#BerlinoFF76: The Only Living Pickpocket in New York, la recensione del film di Noah Segan

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«New York I love you, but you’re bringing me down» canta James Murphy, voce della band LCD Soundsystem, accompagnando l’inizio di The Only Living Pickpocket in New York (trailer), presentato alla 76° edizione della Berlinale nella sezione Special Gala. Una malinconica dichiarazione d’amore alla città del musicista, nonostante tutti i problemi e le contraddizioni che hanno visto protagonista la metropoli con il passare degli anni. La nostalgia espressa dalla canzone è la stessa con cui convive Harry (John Turturro), un elegante borseggiatore old-school del Bronx, rimasto ancorato alle usanze e alle atmosfere di un’epoca ormai passata.

Restare al passo con la modernità che avanza è difficile e anche un mestiere come quello di Harry non può che subirne le ripercussioni: i portafogli rubati agli incauti passanti hanno sempre meno contanti all’interno, sostituiti ormai dalle carte di credito più facili da bloccare, mentre i gioielli finiscono spesso per essere privi di valore significativo. Il poco guadagno che riesce ad ottenere è grazie all’amico fidato Ben (Steve Buscemi), gestore di un banco dei pegni, che lo aiuta come può comprandogli la merce rubata. Quando non è tra le strade trafficate o nei vagoni della metropolitana, infatti, Harry è a casa a badare alla moglie (Karina Arroyave), in stato catatonico e bisognosa di cure costose.

Il discorso sul divario tra il passato e il presente che attraversa il film è reso esplicito nel momento in cui Harry deruba un giovane arrogante, Dylan (Will Price), sottovalutando il valore degli oggetti a lui sottratti. Com’è facile intuire, rubare alla persona sbagliata – in questo caso, un affiliato di una pericolosa famiglia criminale – ha delle conseguenze che Harry dovrà pagare caramente, rischiando la propria vita e quella di sua moglie.

Il regista Noah Segan realizza un crime thriller dall’anima vintage che non cerca l’azione o le immagini sensazionali ma, al contrario, segue l’eleganza e la semplicità del proprio protagonista, che intrattiene ed emoziona nonostante la durata limitata del film (poco meno di un’ora e mezza). Malgrado alcuni momenti più prevedibili, la sceneggiatura firmata dallo stesso Segan scorre con un ottimo ritmo e si permette anche qualche sorpresa, a partire da un paio di camei decisamente inaspettati.

Se The Only Living Boy in New York di Simon & Garfunkel era una dichiarazione malinconica della solitudine provata da Paul Simon, The Only Living Pickpocket in New York lavora anch’esso su quel senso di frustrazione e nostalgia incarnato dal personaggio di Turturro, perfettamente calato nella parte del ladro gentiluomo. Allo stesso tempo, però, riflette altresì sui cambiamenti della Grande Mela e della società che la abita: vibrante, moderna e imperfetta, proprio come la sua città.

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