
I bambini adoreranno la spensieratezza de L’Isola dei Ricordi (trailer). Non è solo un commovente e ilare film per bambini, ma anche un passo necessario per gli adulti che desiderano muoversi verso un futuro incerto.
La storia delle due amiche protagoniste comincia come una rivisitazione artistica di Una Notte da Leoni, in cui loro devono ripercorrere la notte passata per comprendere cosa sia successo. Facile il paragone con l’intero film, dove per affrontare il futuro bisogna prima capire il passato. Il romanticismo non finisce qui, dove l’amicizia diventa centrale ma non asfissiante, e si supera l’egoismo per dare spazio all’altra.
Il discostarsi dall’America è centrale. All’inizio è la destinazione di entrambe le protagoniste, alla fine comprendono che è solo parte della loro vita e accettano la loro identità. Anche nella musica accade questo: fino alla fine del film le canzoni sono per lo più Pop Americano, per poi avvicinarsi sempre di più alla musica Filippina. Non è disprezzo per l’America, è un comprendere prima sé stesse, per poi, in caso, viaggiare da donne complete.
Il regista Joel Crawford comincia a trovare una sorta di autorialità nelle sue opere. Tralasciando le prime due, è interessante il paragone con Il gatto con gli stivali 2 – L’ultimo desiderio. Entrambi i film hanno un cane abbandonato, una mappa da seguire, colori sgargianti e un nemico da paura. Persino la magia è coerente tra i due. Continua ad essere affascinante lo stile di Crawford, e l’interesse non si fermerà sicuramente qua.

L’avversaria principale, con i suoi sensi alterati e i brividi che le percorrono il corpo, quasi eguaglia il Lupo del film sul Gatto. Le scelte registiche nei suoi movimenti la rendono ancora migliore di quanto sia, e ogni volta che sta sullo schermo provoca dei sani brividi. Il parallelismo con lei e una delle protagoniste è piuttosto chiaro, dove l’altra trova invece la sua simile in una grotta piena di oggetti. Parallelismi completamente personali, ma potrebbero risultare corretti nel lungo andare e con un analisi più precisa.
L’arte di L’Isola dei Ricordi non lascia a desiderare, e fa ben sperare nella Dreamworks come unica fonte artistica contemporanea che si rispetti. Colori, scelte tecniche, presenze su schermo, tutte cose che assieme creano le miscela per il film perfetto: ricorda anche leggermente I Mitchell contro le macchine. Tra la miriade di scelte artistiche, non si sa scegliere quale più dia nell’occhio. E sebbene sono contestualizzate nel momento meno eccitante del film, sono comunque una gioia per gli appassionati. I bambini in sala erano esterrefatti.
In conclusione, una preghiera va agli altri studi d’animazione, perché la Dreamworks comincia ad essere davvero imbattibile. Difficilmente si può detestare un film del genere.
Dal 24 settembre al cinema

