virgin river

Virgin River, nuova serie targata Netflix in uscita lo scorso dicembre (trailer), nasce da un’idea di Sue Tenney, che tesse la trama di questa nuova storia drammatico-sentimentale, rifacendosi ai romanzi rosa di Robyn Carr.

Melinda Monroe (Alexandra Breckenridge) è una giovane donna dal passato difficile che decide di trasferirsi a Virgin River, in California, per dare a se stessa la possibilità di dimenticare ciò che è stato in precedenza. Comincia il suo lavoro da infermiera nello studio di uno scontroso Doc Mullins (Tim Matheson), rendendosi conto di quanto sia difficile adattarsi ad altre persone, stili di vita ed abitudini. Nel cast principale ritroviamo un volto anche piuttosto noto di un telefilm che ha rubato il cuore alla maggior parte degli adolescenti degli anni 2000 grazie al suo ruolo in Smallville: Annette O’Toole, nei panni di Hope McCrea, sindaco della cittadina.

Il filo narrativo è molto semplice e cavalca l’onda delle storie di quelle donne che, dopo aver avuto traumi significativi, subiscono un forte crack emotivo che avvia la ricerca del loro “io perduto“. C’è il tentativo di plasmare un carattere più forte e combattivo, per superare il dolore dal quale comincia ad asfaltarsi la strada della nuova avventura che è alla base del racconto.

La trama non manca dei soliti cliché e la storia d’amore, che ad ogni scena si aspetta di veder sbocciare, perdura fino alla fine seppur sia data per scontata già dal pilot. Nonostante la nascita di un nuovo amore per la protagonista sia qualcosa di prevedibile, la carta è stata comunque giocata bene perché tiene lo spettatore con il dubbio fino al nono episodio.

Virgin River, che sembra l’adattamento di uno dei tanti libri a sfondo romantico, tocca in verità molti temi importanti quali la solitudine, la rinascita di se stessi, il coraggio di rimettersi in gioco ma soprattutto – e non meno importante – la psicologia di chi deve affrontare delle gravi perdite nella propria vita e dalle quali non può scappare.

In Virgin River, non manca poi una componente mistery, che mette un po’ curiosità in più: la storia di Paige, flirt di Preacher, amico di Jack. Intrecciando la sua storia con lui si scava anche nel suo enigmatico personaggio, dal quale si capisce che ci sono segreti nascosti e verità non dette.

La serie presenta però anche delle pecche. La prima è la sceneggiatura: se non fosse per il montaggio delle immagini che è così scorrevole da far capire chiaramente l’andamento della storia anche solo tramite azioni, sguardi e gesti, la comprensione non sarebbe immediata. In più di una scena la sceneggiatura risulta infatti essere molto povera, fatta di battute monosillabiche fra Melinda e Jack, i protagonisti principali. Inoltre c’è qualche problema di illuminazione nei flashback di Melinda: la luce usata è troppo forte, le immagini sono troppo chiare e possono risultare fastidiose.

Nel complesso Virgin River non delude ed anzi, con l’atmosfera calda e accogliente delle confortevoli case in legno in montagna, dà un senso di pace e serenità e invoglia a tenere gli occhi fissi sullo schermo. E poi come ogni storia d’amore degna di nota fa sognare di trovare quell’uomo che assomiglia al principe azzurro tanto atteso, in una sorta di corsa ad ostacoli per raggiungerlo. In fondo si sa… I drama sentimentali non passano mai di moda.

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