#RomaFF17: Bros, la recensione del film di Nicholas Stoller

Bros

Presentato nella sezione Grand Public della 17esima edizione della Festa del Cinema di Roma, Bros (trailer) di Nicholas Stoller è un’incredibile favola LGBT+ capace di trascendere il semplice appello all’inclusività. Billy Eichner e Luke Macfarlane, ovvero gli interpreti straordinari dei protagonisti Bobby e Aaron, trainano una storia universale di frustrazione e insicurezza che si fa commedia romantica solo in superficie. Nel profondo Bros racconta le inconsce inibizioni di due omosessuali alla ricerca di un posto nel mondo. Bobby è un tornado logorroico di apparente sicurezza e di insoddisfazione sessuale, in procinto di aprire il primo museo LGBT+ dedicato alla Storia della comunità; Aaron è il bel palestrato indeciso e scontento del suo lavoro presso un’agenzia di testamenti. Entrambi sono contrari a qualsiasi tipo d’impegno sentimentale nella relazione ma, crescendo assieme, scopriranno inevitabilmente quanto la presenza dell’uno sia indispensabile nella vita dell’altro.

Harry ti presento Sally (1989) di Rob Reiner e C’è posta per te (1998) di Nora Ephron convergono in Bros e si colorano di politico e sociale in una favola mainstream che parla al mondo con sincerità. La frizzante sceneggiatura del film è encomiabile per sorprese e sketch e la messa in scena supporta rispettosamente l’intrinseco dramma di esplorazione della solitudine. La narrativa espone con coraggio l’intimità fisica ed emotiva di Bobby e Aaron, e lascia trasparire commoventi tracce di amore e speranza in numerosissimi momenti. Tra questi ritroviamo ad esempio una poetica scena avanti nel film, in cui Bobby confessa le sue paure ad Aaron dopo un colloquio col futuro investitore del museo LGBT+. La sceneggiatura allarga qui i tempi dei personaggi e ci restituisce così l’allentamento delle tensioni che prima caricavano l’irruento Bobby.

In questa scena i protagonisti sono in spiaggia a ridere e scherzare, quando d’improvviso la telecamera indugia senza stacchi di montaggio sull’intenso primo piano di Bobby; il montaggio frenetico della caotica New York cede così il posto alla tranquillità del mare, mentre le parole scorrono serene in nome delle promesse di solidarietà e partecipazione. A testimonianza della crescita effettiva del personaggio ci pensa il prologo: Bobby urla da solo le sue insoddisfazioni sulla confusione insita nella comunità LGBT+ attraverso un lungo podcast su Youtube; nella scena della spiaggia, invece, riesce liberamente a parlare con qualcuno che non sia un piccolo schermo. E anche qui la regia di Nicholas Stoller è mirabile, perché essa sottolinea la personale crescita dell’uomo con la transizione dai first person shot sul computer presenti nel prologo alle soggettive di Aaron sul compagno nella scena della spiaggia.

Bros ci mette anche di fronte al caleidoscopio gender del nostro contemporaneo vivere. L’associazione museale di cui fa parte Bobby si compone infatti di personalità queer come butch (Dot-Marie Jones), femme (Eve Lindlay), bisex (Jim Rash), trans (Ts Madison e Miss Lawrence) e gay (Billy Eichner). Il complesso film di Nicholas Stoller affresca un quadro variegato di umanità che hanno tutte in comune la paura dell’abbandono e amplia oltretutto le possibilità di riflessione LGBT+ interrogando gli stessi protagonisti. Quando Bobby e Aaron interagiscono con eterosessuali più tradizionalisti come Mrs. Shepard (Amanda Bearse), Bros lascia in pausa il duello tra gender e indaga sorprendentemente le posizioni conflittuali generatisi all’interno della coppia omosessuale. La commedia romantica di Nicholas Stoller non mira soltanto a sensibilizzarci su tematiche vive oggi. In quanto favola, essa desidera coinvolgerci in una storia d’amore che però non è quella comunemente nota. Bros è in tal senso un centro perfetto!

Bros è al cinema dal 3 novembre.

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