
Edimburgo, 1810. La quindicenne Jane (Mia Tharia, che vedremo presto in Klara and the Sun di Taika Waititi) è figlia di una donna indiana, le cui origini non sono meglio specificate, e un aristocratico scozzese, recatosi a Calcutta per conto della Compagnia Britannica delle Indie Orientali. A seguito della morte di entrambi i genitori, la ragazza viene inviata in Inghilterra dalla nonna, Lady Cumming Gordon (Fiona Shaw), incaricata di prendersene cura. Altezzosa e piena d’astio, Lady Cumming ritiene oltremodo sconveniente essere associata a una nipote di colore, di certo la sua posizione sociale non ne gioverebbe. Decide, dunque, di iscrivere Jane – e le sue cugine bianche – in una scuola fuori città, fondata da poco da due insegnanti, Miss Pirie (Flora Nicholson, qui anche co-sceneggiatrice assieme alla regista) e Miss Woods (Clare Dunne). È questa la premessa al period drama The Education of Jane Cumming, firmato Sophie Heldman, che ha avuto la sua première mondiale nei giorni scorsi alla 76esima edizione della Berlinale, presentato nella sezione Panorama.
Nella scuola neofita le giovani ricevono un’educazione all’insegna di ideali progressisti, tra tante lezioni di matematica e scienze naturali e molte meno di danza, cosa che non manca di far storcere il naso all’alta società inglese, così irremovibilmente arroccata nelle proprie convinzioni conservatrici. Non passa molto dall’inizio del soggiorno presso la piccola comunità scolastica perché Jane venga gradualmente ostracizzata dalle sue compagne per via del suo colore della pelle. Questo porta la ragazza a chiudersi completamente in sé stessa e ad apprezzare solo la compagnia delle due insegnanti, le uniche persone che sembrano accettarla davvero per com’è, senza essere offuscate dai pregiudizi. Un legame, quello tra Jane e Miss Pirie e Miss Woods, destinato a consolidarsi ancor di più nella stagione estiva, quando Lady Cumming abbandonerà la giovane alle cure delle due insegnanti, per tenerla lontana dal proprio soggiorno a Bath.

Nella progressiva vicinanza alle due donne, Jane trova una consolazione alla propria solitudine. I pomeriggi trascorsi a leggere in riva al mare e a disegnare sono per lei una boccata d’aria fresca, portando presto la ragazza a fare grande affidamento su questo legame, idealizzandolo. È evidente che le due insegnanti nutrano una profonda stima reciproca e un affetto sincero e in Jane matura ben presto l’ingenuo desiderio di condividere con loro tutto l’amore che sente di poter donare. Ma quando Miss Pirie e Miss Woods, all’inizio del nuovo anno scolastico, cominciano a porre una certa distanza con la ragazza per preservare la propria professionalità, Jane si sente rifiutata anche dalle uniche persone che sembravano apprezzarla, almeno un tempo. Da fragile e indifesa, la giovane Cumming diventa vendicativa e piena di frustrazione, arrivando ad accusare le insegnanti di essere amanti. Un gesto disperato, quello di Jane, nient’altro che il prodotto di un senso di abbandono in lei sedimentato da tempo e germogliato negli ultimi tempi.
Partendo da un reale episodio di cronaca, portato alla luce dalla storica Lillian Faderman con il suo libro Scotch Verdict e adattato due volte per il grande schermo da William Wyler (nella prima trasposizione, datata 1936, la storia era stata trasformata in un triangolo eterosessuale per via delle restrizioni del Codice Hays), Heldman si accinge alla storia con grande dolcezza ed empatia, senza mai cedere a superflui patetismi e a toni melodrammatici. La parabola evolutiva di Jane è costruita in maniera verosimile, misurata, senza affettazioni. In una vita vissuta all’insegna di silenzi e non detti, l’unico momento in cui la ragazza ha il coraggio di prendere parola è per compiere un gesto deprecabile, con ripercussioni fatali, che tuttavia sembra essere un disperato grido d’aiuto. Il pubblico si trova così di fronte a un personaggio profondamente complesso e sfaccettato, cui non riesce a recriminare fino in fondo l’atto di accusa in ragione di un forte senso di compassione che sembra spontaneo provare nei suoi confronti.
Se il film convince per la finezza con cui costruisce il conflitto, lascia però qualche perplessità nella sua chiusura. La parte del processo, snodo fondamentale della storia, viene liquidata attraverso una serie di intertitoli che precedono i titoli di coda. Una soluzione che sembra in qualche modo affrettata e che non rende pienamente giustizia al dramma vissuto dalle due donne, condannate a non poter assecondare il proprio amore. Sembra così che The Education of Jane Cumming si impantani in quegli stessi silenzi e parole trattenute che avevano rappresentato il punto di forza della narrazione fino a prima di questo arido epilogo. Tuttavia, il film è pervaso da una carica emotiva e una delicatezza così intense che sarebbe un peccato privarsi della sua visione.

