#RomaFF16: One second, la recensione

one second film

Zhang Yimou è un regista che ha saputo distinguersi all’interno del panorama del cinema orientale e internazionale in generale. Ha portato sullo schermo grandi film come Lanterne Rosse (1991), e quest’anno, la sua ultima opera partecipa alla selezione officiale della Festa del cinema di Roma.

One Second (trailer) è ambientato in Cina e racconta la storia del detenuto Zhang (Zhang Yi) che fugge da un campo di lavoro per poter assistere alla proiezione sul grande schermo di un cinegiornale, dove compare, per un solo secondo, sua figlia. Durante il cammino incontra l’orfana Liu (Liu Haocun), spinta anch’essa da un obiettivo da portare a termine: ripagare un debito per proteggere il fratello minore. I destini dei due personaggi si intrecceranno e, la vicinanza con l’altro li porterà a riflettere sul rapporto con la propria famiglia, a ricordare i loro cari che hanno ormai perso.

Il film non è il tipico prodotto in grado di catturare il pubblico fin dal primo minuto, questo però si rivela essere un fattore a suo vantaggio. One second si lascia scoprire pian piano, proprio come i suoi personaggi, che all’inizio appaiono come figure erranti mosse da obiettivi che non conosciamo. Zhang e Liu si delineano all’interno di quello che sembra essere un on the road in mezzo a una distesa di sabbia. L’opera di Yimou procedendo con la narrazione, con naturalezza e abilità, svela allo spettatore il segreto nascosto, il significato che sta alla base di tutta la storia. Il film si costruisce soprattutto sul silenzio, con una colonna sonora quasi sussurrata che determina il prevalere delle immagini sulle parole.

Quando gli abitanti del paese dove si svolge la storia scoprono che la pellicola di un film si è rovinata, fanno di tutto per cercare di risolvere il problema. La sera stessa avrebbero dovuto vedere quel film sul grande schermo e non hanno assolutamente intenzione di rinunciare. Iniziano, quindi, a lavorare in comunità per pulire e ricomporre la pellicola. Il cinema, in One second, si rivela essere proprio questo: un’esperienza da condividere in comunione con gli altri, un momento per unire. Per gli abitanti del paese sembra che non ci sia niente di più importante che stare in quella sala davanti a quel telo e ridere, commuoversi insieme agli altri, sentirsi finalmente parte di qualcosa, stare uniti, insieme, per il piacere e non per disposizioni politiche. One second è un film sul cinema che racconta l’esperienza del cinema.

Un altro tema è quello della memoria: l’immagine cinematografica permette di conservare, di preservare pochi istanti della vita di qualcuno. Questo è il caso della figlia di Zhang, che lui ha la possibilità di ammirare sullo schermo, grazie proprio al cinema, che gli permette di ricordarla, rivederla letteralmente per un secondo. Il tempo perde così la sua caratteristica evanescenza, e diviene schiavo di una riproduzione che potrebbe andare avanti anche all’infinito.

One second è un film che presenta un macro-argomento, il cinema e le sue sfumature, intorno al quale ruotano i personaggi. Questo permette di inquadrare questi ultimi e le loro vicende personali in una chiave diversa: il cinema, la pellicola, sono necessari per la loro esistenza, sono i motori in grado di smuoverli e accenderli. É un film che si svela lentamente, ma risulta capace di stupire, interrogare, di spingere lo spettatore a rivedersi in quelle persone così eccitate prima delle visione di un film.

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