The Fall Guy, la recensione: spicy margarita e pessime decisioni

THE FALL GUY, LA RECENSIONE

“Letteralmente io”. Così si potrebbe riassumere la filmografia di un grande attore come Ryan Gosling che, grazie al suo talento, è diventato uno dei volti simbolo del panorama Hollywoodiano. Arricchita dall’ultimo The Fall Guy (trailer), la carriera dell’artista spazia da pellicole indipendenti a blockbuster d’autore, tutti collegati dalla presenza di personaggi veri e profondamente umani, malgrado le differenze. Da Luke Glanton in Come un tuono a Sebastien in La La Land, da Joe in Blade runner 2049 al pilota di Drive, tutti ci sentiamo un po’ Ryan Gosling, o forse ci piacerebbe esserlo. Ad intercettare il fenomeno del “litterally me” è stato Barbie, pellicola che ha dato vita ad una nuova fase della carriera dell’attore, nella quale la decostruzione dei ruoli e della mascolinità sembra esserne il punto focale, e questo The Fall Guy non è da meno.

Se avete amato il Ken di Barbie, adorerete Colt Seavers di The Fall Guy. All’apice del successo, Colt è un talentuoso stuntman innamorato di Jodi (Emily Blunt), un’aspirante regista. La relazione finisce in seguito ad un’incidente quasi mortale sul set, che costringe Colt a prendersi una lunga pausa per riflettere su sé stesso, su come, nonostante il suo lavoro, egli non sia invincibile né nel corpo né nello spirito. La battuta d’arresto, che porta il fall guy in un vortice di spicy margarita e pessime decisioni, termina in seguito ad un’allettante proposta di lavoro: partecipare alle riprese di Metalstorm, il primo film di Jodi, con la quale non parla da più di un anno. Quale migliore occasione per poter riprendere in mano le redini della propria vita? Questo finché non gli viene comunicato di dover utilizzare le sue doti per ritrovare Tom Ryder (Aaron Taylor Johnson), la star di Metalstorm senza la quale non sarà possibile terminare le riprese.

Cavalcando l’onda del Barbienheimer, la coppia composta da Ryan Gosling ed Emily Blunt si rivela esplosiva e vincente, interpretando i propri personaggi con un’autoironia inaspettata, specialmente per Emily Blunt. L’attrice, nonostante il suo talento e l’impegno mostrato, passa leggermente in secondo piano rispetto al protagonista del film, che ruba la scena a tutti i suoi comprimari. Oltre a divertire ed intrattenere con una storia sorprendentemente intricata, il film è una continua riflessione sulle logiche produttive del cinema, vestendo i panni di un’opera sia parodistica che celebrativa della settima arte in egual misura.

THE FALL GUY, LA RECENSIONE DEL FILM

La pellicola, pregna di citazioni ad altri prodotti del genere, mostra un’inaspettata valenza meta-cinematografica che induce a riflessioni più profonde del previsto. In particolare, ciò che viene analizzata è la figura degli stuntmen, i coraggiosi eroi dimenticati dal cinema stesso. Il film ripercorre in maniera estremizzata quelli che sono i tratti tipici delle produzioni ad alto budget, nelle quali si sovrastima l’importanza degli attori a scapito di buona parte del cast tecnico. E con alcune battute ben mirate ed un’ironia tagliente ciò che si vuole trasmettere è ben chiaro: anche se non li vedete, gli stuntmen esistono.

Come già visto con Atomica Bionda e Deadpool 2, anche qui il regista ed ex stuntman David Leitch dirige le scene action in maniera chiara e sorprendente, dilettandosi in virtuosismi tecnici pur restando sempre chiaro nella messa in scena. L’azione, nonostante permei buona parte del film, risulta sempre intrattenente, mantenendo alta l’attenzione dello spettatore. Malgrado il taglio ironico della pellicola, questa riesce ad approfondire personaggi che, ad un occhio poco attento, rappresenterebbero dei semplici archetipi. L’ analisi della mascolinità tossica di cui sono vittime lo stuntman Colt e la star Tom è uno dei lati più interessanti del film, perché tra i tanti sorrisi e momenti comici si scorge una consapevolezza maggiore di quella che dovrebbe essere la rappresentazione di personaggi del genere. Dopo anni di sprezzanti action men dal grilletto facile, qui assistiamo ad eroi che, in un modo o nell’altro, vivono insicurezze che li rendono più umani.

Al cinema dal 1 Maggio.

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