Giunge a conclusione, insieme al festival, la serie di incontri con gli autori al cinema Astra. L’onere di avviare il termine delle matinée spetta a Bruno Delgado Ramo, in concorso con Un baile con Fred Abstrait seguido de una película en color. Il regista spagnolo, ispirato dal testo di Xavier de Maistre Viaggio intorno alla mia camera, nel suo film ha cercato di imprimere su pellicola “gli spazi della memoria” della sua stanza – gli oggetti, le foto – e della macchina da presa. Un processo dal potenziale infinito, come ribadito in più occasioni da Ramo, vista la possibilità di uscire sempre di più dagli spazi fisici nei momenti in cui girava. A questa spiegazione il regista ha aggiunto che il film è stato montato in macchina, aggiungendo così un terzo livello di spazio della memoria, quello personale, visto che ogni volta doveva ricordare cosa aveva girato in precedenza, trasformando dunque il progetto in una sfida con se stesso.

Di tutt’altro interesse è stato il lavoro effettuato da Mariusz Wilczyński, presente in concorso con Zabij to i wyjedź z tego miasta, un lungometraggio d’animazione inizialmente ideato come cortometraggio e dalla lunga fase produttiva. Il film, definito da Wilczyński “un’operazione terapeutica”, prende spunto da alcuni eventi della vita del regista re-immaginati per un disegno che fonde passato, presente e futuro in un movimento circolare che esalta più le emozioni che la drammaticità degli aspetti autobiografici. In quest’atmosfera sospesa, prosegue Wilczyński, compaiono anche le voci di alcuni tra i più famosi uomini di cinema polacchi, che il regista considera suoi maestri – Wajda per citarne uno – nel tentativo di renderli eterni, dal momento che all’epoca delle riprese questi erano molto anziani, con l’intento di riuscire a catturare almeno il suono di colore che lo hanno formato non solo come regista, anche e soprattutto in quanto uomo.

Pesaro1

A chiudere gli incontri Erik Negro, vecchia conoscenza del festival, presente in passato nella sezione sperimentale Satelliti, che presenta Hi_8 [Transfert on File]. Riprendendo una videocassetta tenuta in una macchina da presa per dieci anni, Negro ha voluto confrontare il risultato che questa forniva, logorata dal tempo, rispetto ai risultati che oggi offre il digitale, in un lavoro che interroga appunto le potenzialità, opposte e da molti non esplorate secondo il regista, che questi mezzi offrono. La fascinazione che il nastro magnetico esercita sul cineasta deriva dalla caratteristica intrinseca nel mezzo di essere una terra di mezzo tra analogico e digitale, un ponte abbattuto una volta giunti dall’altra parte. Ci si è soffermati infatti sulla prematura scomparsa del VHS, colpito da un’obsolescenza precoce a causa della sua natura incline al logorio, sebbene sia proprio questo il lato preferito da Negro stesso.

A seguire l’intervista al regista

A chiudere la mattinata la presentazione del volume Giuliano Montaldo: una storia italiana, edizioni Marsilio, con gli interventi di Caterina Taricano, Steve Dalla Casa, Cristiana Paternò e Alberto Crespi. Il regista, che quest’anno compie novant’anni, è stato celebrato anche dal festival con una serie di proiezioni serali tenute al Teatro sperimentale. Inoltre, è stato possibile per i presenti assistere anche alla videointervista a Giuliano Montaldo Attore tra gli attori, realizzata da David Grieco.

A cura di Luca Di Giulio e Lavinia Flavi

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