da Ricky Gervais è incentrata sul dolore per la perdita di una persona amata. Tony, interpretato ovviamente da Gervais, fatica a capire come continuare la sua vita dopo la morte della moglie per un cancro, passando le giornate tra vino, lavoro e la compagnia del suo cane, che considera l’ultimo e unico elemento positivo della sua vita. La vicenda è ambientata in una immaginaria cittadina della tipica campagna inglese, dove la routine la fa da padrona e tutti si conoscono tra loro, alla Hot Fuzz per intenderci.

Gervais si conferma, con questa seconda stagione, capace di delineare un ancora più realistico quadro di un uomo afflitto dal ricordo della felicità. Si distacca infatti dallo stile comico critico, caratteristico delle sue performance agli Oscar e ai Golden Globe, per narrare, in modo realistico e drammatico, una vicenda canonica e quotidiana. I toni non sono cupi, ma il ritratto del carattere del protagonista riesce a giocare magistralmente con l’umore dello spettatore, creando così una figura dall’indole altalenante e in grado di variare costantemente tra l’idea del suicidio e la voglia di cercare qualcosa per cui valga la pena continuare a vivere, in grado di tenere empaticamente il pubblico in un limbo emotivo.

After Life

Nonostante anche questa seconda stagione sia composta solamente da sei episodi dalla durata di venticinque minuti ciascuno, scontentando così gli amanti del binge watching, ad ogni personaggio viene dato uno spazio sufficiente per proseguire con il suo arco narrativo. Tuttavia, i personaggi secondari fanno principalmente da sfondo, all’interno del quale si articolano le vicende di Tony. Gervais li utilizza per delineare delle piccole macchie intorno al protagonista principale, usandole per dare modo a quest’ultimo di destreggiarsi tra autocommiserazione, dolore e desiderio di apatia. Non si può decisamente parlare di eroe, nemesi, aiutanti eccetera, infatti la costruzione del percorso di crescita di Tony e le sfide che si trova a dover affrontare sono strettamente connesse al suo percorso emotivo e di accettazione della sofferenza, nascendo, sviluppandosi e risolvendosi in sé stesso.

Dovremo aspettare qualche settimana per avere la conferma del rinnovo per una eventuale terza stagione, ma considerando l’ottima recezione della prima stagione da parte del pubblico, e considerato il buon livello di questi nuovi sei episodi, possiamo dirci ottimisti a riguardo. Dopotutto è d’obbligo anche un’altra considerazione: la piattaforma streaming che produce la serie non sempre è considerabile in prima linea nella produzione di contenuti di qualità, di conseguenza la perdita di After Life causerebbe un ulteriore abbassamento di quel livello di pregio complessivo che già più volte è stato messo in discussione.

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