Testa o croce?, la recensione: perdere le redini

Testa o croce? Recensione del film di Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis, DassCinemag

Roma, primi del ‘900: il celebre cacciatore di bisonti e impresario teatrale Buffalo Bill (John C. Reilly) porta nella capitale il suo “Wild West Show”, lo spettacolo circense che ricrea le più grandi battaglie del West americano. Nella rappresentazione la lotta tra cowboy e indiani diventa l’epica fasulla della conquista di una libertà in nome di un progresso che, secondo Bill, si è sempre necessariamente ottenuto col sangue. L’abbaglio della terra delle opportunità folgora Rosa (Nadia Tereszkiewicz), moglie oppressa di un ricco proprietario terriero, la quale decide di ribellarsi dandosi alla fuga assieme al buttero Santino (Alessandro Borghi).

Testa o croce? (trailer) della coppia di registi Alessio Rigo De Righi e Matteo Zoppis è spinto dall’intenzione ambiziosa di imbastire un confronto aperto con un genere codificato, mescolando elementi del western classico con quelli della controparte all’italiana, senza rinunciare inoltre alle contemporanee tendenze di decostruzione e ibridazione dei generi. Una scommessa palesata dal suo stesso titolo e una sfida che viene rispecchiata dall’audacia di Santino, umile mandriano nostrano che accetta senza timore di competere faccia a faccia contro i leggendari cowboy americani di Buffalo Bill. 

Se Santino si dimostra in grado di domare il cavallo imbizzarrito, il film tuttavia restituisce l’impressione di perdere le redini, e capitombola goffamente in una stagnante palude narrativa. Dopo una costruzione esaltante delle premesse classiche, la scelta verte su un allontanamento repentino da queste, che conduce a un approdo surrealista e grottesco tanto destabilizzante quanto stridente. In mezzo si accresce un impasto di temi poco amalgamati che accorpa sconclusionatamente il percorso di emancipazione femminile di Rosa, la costruzione dei falsi miti, la ricerca della fama e della verità.

A causa di una caratterizzazione debole e superficiale, il potenziale degli attori rimane costantemente imbrigliato e l’ottimo C. Reilly  confinato a un’eccessiva marginalità. A consolare magramente ci pensa l’eccellente lato fotografico curato da Simone d’Arcangelo che, giocando anche con i formati della pellicola e col digitale, dipinge di un ammaliante fascino visivo i quadri del paesaggio pontino. Da riconoscere inoltre il lavoro musicale di Vittorio Giampietro, il quale infonde il film di un andamento sonoro incalzante e di ballate originali, tanto da far rimpiangere il mancato sviluppo dell’impostazione musical embrionalmente pensata dai registi.

Portare il western all’interno della storia italiana è certamente un’intuizione che denota originalità e spirito di innovazione, tuttavia la strada che si è scelto di intraprendere conduce a una decostruzione del genere poco riuscita. Gli argomenti della contemporaneità sono paletti troppo fragili per supportare una struttura del racconto che avrebbe richiesto più spessore e approfondimento. Testa o croce? propone un’alta posta in gioco ma finisce per scommettere contro se stesso.

In sala dal 2 Ottobre.

Ti potrebbero piacere anche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ho letto la privacy policy e acconsento al trattamento dei miei dati personali ai sensi del Regolamento Europeo 2016/679 (GDPR) e del D.Lgs. n. 196 del 2003 cosi come novellato dal D.Lgs. n. 101/2018.