#RomaFF16: Mediterràneo, la recensione

Ci sono tematiche di cui è difficile parlare, argomenti che ci scuotono come esseri umani e membri di una società basata su principi come la libertà e la tutela dei più fragili. Ancor più difficile è trattare questi temi all’interno di un prodotto audiovisivo, trascinandosi dietro una responsabilità dal peso non indifferente. Sensibilizzare? Informare? Denunciare? Qual è la chiave giusta in questi casi? Esiste davvero una chiave giusta?

Òscar (Eduard Fernàndez) è un bagnino, un padre, un uomo che ogni giorno si sveglia e affronta la sua normalissima giornata. La sua vita cambia quando sente in televisione la notizia della morte di Alain Kurdi, un bambino di tre anni annegato mentre cercava di scappare dalla Siria insieme alla sua famiglia. Dopo la vista di quelle immagini, Òscar decide mettersi in viaggio verso l’isola greca di Lesbo per prestare soccorso ai migranti provenienti dalla Turchia. Ogni giorno, insieme all’aiuto dell’amico Gerard (Dani Rovina) e della figlia Esther (Anna Castillo) riesce a salvare uomini, donne e bambini che, disperati, sanno che l’unica cosa che possono fare per scappare da una vita di stenti è affrontare l’inclemente mare. Mediterràneo (trailer) diretto da Marcel Barrena racconta la storia di come è nata Open Arms, un’organizzazione catalana che si occupa di attuare operazioni di soccorso dei migranti in mare.

Il film si impregna di immagini dal forte impatto visivo, difficili da guardare e da digerire. Il mare viene catturato da inquadrature capaci di restituirlo in tutta la sua inquietante vastità, i movimenti frenetici della macchina da presa ci trasportano lì, in mezzo all’acqua, ci permettono di diventare spettatori attivi, vivi. Indubbiamente, Mediterràneo ha la capacità di travolgere visivamente il pubblico, però questo non basta. Il fatto che si tratti di una storia vera non permette di spaziare e il prodotto finale ne risente. La narrazione sembra non seguire una linea precisamente definita, soprattutto nella parte centrale del film, sembra vagare intorno al macro argomento, l’immigrazione appunto, rimanendo spesso in superficie.

La resa dei personaggi appare fin troppo semplicistica, soprattutto per quanto riguarda gli immigrati. Vengono rappresentati come una “massa indistinta”, un coro di voci urlanti e di facce disperate. Manca una giusta caratterizzazione, manca il giusto spazio che poteva essere riservato a quelli che, alla fine, si rivelano essere i protagonisti silenziosi del film. Il ritratto delle autorità greche appare troppo netto, si è scivolati in generalizzazioni e luoghi comuni che, in parte possono essere realistici e veritieri, ma non per questo devono essere totalizzanti.

Nonostante alcune lacune, Mediterràneo è un film che riesce comunque a denunciare, informare e, in parte, anche a sensibilizzare. Approcciarsi a questa storia dal punto di vista di personaggi realmente esistenti, rende il prodotto vero, palpabile. Possiamo avvertire la delusione e desolazione di Òscar nel pronunciare la frase: <<Stiamo trasformando il Mar Mediterraneo in una fossa comune>>, entrare in empatia con Gerard quando afferma di voler tornare ad abbracciare sua moglie e suo figlio, percepire il dolore di Esther quando piange davanti ad un campo di profughi. Questi uomini (e donne) ci ricordano che non servono superpoteri, non è necessaria una spropositata abnegazione nei confronti dell’umanità per offrire le proprie competenze e sposare una giusta causa. Mediterràneo è un film che affronta una tematica spinosa e che ci spinge a pensare che, l’unica differenza tra noi e coloro che decidono di affrontare il mare è che noi non abbiamo mai avuto la necessità di farlo.

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