#RomaFF16: A casa tutti bene – la serie, la recensione del primo episodio

Gabriele Muccino è a #RomaFF16 con il primo episodio di "A casa tutti bene - la serie", prodotto Sky Original in uscita a dicembre

Dopo il film realizzato nel 2018, Gabriele Muccino rielabora la storia di A casa tutti bene facendola diventare una serie per Sky Original che uscirà a dicembre. Il primo episodio è stato presentato in anteprima durante questa edizione della Festa del Cinema proponendo alla fine delle anticipazioni dei prossimi episodi che fanno dunque immaginare come possano continuare le diverse storie che si intrecciano.

Non mancano, rispetto al film, alcune differenze ed anche molto importanti: cambia ad esempio l’ambientazione visto che non si svolge tutto su un’isola bensì le vicende delle serie iniziano in un ristorante. Inoltre, diversa è anche l’occasione per cui tutta la famiglia si incontra di nuovo dopo tanto tempo: non si stanno festeggiando le nozze d’oro di Pietro e Alba ma si stanno festeggiando i 70 anni di Pietro che nel film era interpretato da Ivano Marescotti mentre qui è interpretato da Francesco Acquaroli.

In questo primo episodio della durata di cinquanta minuti sembra condensarsi buona parte di quei cento minuti del film. Muccino sceglie di recuperare il contesto conviviale e di spostarlo in un ristorante, luogo di ritrovo per antonomasia soprattutto per le grandi famiglie allargate tipiche di un’Italia di allora in cui era normale festeggiare importanti ricorrenze insieme ad amici e parenti, tutti i parenti anche quelli che non si vedevano da diverso tempo. I toni sono molto simili a quelli del film così come le dinamiche, i contrasti, i dissapori e i problemi che ci sono nei piccoli nuclei che non sono solo piccoli mondi a parte ma anche componenti di una sola grande famiglia.

L’obiettivo della serie, da questo primo episodio, sembra comunque essere quello vicino a quello del film: raccontare le sfumature e le crepe della moderna famiglia italiana. Il cast è completamente diverso ma la confusione è la stessa, una sensazione di smarrimento che lo spettatore della serie avverte in maniera molto forte fin da questo inizio che si spinge verso risvolti inaspettati. Il ristorante dei Ristuccia, dunque, diventa il collettore di tante vite travagliate le cui sorti verranno svelate dai prossimi episodi che cercheranno anche di andare a fondo ad un grande mistero che coinvolge tutti e che rende thriller, cosa che si evince già dalla sigla cantata da Jovanotti, quello che era partito come un racconto tragicomico delle condizioni traballanti e precarie di quella che sembra una grande famiglia allargata.

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