What if…?, la recensione della nuova serie Marvel su Disney+

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Nella Casa delle Idee è tempo di esperimenti: dall’11 agosto, infatti, è disponibile su Disney+ l’episodio pilota di What if…? (trailer), prima serie animata realizzata dai Marvel Studios, a cui è stato affidato il compito di spiegare agli spettatori uno dei concetti fantascientifici più complessi che l’universo gestito da Kevin Feige abbia mai tirato in ballo: dopo i viaggi nel tempo, è arrivato il momento del multiverso.

Sono passati oltre due mesi ormai dall’episodio finale di Loki, in cui Sylvie ha ucciso Colui che rimane, lasciando così l’universo che conosciamo libero di diramarsi all’infinito. E adesso eccoci di nuovo qui, con una serie antologica che ha l’intento di preparare lo spettatore per quello che avverrà nella Fase Quattro del Marvel Cinematic Universe, in particolare in Spider-Man: No Way Home (2021) e in Doctor Strange in the Multiverse of Madness (2022).

Composta da nove episodi, della lunghezza compresa tra i trentatré e i trentacinque minuti, e già confermata per una seconda stagione, What if…? prende spunto dal più classico degli espedienti fumettistici: raccontarci come si sarebbe potuto evolvere il Marvel Cinematic Universe se alcuni momenti chiave della sua storia non fossero avvenuti come nella continuity principale. In ogni episodio ci viene presentato un nuovo universo, simile ma mai identico a quello che conosciamo, spaziando tra toni, temi e generi completamente diversi tra loro, senza dimenticare i sentimenti e le emozioni che in passato ci hanno fatto affezionare tanto a questi personaggi.

Ad accompagnarci in questo viaggio è Uatu, un alieno appartenente alla misteriosa razza degli Osservatori, comparsi per la prima volta nel film Guardiani della Galassia Vol. 2 (2017). Narratore onnisciente, doppiato in inglese da Jeffrey Wright e in italiano da Paolo Marchese, Uatu ha l’ingrato compito di assistere alle vicende che animano il multiverso senza mai interferire.

Di questi nove episodi, vale la pena citarne almeno tre a titolo di esempio, partendo proprio dal primo, che ci propone un cambiamento tanto basilare quanto paradigmatico, permettendo allo spettatore di ambientarsi senza stravolgere troppo le cose: cosa sarebbe successo se Peggy Carter avesse assunto il siero del super-soldato al posto di Steve Rogers? Non molto in realtà, nel senso che Captain Carter mostra fin da subito di avere la stessa dose di eroismo del suo storico compagno, ripercorrendo di pari passo tutte le imprese affrontate da Steve nel film Captain America – Il primo Vendicatore (2011). Il personaggio di Peggy colpisce a tal punto da far chiedere allo spettatore se non sarebbe il caso di continuare la sua storyline, magari con un film live action o una serie a lei dedicata.

Ma passiamo al secondo episodio, il quale non procede su toni altrettanto familiari, ponendoci di fronte a un interrogativo che cambia radicalmente la storia dell’universo a cui siamo abituati: cosa sarebbe successo se i Ravagers avessero rapito il giovane T’Challa al posto di Peter Quill? Le vicende di questo Star-Lord alternativo riprendono vent’anni dopo quell’evento e sono ambientate nella parte cosmica dell’Universo Marvel, dove troviamo un Thanos che ha rinunciato ai suoi propositi bellicosi e una Nebula che non è mai diventata un cyborg, tutto a causa di T’Challa, che, con il suo coraggio e il suo eroismo, sembra aver influenzato tutti quelli che lo circondano. Non si poteva immaginare un addio migliore per Chadwick Boseman, che in questa serie dà la sua ultima, magistrale interpretazione del personaggio di T’Challa.

Parliamo infine del quarto episodio, forse il più abile di tutti nello spiazzare e commuovere lo spettatore: partendo da un incidente d’auto in cui la dottoressa Christine Palmer perde la vita, la puntata ci mostra cosa sarebbe successo in seguito a Stephen Strange, la cui malinconia per l’amore perduto sembra prendere sempre a poco a poco il sopravvento sulla parte più eroica del personaggio. Il cinismo qui è tale da far pensare più a Black Mirror che non a una serie dei Marvel Studios, rappresentando forse l’episodio più coraggioso che Kevin Feige abbia prodotto fin qui.

Addentrandoci nei singoli episodi di What if…?, notiamo sicuramente un ottimo impiego dell’animazione in cel-shading, che va migliorando sempre di più di puntata in puntata. La qualità della serie, tuttavia, risiede quasi esclusivamente nella sua componente visiva, dal momento che i punti deboli risiedono, invece, nella durata dei singoli episodi, eccessivamente brevi, che in alcuni casi si ritrovano addirittura a non chiudere affatto la storia presentata, e soprattutto la coerenza interna.

Non stupisce che i due sceneggiatori di What if…?, A.C. Bradley e Matthew Chauncey, abbiano dichiarato che la serie sia stata scritta e prodotta prima di Loki, ignorandone appunto uno dei concetti fondamentali: l’evento Nexus. Se ogni episodio, infatti, ha la pretesa di farci credere che tutti i cambiamenti partano da una singola scelta presa in maniera diversa, è però evidente che anche alcuni elementi che la precedono siano variati: la relazione tra Stephen Strange e Christine Palmer, ad esempio, era già finita all’inizio del film Doctor Strange (2016), mentre nell’episodio a loro dedicato in What if…? sembra che tale rottura non sia mai avvenuta; o ancora, nella puntata incentrata su Peggy Carter, il piano dell’HYDRA non ruota più attorno al Tesseract, ma si concentra, piuttosto, sull’evocazione di un mostro interdimensionale, senza che tale cambiamento sia stato causato in alcun modo dalla protagonista. L’assurdo si raggiunge nel quinto episodio, in cui gli zombie invadono la Terra: in questo caso sono proprio le vicende presentate a non poter costituire un what if, quanto piuttosto un elseworld, dal momento che il cambiamento è dettato da un evento totalmente casuale e non da una scelta presa consapevolmente dai personaggi.

Insomma, la solidità strutturale che ha caratterizzato l’Universo Marvel fin qui sembra quasi scricchiolare, ma questo non implica che What if…? non sia una serie assolutamente godibile se presa di per sé. Certamente vive di molti alti e alcuni bassi, ma intrattiene anche quando rimescola le carte in maniera molto radicale e potrebbe anche far tremare la concorrenza che si occupa di animazione. Per godersela appieno, tuttavia, è necessario non interrogarsi troppo sulle implicazioni multiversali che potrebbero farle seguito nella Fase Quattro del Marvel Cinematic Universe.

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